Un periodo particolare, questo in cui mentre i lavoratori temono di perdere il posto per colpa dell’Ai, il cancelliere tedesco Friedrich Merz pensa di eliminare il tetto delle 8 ore lavorative giornaliere. Il governo a guida Cdu, insediatosi con la promessa di “lavorare di più e meglio”, ha messo nero su bianco un piano che potrebbe rivoluzionare l’organizzazione del lavoro nella locomotiva d’Europa. O di quello che ne resta, visto che la Germania è in grave crisi economica.
Il cancelliere tedesco vuole riformare il lavoro per ridare slancio alla produttività bavarese, mentre i certificati di malattia richiesti dai datori di lavoro sono in costante aumento.
L’idea non è (solo) far lavorare di più i tedeschi, ma liberare le imprese dalla rigidità della giornata standard. La proposta, già approvata in prima istanza per il settore turistico e destinata a estendersi, prevede di sostituire il tetto giornaliero di 8 ore, mantenendo il massimo di 48 ore settimanali imposto dalle norme europee. In pratica, si potrà lavorare 12 ore un giorno e 4 il successivo, adattando i turni ai picchi di produzione o alle esigenze personali.
Flessibilità contro stagnazione
La mossa di Friedrich Merz nasce da un’esigenza economica. Con le stime di crescita riviste al ribasso all’1% per il 2026 e una forza lavoro che si riduce per il pensionamento dei baby boomer, la Germania deve trovare il modo di aumentare l’output senza poter contare su più braccia.
“Dobbiamo lavorare in modo più efficiente”, ha ripetuto il cancelliere, puntando il dito contro le troppe assenze per malattia e l’eccesso di part-time che, a suo dire, frenano la competitività. I giorni di assenza per malattia costano 80 miliardi di euro l’anno, che, sotto il profilo macroeconomico, si aggiungono alla perdita di produzione.
In questo contesto, la Germania diventa più debole sul mercato internazionale e la bilancia commerciale pesa sempre di più verso l’estero, proprio mentre le tensioni commerciali con Usa e Cina aumentano. È indubbio, infatti, che anche il contesto geopolitico spinga il cancelliere Merz a eliminare il tetto delle 8 ore lavorative giornaliere.
La riforma è un assist alle imprese, che da anni chiedono di poter gestire i turni con maggiore elasticità, ma è anche un rischio politico. Il governo assicura che il riposo di 11 ore tra un turno e l’altro resterà sacro, ma i sindacati e la Fondazione Hans-Böckler avvertono che eliminare il freno delle otto ore potrebbe aprire la strada a carichi eccessivi, stress e difficoltà di conciliazione vita-lavoro, con ricadute soprattutto sulle donne.
Quanto lavorano davvero i tedeschi? Tra ferie generose e giorni di malattia
Dietro la narrazione dell’efficienza teutonica si nasconde una realtà fatta di orari ridotti e ampie tutele. Secondo l’Istituto per la ricerca sull’occupazione (Iab) di Norimberga, nel 2024 ogni occupato in Germania ha lavorato in media 1.332 ore all’anno, 3,5 ore in meno (-0,3%) rispetto all’anno precedente. Un dato influenzato dal boom del part-time (che tocca il 39,5%) e dal sistema di welfare che premia la produttività senza penalizzare chi si ammala o ha bisogno di tempo per la famiglia.
Le ferie sono un capitolo a parte. Sebbene la legge federale garantisca un minimo di 20 giorni lavorativi (su settimana di 5 giorni), la maggior parte dei contratti collettivi è ben più generosa, arrivando spesso a 30 giorni di ferie pagate all’anno, specialmente nell’industria metalmeccanica. A questo si aggiunge il tema caldo della malattia: in media, i tedeschi si prendono media 14,5 giorni di malattia all’anno. “È davvero giusto? È davvero necessario?”, ha incalzato il cancelliere pochi giorni fa durante un comizio in Baden-Württemberg. Per Merz le assenze per malattia sono aumentate anche a causa della possibilità – introdotta nel 2022 – di ottenere la Krankenschein (certificato di malattia) per telefono, senza doversi recare dal medico. La possibilità di ottenere il certificato di malattia tramite televisita è stata introdotta anche in Italia dallo scorso 18 dicembre.
Il leader della Cdu ha definito “inaccettabile” questo tasso di assenteismo, collegandolo alla facilità di ottenere certificati medici telefonici.
