Trump vuole abrogare l’Endangerment finding: addio limiti ai gas serra

L’abrogazione della "valutazione di rischio" potrebbe diventare operativa già la prossima settimana
10 Febbraio 2026
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Trump pala eolica
Il presidente americano Donald Trump (Ipa/Ftg) e una pala eolica

Donald Trump vuole abrogare l’Endangerment finding, il pilastro su cui si è basata la politica green americana da Barack Obama in poi, per riaprire i rubinetti del petrolio senza alcun ostacolo, in una deregulation senza precedenti. Il piano del tycoon, svelato dal Wall Street Journal, mira a colpire non una singola decisione ma la stessa base giuridica e scientifica che consente al governo federale di limitare le emissioni inquinanti.

Come riporta Wst, l’abrogazione potrebbe diventare operativa già la prossima settimana costituendo la più grande minaccia alle conquiste ambientali fatte dal 2009 ad oggi.

Cosa è l’Endargement finding e perché è fondamentale

La “valutazione di rischio”, adottata diciassette anni fa sotto l’amministrazione di Barack Obama, individua una correlazione scientifica tra sei gas serra e i danni alla salute pubblica dei cittadini.

Si tratta di una base scientifica, ma anche di una base giuridica. L’Endangerment finding, infatti, legittima la regolamentazione federale dei gas serra nel quadro del Clean Air Act, la legge federale che disciplina l’inquinamento atmosferico. Sul punto, nel 2011 la Corte Suprema ha stabilito che, in materia di emissioni inquinanti, il diritto comune è “sostituito” dalla legge federale secondo il principio per cui “ubi maior, minor cessat”.

E cosa è superiore rispetto alla salute e alla vita dei cittadini? Il profitto e la sovranità energetica, secondo le rinnovate priorità della Casa Bianca, ribadite più volte dallo stesso presidente americano. “Il carbone resta una risorsa strategica nazionale”, ha ripetuto in questi giorni un consigliere dell’amministrazione, sottolineando la necessità di garantire “sicurezza energetica e indipendenza industriale” in un contesto globale sempre più instabile.

Revocare l’Endargement finding significa togliere all’Epa la base legale per imporre standard federali su auto, centrali e industrie, ma qual è la base scientifica da cui muove quella delibera?

I sei gas serra nemici della salute

Nel 2009, l’Epa ha pubblicato le conclusioni sul pericolo e sulla causa o il contributo per i gas serra ai sensi della Sezione 202(a) del Clean Air Act , anche note come “conclusioni sul pericolo”. Citando un’ampia mole di prove scientifiche, l’Agenzia ha individuato sei gas serra che minacciano la salute e il benessere pubblico:

  • Anidride carbonica
  • Metano
  • Protossido di azoto
  • Idrofluorocarburi
  • Perfluorocarburi
  • Esafluoruro di zolfo

Sostanze che Donald Trump vuole rimettere in libertà. Gran parte della comunità scientifica e le organizzazioni ambientaliste parlano di un colpo senza precedenti alla lotta contro il cambiamento climatico ribadendo che “Cancellare la valutazione di pericolosità significa ignorare decenni di evidenze scientifiche”.

Il negazionismo climatico di Donald Trump

L’Epa ha già pubblicato una bozza di revoca dell’Endargement finding nel 2025. Ora l’Agenzia punta a ultimare la procedura formale per annullare la determinazione, sostenendo che le evidenze scientifiche non giustificherebbero più una regolazione dei gas serra.

Ex dirigenti dell’Epa, climatologi e giuristi ambientali hanno parlato di un uso distorto della scienza, accusando l’amministrazione Trump di selezionare in modo strumentale incertezze e margini di dibattito per giustificare una scelta politica. La National Academy of Sciences ribadisce che il legame tra emissioni antropiche e impatti su salute, ecosistemi ed economia è supportato da un corpus di evidenze consolidato, facendo eco a quanto dichiarato da testate scientifiche internazionali, tra cui Nature e Science.

Nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dello scorso settembre, il presidente americano ha negato con convinzione le evidenze scientifiche sulla crisi climatica, che ha definito “la più grande truffa mai messa in atto a livello globale”. Immediata la reazione del mondo scientifico, preoccupato dall’arretramento nelle politiche ambientali da parte della principale economia mondiale.

