L’eolico e l’agrivoltaico si affermano come i campioni assoluti della sostenibilità energetica italiana, garantendo le emissioni di Co2 più basse lungo l’intero ciclo di vita. I dati emergono dal nuovo rapporto “Lo stato delle rinnovabili in Italia”, realizzato dal gruppo di ricerca Energy & Strategy del Politecnico di Milano con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Palermo.
Lo studio è stato presentato ufficialmente il 12 marzo 2026 presso la Sala Carapezza dell’Ateneo siciliano, durante l’incontro “Transizione energetica in Sicilia: prospettive e opportunità” promosso dal Think Tank Transizione Energetica – Rinnovabili, iniziativa di Core in knowledge partnership con Enel Foundation.
La “pagella” ecologica: eolico e agrivoltaico in vetta
La ricerca ha utilizzato la metodologia Life Cycle Assessment (Lca) per analizzare l’impatto ambientale delle tecnologie dalla “culla alla tomba”, includendo l’estrazione delle materie prime e la produzione dei componenti. Ecco cos’è emerso:
- L’eolico si conferma la fonte più pulita, con emissioni comprese tra 18 e 31 grammi di Co2 equivalente per kWh prodotto. L’impatto principale (fino al 51%) deriva dall’acciaio utilizzato nelle turbine.
- L’agrivoltaico è la vera sorpresa tecnologica. La tecnologia che integra produzione energetica e attività agricole, mostra una maggiore variabilità degli impatti a causa delle diverse configurazioni tecnologiche e dei casi studio analizzati. Nei sistemi basati su silicio monocristallino, l’agrivoltaico può raggiungere livelli record di sostenibilità tra 13 e 19 grammi di Co2 per kWh.
- Infine, il fotovoltaico tradizionale presenta un’impronta superiore, tra 71,8 e 82,8 grammi di Co2 per kWh, a causa dell’alta intensità energetica necessaria per produrre silicio e alluminio, che rappresentano fino al 77% delle emissioni totali del pannello.
Il paradosso italiano: record di produzione ma target a rischio
L’Italia ha chiuso il 2025 con un risultato storico: le rinnovabili hanno coperto oltre il 40% della domanda elettrica nazionale e il fotovoltaico è diventato, per la prima volta, la principale fonte verde del Paese, superando l’idroelettrico. Tuttavia, questo slancio non è ancora sufficiente per centrare gli obiettivi prefissati al 2030.
Ad oggi la capacità installata è di 83,5 GW, ma il traguardo è fissato a 131 GW. Per colmare il divario, il ritmo delle installazioni annuali deve aumentare di 1,4 volte. Se il solare procede spedito, l’eolico è in grave affanno: per restare in linea con i target, le installazioni di turbine dovrebbero crescere di 4,8 volte rispetto ai livelli attuali.
Puglia hub energetico, ma la burocrazia frena
La Puglia si conferma la “locomotiva” della transizione con circa 8 GW installati (il 14% del totale nazionale), producendo più del doppio dell’energia che consuma. L’attrattività della regione è dimostrata da una pipeline di richieste di connessione monumentale, che supera i 93 GW. Tuttavia, il report evidenzia un “collo di bottiglia” amministrativo: in Italia i tempi medi per le autorizzazioni superano spesso i 24 mesi, contro il limite europeo di due anni, rendendo incerta la realizzazione dei progetti.
Una filiera industriale da rafforzare
Il mercato delle rinnovabili in Italia vale oltre 9 miliardi di euro, ma mostra una profonda asimmetria. Se le imprese italiane dominano i servizi di progettazione, installazione e manutenzione (coprendo il 95% delle attività), il Paese resta quasi totalmente dipendente dall’estero per l’hardware. L’importazione riguarda il 91% dei moduli fotovoltaici e il 98% delle turbine eoliche, un fattore di vulnerabilità strategica che espone l’Italia alla volatilità dei prezzi globali e a rischi logistici.
In conclusione, come sottolineato dagli esperti durante la presentazione a Palermo, la transizione energetica non è solo un obbligo climatico ma una leva per l’autonomia nazionale. Per trasformare il potenziale in realtà, il Think Tank raccomanda al governo una governance pubblica più forte, la semplificazione dei processi autorizzativi e una pianificazione territoriale che integri finalmente le aree idonee e le reti di accumulo.