Dovrà ospitare la Cop31 sul clima, ma tra le sue discariche nasconde alcune delle fonti di inquinamento più critiche al mondo. Parliamo della Turchia, la cui città costiera di Antalya si prepara a diventare il palcoscenico del vertice Onu sui cambiamenti climatici, a partire dal prossimo 9 novembre fino al 20 novembre. A rilevarlo è uno studio condotto dall’Emmett Institute dell’Università della California, nell’ambito del progetto “Stop Methane”, basato sulle osservazioni del satellite Tanager-1 di Carbon Mapper.
Dal rapporto è emerso che il settore dei rifiuti turco rilascia nell’atmosfera tonnellate di metano a ritmo continuo, con la megalopoli di Istanbul in cima alle classifiche globali per emissioni di questo potente gas serra. Le discariche e gli impianti di smaltimento dei rifiuti solidi urbani costituiscono una delle sorgenti antropiche di metano a più elevato impatto sul surriscaldamento globale. Il monitoraggio ad alta risoluzione del territorio turco ha rilevato flussi di ordine di grandezza superiore, culminando in una media record di circa 7,4 tonnellate all’ora per la singola discarica più inquinante del Paese.
Questo volume imponente di emissioni climalteranti disegna una rete critica che unisce i grandi motori demografici e industriali di Istanbul e Ankara fino ai poli turistici costieri come Antalya, prefigurando una sfida strutturale di primaria grandezza per le politiche ambientali della nazione ospitante.
La mappa delle super-emissioni: dai giganti di Istanbul ai nodi regionali
L’analisi geografica delle misurazioni satellitari evidenzia una marcata concentrazione dei volumi di metano attorno ai principali distretti metropolitani ed economicamente dinamici della Turchia. Il baricentro assoluto delle emissioni risiede nella provincia di Istanbul, dove operano tre dei dieci impianti più critici dell’intero Paese.
In cima alla classifica nazionale si attesta la discarica di Silivri, situata nella parte occidentale dell’area metropolitana di Istanbul. Il sito mostra un tasso medio di emissione regolato sulla persistenza pari a 7,4 tonnellate all’ora (t/h), derivante da 6 pennacchi (le colonne di gas che si liberano nell’atmosfera) individuati in 4 distinte giornate di osservazione su 4 sorvoli effettuati. Silivri sfiora da sola la media di 7,6 t/h registrata dall’impianto al primo posto assoluto nella graduatoria mondiale dei siti di smaltimento rifiuti stilata per il 2025. Nel sito di Silivri, il satellite ha registrato un picco straordinario il 25 novembre 2025, rilevando un pennacchio quantificato a 11,97 t/h. La serie temporale su Silivri documenta ulteriori eventi imponenti: il 15 febbraio 2026 sono stati individuati un pennacchio quantificato a 4,92 t/h e uno non quantificato, seguiti da un pennacchio non quantificato il 24 febbraio 2026 e da una quantificazione di 5,45 t/h rilevata il 26 aprile 2026.
Sempre nel contesto urbano di Istanbul, la discarica di Şile occupa la seconda posizione nazionale con una media di 4,1 t/h, calcolata su 6 pennacchi rilevati in 5 giornate di osservazione su 5 sorvoli. L’impianto di Şile mostra un’attività emissiva intensa e costante: le rilevazioni indicano 3,59 t/h il 3 luglio 2025, un picco massimo di 6,72 t/h il 2 settembre 2025, 5,99 t/h il 4 novembre 2025, 2,72 t/h il 25 novembre 2025, e un doppio evento il 12 aprile 2026 composto da un pennacchio quantificato a 1,48 t/h e uno non quantificato.
A completare il triplo snodo di Istanbul vi è l’impianto di Eyüpsultan, collocato al settimo posto della graduatoria generale con una media di 1,1 t/h. Eyüpsultan offre un esempio lampante della dinamica tra sorvoli e rilievi: il sito è stato osservato da Tanager-1 in 4 giornate differenti, ma in 3 di esse non è stato rilevato alcun pennacchio sopra la soglia di sensibilità. Tuttavia, nella singola giornata di rilevamento del 25 novembre 2025, lo strumento ha catturato contemporaneamente due enormi pennacchi distinti, uno quantificato a 3,17 t/h e il secondo a 1,1 t/h, dimostrando la natura episodica ma devastante dei super-rilasci.
Spostando il raggio d’inchiesta verso i cuori industriali e amministrativi dell’Anatolia, la discarica di Menemen, nella provincia di Smirne, si colloca al terzo posto nazionale con un tasso medio di 3,9 t/h. Menemen ha mostrato la frequenza complessiva di pennacchi più elevata dopo Sarıçam, con 12 eventi identificati (di cui 9 quantificati) in 6 giornate di osservazione su 6, registrando l’ultima rilevazione il 15 marzo 2026. Nella provincia industriale di Kocaeli, il sito di İzmit registra una media di 1,5 t/h basata su 6 pennacchi tutti quantificati in 6 giornate di sorvolo su 6, fino al 12 maggio 2026. A breve distanza dalla capitale Ankara, l’impianto di Ayaş presenta un tasso medio di 1,4 t/h (6 pennacchi, 4 quantificati in 6 giorni di sorvolo), con ultimo riscontro il 24 aprile 2026. Un valore medio analogo di 1,4 t/h appartiene alla discarica di Osmangazi, al servizio del polo metropolitano di Bursa, che ha mostrato 7 pennacchi (6 quantificati) distribuiti su 4 giornate di osservazione fino al 26 maggio 2026.