“La comunità scientifica ha da tempo chiarito che non si tratta di un’opinione, ma di dati concreti e inequivocabili. Il cambiamento climatico non è un problema ideologico, ma reale, e non lo si risolve negando la realtà per consentire una narrazione di parte”, aveva spiegato, tra i tanti, Antonello Pasini, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e docente di Fisica del clima.

Pochi mesi prima, ad aprile, la senatrice repubblicana Mary Miller aveva rilanciato il negazionismo climatico con un uno-due travolgente: “Dio controlla il clima” e “la Co2 è una molecola miracolosa”.

Per approfondire: “Dio controlla il clima”, la senatrice repubblicana Mary Miller rilancia il negazionismo climatico

Il ritorno del carbone

A poco serviranno i richiami se, come confermano fonti citate dal Wst, la decisione di abrogare le “conclusione sul pericolo” è stata già condivisa ai massimi livelli dell’amministrazione Trump.

“La valutazione del 2009 non riflette più le priorità economiche e strategiche del Paese”, avrebbe spiegato un funzionario vicino al dossier. La lotta alle politiche green è stata sin da subito una priorità del primo e (soprattutto) del secondo mandato Trump. Appena tornato alla Casa Bianca, il tycoon ha firmato altri ordini esecutivi per allentare le regole sulle trivellazioni e sull’estrazione mineraria, ed eliminare alcuni incentivi economici alla produzione di energia rinnovabile (incluso il settore delle auto elettriche). 

Quasi per legittimare il cambio di rotta di Washington, The Donald ha anche dichiarato la prima emergenza energetica nazionale nella storia degli Stati Uniti. Una narrazione che torna a gran voce in questi giorni, come una estrema unzione sull’Endargement finding e sul Clean Air Act. Poco prima aveva ritirato gli Usa dagli Accordi di Parigi con un ordine esecutivo entrato in vigore dal 2026.

Non solo. Per domani (mercoledì 11 febbraio) è atteso un nuovo ordine esecutivo che imporrà al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di acquistare elettricità prodotta da centrali a carbone. Una decisione in netta contrapposizione con quelle prese negli ultimi anni, quando anche il Pentagono aveva investito in energie rinnovabili (che Trump definisce “una buffonata”) per ridurre costi e vulnerabilità energetiche.

La delegittimazione delle politiche green e il rischio boomerang per Trump

Non è detto che tutto vada secondo i piani del tycoon.

Secondo alcuni osservatori, se l’Epa decidesse di revocare l’“endangerment finding”, potrebbe, suo malgrado, consegnare la regolamentazione climatica ai singoli Stati americani. Non a caso, molti industriali hanno evitato di sostenere la revoca del “riconoscimento del pericolo” per timore di restrizioni a livello statale e di un maggiore rischio di cause per “danno di natura ambientale” (“nuisance lawsuits”), che oggi non sono ammesse proprio perché il governo sta già affrontando i rischi climatici attraverso regole federali.

Altri esperti dubitano che i singoli Stati federati vogliano inasprire le norme in un momento di costi energetici elevati e di preoccupazione per la stabilità della rete elettrica statunitense che, inoltre, è interconnessa. In pratica, le decisioni di un singolo Stato potrebbero avere effetti su molti altri provocando l’intervento di Washington o dei tribunali.

Un altro gruppo evidenzia che la perdita del Clean Air Act come strumento di regolamentazione potrebbe aprire la strada ad altre risposte politiche, come riportano diversi addetti ai lavori riportati da Politico. Joseph Goffman, ex responsabile dell’aria nell’amministrazione Biden, ritiene che un pacchetto di investimenti come la legge sul clima del 2022 (Inflation Reduction Act) sarebbe più adatto a decarbonizzare il settore elettrico.

Jeffrey R. Holmstead, avvocato ed ex alto funzionario dell’Epa, ha suggerito che la perdita di autorità regolatoria da parte del governo potrebbe spingere i Democratici a collaborare con industria e Repubblicani per un disegno di legge bipartisan.

Un’azione climatica improbabile con questo Congresso, sottolinea l’ex avvocatessa governativa Meghan Greenfield, che però avverte: “La politica cambia, e credo che in qualche modo questo potrebbe creare più motivazione per una legislazione climatica completa, in un modo diverso”.

I prossimi anni diranno se l’abrogazione dell’Endangerment finding segnerà uncolossale ritorno al carbone o sarà un gigantesco boomerang per Donald Trump.

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