Le associazioni di medici e i sindacati non condividono la lettura del cancelliere: il problema – sostengono – è la troppa burocrazia per mettersi in malattia un giorno. Le parti precisano inoltre che da quando ci sono i certificati telefonici le malattie non sono aumentate affatto. Sentito dalla Zeit, il presidente dell’associazione dei medici di famiglia sottolinea che la Germania ha una forza lavoro più vecchia, e quindi più vulnerabile, rispetto ad altri Paesi.
La stessa Zeit fa il punto sui giorni di malattia ottenuti dai lavoratori tedeschi nel 2025: “per gli iscritti alla cassa malati Techniker Krankenkasse (Tk), il numero medio di giorni di malattia nel 2023 era di 19,4 a persona. Gli assicurati Dak si sono assentati in media 20 giorni all’anno. Le statistiche differiscono leggermente, ma hanno tutte una cosa in comune: dal 2022, i tedeschi si sono ammalati ancora più frequentemente di prima. E lo fanno più spesso che in molti altri Paesi del mondo” stando ai dati Ocse 2022.
D’altra parte, il settimanale tedesco sottolinea che anche recarsi in ufficio da malati non è una scelta saggia, perché aumenta il rischio di contagio e quindi di malattie richieste. Sul punto, giova sottolineare come lo smart working permetta di lavorare anche se si è contagiosi ma non si sta male al punto da non lavorare. Al contrario, chi è costretto ad andare in ufficio, spesso preferisce prendere malattia piuttosto che infettare gli altri. Soprattutto dalla pandemia di Covid-19 molte persone sono diventate più attente al pericolo di trasmettere un virus. Secondo un sondaggio condotto in Germania, quasi un quinto degli intervistati ha maggiori probabilità di ottenere un certificato medico per i sintomi del raffreddore rispetto a prima della pandemia.
Perché in Germania prendono più malattia?
Alla luce di questi numeri, il presidente dell’associazione dei medici di famiglia ci tiene a sfatare un mito sui falsi malati: “I miei colleghi e io abbiamo i mezzi per accorgercene. Se un paziente vuole ottenere un certificato di malattia anche se non c’è una ragione medica per farlo, vale la pena discuterne. Spesso si scopre che il problema è in realtà qualcos’altro, ad esempio lo stress psicologico. E se ho la sensazione che qualcuno stia esagerando i propri sintomi, gli darò al massimo un certificato di malattia breve, o non glielo darò affatto”, dice il medico sottolineando che questo avviene molto raramente.
Allora perché in Germania si prendono così tanti giorni di malattia? L’età media dei lavoratori non basta a spiegare i dati tedeschi, e infatti non è l’unica causa.
La media dei giorni in malattia dipende soprattutto dai malati cronici. “Circa il 3,5% dei certificati di malattia ha una durata superiore a sei settimane. Rappresentano quasi il 45% di tutte le assenze. Si tratta di un problema sociale, poiché i problemi di salute mentale sono in aumento tra le malattie croniche”, spiega ancora il medico, che poi ribalta la narrazione di Merz: “Anche i datori di lavoro hanno una responsabilità, poiché molte di queste patologie hanno origine sul posto di lavoro”. Non è un caso, se, come sottolinea ancora il presidente, “gli studi dimostrano che l’assenteismo è legato alla gestione della salute sul posto di lavoro. Le aziende che danno priorità alla salute e al benessere dei propri dipendenti registrano meno assenze. Le aziende dovrebbero chiedersi: ‘cosa possiamo fare per combattere lo stress e la tensione fisica?’. Ma certamente – vale a ogni latitudine – prendersela con gli assenteisti costa un po’ meno”, chiosa.
Per approfondire: Settimana corta, smart-working e addio badge: così Sace ha aumentato il benessere dei lavoratori e la produttività
Italia vs Germania: il paradosso della produttività
Mentre Berlino discute di come redistribuire le ore, in Italia ne lavoriamo troppe per quello che produciamo. I dati Ocse sono impietosi: in Italia si lavorano mediamente 33 ore a settimana contro le 26 della Germania. In pratica, un lavoratore italiano sta in ufficio o in fabbrica quasi un giorno in più a settimana rispetto al collega tedesco, ma il valore per ora lavorata è decisamente inferiore.
È il grande paradosso della produttività italiana.
Abbiamo un sistema rigido, spesso basato sulla presenza fisica più che sui risultati, dove “fare tardi” è ancora visto come segno di dedizione. La Germania punta invece a una maggiore elasticità, che sia ancorata meno a rigidi paletti di orari e più alla produttività vera e propria. La flessibilità oraria, se ben gestita, potrebbe essere la chiave per alzare quella produttività che da noi ristagna da vent’anni, ma al richiede fiducia reciproca tra aziende e lavoratori. Una merce che, a differenza delle ore di lavoro, non si può normare per decreto.