La direttrice meridionale dell’inchiesta tocca infine la fascia agricola e la costa mediterranea. A Sarıçam, nella provincia di Adana, si registra una media di 0,89 t/h, sostenuta da ben 14 pennacchi rilevati (11 quantificati) nell’arco di 8 giornate di osservazione su 8, con l’ultimo sorvolo utile effettuato il 9 marzo 2026. La discarica di Çumra, nella provincia di Konya, si attesta a 0,84 t/h (6 pennacchi quantificati su 6 giornate fino al 1° maggio 2026). Particolare rilievo assume la discarica di Kepez, situata nella provincia di Antalya: con un tasso medio di 0,88 t/h, derivante da 5 pennacchi (3 quantificati) rilevati in 3 giornate su 4 osservazioni effettuate e ultimo riscontro al 30 novembre 2025, Kepez colloca la sorgente emissiva proprio nel distretto geografico destinato a ospitare il vertice mondiale sul clima.
Il paradosso delle centrali a biogas: la concentrazione industriale del danno
L’analisi societaria condotta sui responsabili operativi dei siti rivela un assetto di forte concentrazione industriale: oltre la metà dei dieci siti più inquinanti del Paese è gestita da appena due soggetti operativi principali, uno di matrice pubblica municipale e l’altro privato.
Il primo attore è İSTAÇ, società per la gestione dei rifiuti interamente controllata dal Comune Metropolitano di Istanbul. Fondata nel 1994, İSTAÇ detiene la gestione diretta di tutti e tre gli impianti di Istanbul presenti nella Top 10 nazionale (Silivri, Şile ed Eyüpsultan). I dati aziendali indicano che İSTAÇ tratta quotidianamente circa 12.500 tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti dalla megalopoli e dispone di impianti di valorizzazione energetica del gas di discarica per una capacità installata complessiva di 109 MW.
Il secondo attore chiave è il colosso privato ITC Integrated Solid Waste Management, responsabile operativo di 3 delle 10 discariche critiche individuate dal satellite: Ayaş ad Ankara, Sarıçam ad Adana e Kepez ad Antalya. L’azienda vanta una presenza capillare sul territorio turco con 14 impianti in 11 città e una capacità autorizzata di generazione elettrica da gas di discarica pari a 160 MW. I rimanenti siti inclusi nella lista vedono la gestione di İZAYDAŞ per l’impianto di İzmit e l’intervento diretto delle amministrazioni comunali metropolitane per i siti di Menemen a Smirne, Osmangazi a Bursa e Çumra a Konya.
Dall’incrocio tra la mappa societaria e i dati satellitari emerge un drammatico paradosso infrastrutturale. Molte delle discariche tracciate da Tanager-1 non rappresentano sversatoi arcaici o privi di controllo, bensì complessi industriali moderni, dotati di impianti di captaggio del biogas e di centrali per la produzione di energia elettrica. La permanenza di tassi di emissione così elevati dimostra come la semplice presenza formale di sistemi di recupero del metano non garantisca il reale contenimento delle perdite, evidenziando il verificarsi di imponenti fughe non intercettate che vanificano i benefici energetici dichiarati sulla carta.
Il divario diplomatico: la prova di trasparenza per la Turchia
I dati scientifici pubblicati dall’Emmett Institute dell’Università della California e da Carbon Mapper proiettano una luce critica sulle ambizioni diplomatiche della Turchia nel panorama della governance ambientale globale. Presentando la propria candidatura e la successiva presidenza per la Cop31 ad Antalya, la diplomazia turca ha posto l’iniziativa “Zero Waste and Methane Reduction” (Rifiuti zero e riduzione del metano) al primissimo posto tra le 10 priorità ufficiali dell’Action Agenda per il vertice Onu.
L’evidenza che la stessa provincia ospitante di Antalya custodisca nel proprio territorio la discarica di Kepez, accreditata di un’emissione media di 0,88 t/h e gestita da un operatore accreditato di 160 MW di capacità come ITC, rende evidente la contraddizione tra il posizionamento negoziale internazionale e la realtà operativa della gestione dei rifiuti sul campo.
L’obiettivo prioritario del progetto Stop Methane risiede nell’offrire una piattaforma oggettiva di dati indipendenti capace di colmare il divario tra gli impegni politici astratti e le prassi di manutenzione delle infrastrutture. Rendere visibili e misurabili i super-eventi emissivi del settore rifiuti offre alle autorità di regolamentazione turche e ai gestori industriali l’opportunità di individuare tempestivamente le anomalie strutturali dei pozzi di captaggio, trasformando la trasparenza satellitare nello strumento fondamentale per convertire le promesse della Cop31 in interventi concreti di abbattimento del metano a breve termine.
