Il settore degli autotrasporti è uno dei più colpiti dal caro carburanti e con i prezzi del gasolio alle stelle la transizione verso i camion elettrici sta diventando sempre più una necessità economica, oltre che una scelta ambientale. Secondo un recente rapporto di Transport & Environment, la Federazione europea per i trasporti e l’ambiente, in sei dei nove principali mercati europei, un tir elettrico può costare meno di un equivalente alimentato a diesel lungo il suo ciclo di vita. In particolare, il report evidenzia che il beneficio economico nei Paesi Bassi arriva fino a 100 mila euro in cinque anni.
Il vantaggio elettrico nel lungo periodo
Per anni il principale ostacolo alla diffusione dei camion elettrici è stato il prezzo d’acquisto con un investimento iniziale superiore rispetto ai tradizionali mezzi a gasolio. Senza contare le difficoltà di approvvigionamento dovute ad infrastrutture elettriche ancora da sviluppare. Oggi i parametri per misurare la convenienza stanno cambiando. Non conta più soltanto la spesa iniziale per comprare un camion alimentato a batteria, ma quanto costa mantenerlo operativo per la sua vita utile. A tale proposito si parla di Total cost of ownership (Tco) su cui, appunto, si è concentrato il rapporto di Transport & Environment. Il Tco, in sintesi, è una stima economica che considera tutti i costi diretti e indiretti che riguardano acquisizione, uso, gestione e dismissione di un bene. I dati del report risultano particolarmente significativi in riferimento al mercato olandese dove il risparmio complessivo di un truck elettrico rispetto a uno diesel può raggiungere 100 mila euro nell’arco di cinque anni. Secondo il medesimo parametro temporale, in Germania il risparmio calcolato è di circa 85 mila euro, mentre in Danimarca 69 mila euro. Nei mercati più favorevoli, il maggior costo iniziale per l’acquisto di un tir green può essere recuperato in soli due anni. Dati che modificano drasticamente la narrazione sull’elettrificazione del trasporto pesante al punto da farlo diventare un elemento strategico per ridurre i costi operativi delle flotte aziendali.
In Italia la convenienza resta lontana
Attualmente in Italia la situazione appare diversa: un camion elettrico da noi presenta, dopo cinque anni, un costo complessivo di possesso (Tco) superiore di 94 mila euro rispetto a un equivalente a gasolio. A pesare sul risultato sono alcuni elementi di natura normativa e infrastrutturale. Ad esempio, la rete autostradale italiana non prevede una differenziazione sistematica dei pedaggi in funzione delle emissioni. Inoltre, manca un mercato dei crediti di ricarica per l’elettrico e meccanismi stabili di sostegno all’acquisto dei mezzi. Per questo, da noi il differenziale di costo continua a rappresentare un ostacolo significativo alla transizione delle flotte di camion.
Energia ed efficienza: la strada del risparmio
Uno degli aspetti centrali riguarda l’efficienza dei camion elettrici significativamente maggiore rispetto ai mezzi a gasolio. Secondo l’International Energy Agency i truck a batteria sono circa il 55% più efficienti agli equivalenti diesel. Inoltre, in presenza di prezzi favorevoli dell’elettricità il beneficio riguarda anche i costi di alimentazione. Ad esempio, sulla base dei prezzi energetici medi osservati nel 2024 il costo diretto per l’energia per un camion elettrico nell’Unione europea era circa un terzo di quello sostenuto per il diesel. Il vantaggio economico, è bene ricordarlo, non è però identico per tutte le flotte, ma dipende da una serie di fattori: chilometri percorsi, prezzo dell’energia, profilo operativo, costi di installazione e gestione delle infrastrutture di ricarica. Ad avere un impatto positivo sul conto elettrico sono anche le politiche europee di decarbonizzazione del trasporto stradale e la progressiva evoluzione dell’offerta industriale. Inoltre, la maggiore proposta di modelli e l’evoluzione della tecnologia delle batterie stanno contribuendo a ridurre il divario iniziale sul prezzo dei veicoli.
Il nodo delle infrastrutture
Il passaggio dalla convenienza economica alla diffusione capillare di e-truck richiede una decisa accelerazione in ambito di infrastruttura necessaria per alimentare le nuove flotte. In questo senso, il rapporto di Transport & Environment stima che, introducendo nuove misure di sostegno alla diffusione delle infrastrutture, entro il 2030 i camion elettrici potrebbero risultare più convenienti dei diesel in tutti e nove i Paesi europei presi in considerazione. Tra le misure indicate, sistemi di pedaggio legati alle emissioni e interventi per ridurre il costo dell’elettricità utilizzata per la ricarica presso i depositi delle flotte. Ma resta il nodo delle colonnine e delle stazioni di ricarica ad elevata potenza. Secondo la Commissione europea gli obiettivi previsti per il 2030 dal regolamento Afir per la diffusione delle infrastrutture di ricarica, coprono circa la metà delle stazioni necessarie per i mezzi pesanti. In definitiva, emerge un messaggio chiaro: la transizione green del trasporto pesante non si misura solo in tonnellate di CO2 evitate, ma anche in euro risparmiati. La sfida ora è fare in modo che la rivoluzione elettrica non resti una promessa ambientale, ma diventi un vantaggio industriale misurabile.
