Quanto “costa” ogni richiesta a ChatGPT: i numeri dell’impatto in grammi di Co₂

Dietro la potenza di calcolo che alimenta l’AI generativa si nasconde un costo invisibile ma significativo per l’ambiente
4 Aprile 2025
4 minuti di lettura
Impatto Ambientale Co2 Canva

L’intelligenza artificiale generativa, nella sua forma più evoluta come ChatGPT di OpenAI, rappresenta una delle frontiere più affascinanti del progresso tecnologico. Tuttavia, dietro la capacità di generare testi complessi e immagini dettagliate si cela un costo spesso sottovalutato: l’impatto ambientale.

Ogni interazione con un modello linguistico come ChatGPT comporta un consumo di energia elettrica non trascurabile. Sebbene il singolo utilizzo possa apparire innocuo, l’elaborazione delle risposte da parte delle infrastrutture sottostanti richiede risorse computazionali intensive, alimentate da data center energivori. Quando si sommano milioni di richieste quotidiane provenienti da tutto il mondo, l’impatto ambientale diventa evidente e in continua crescita.

Da dove viene e dove va l’energia che alimenta ChatGPT?

Ogni risposta generata da ChatGPT è il risultato di milioni di calcoli simultanei, eseguiti all’interno di sofisticati data center. Ma qual è la fonte dell’energia che alimenta questa rete globale di intelligenza artificiale?

L’energia necessaria proviene da un mix eterogeneo di fonti, che varia in base alla localizzazione geografica dei server. OpenAI, partner tecnologico di Microsoft, si affida alle infrastrutture Azure, distribuite in diversi continenti. Sebbene Microsoft dichiari l’intento di alimentare le proprie operazioni al 100% con energia rinnovabile entro il 2025 e di diventare “carbon negative” entro il 2030, la transizione non è ancora completa. Oggi, una parte consistente dell’energia utilizzata nei data center proviene ancora da fonti fossili.

Secondo alcuni studi, i data center contribuiscono solo per il 5% circa al totale delle emissioni associate allo streaming e all’elaborazione digitale. Tuttavia, si tratta della componente più direttamente riconducibile all’infrastruttura tecnica delle AI. Il resto dell’energia viene consumato durante la trasmissione dei dati e, soprattutto, nella fase finale: l’utilizzo da parte dell’utente su dispositivi come smartphone, tablet e computer, spesso poco ottimizzati dal punto di vista energetico.

Questo complesso ecosistema energetico evidenzia come l’impatto di ogni interazione con l’AI non si limiti al momento della generazione del contenuto, ma si distribuisca lungo una filiera digitale ramificata, dove efficienza, infrastrutture e scelte individuali giocano un ruolo cruciale.

L’impronta di carbonio di un prompt AI

Abbiamo chiesto direttamente a ChatGPT quale fosse il suo impatto ambientale, e ha risposto così:
“I valori possono variare a seconda del tipo di richiesta:

  • Richieste testuali semplici (come una domanda o un breve paragrafo): generano circa 2-5 grammi di CO₂ per ogni query, con una media stimata di 4,32 grammi. Questo valore è più alto rispetto a una classica ricerca Google, che si aggira sui 0,2 grammi di CO₂.
  • Generazione di immagini (come prompt visivi con modelli avanzati): l’impatto ambientale è decisamente maggiore. Una singola immagine generata può comportare emissioni fino a 1.500-1.600 grammi di CO₂, equivalenti a qualche chilometro percorso in automobile.
  • Compiti più complessi (come l’elaborazione di documenti lunghi o analisi multiple): in questi casi, l’elaborazione computazionale è maggiore, quindi l’impatto può aumentare proporzionalmente, ma resta nella fascia delle richieste testuali multiple, salvo usi particolari.”

Abbiamo, allora, chiesto di generare un’immagine in stile specifico, come quello poetico e inconfondibile dello Studio Ghibli, e relativo il costo in termini di emissioni di Co2.

Footprint Chatgpt Studio Ghibli Ai
(Immagine generata con l’AI)

Ed ecco la risposta (una risposta che ha procurato molti sensi di colpa ndr):

“Calcolare la carbon footprint (impronta di CO₂) di una singola immagine generata da un modello come DALL·E (dietro ChatGPT) richiede alcune stime, poiché OpenAI non ha pubblicato dati specifici per ogni output. Tuttavia, possiamo fare un’approssimazione basata su studi e benchmark noti. Ecco una panoramica:

Stima delle emissioni di CO₂ per una singola immagine generata con AI

FattoreValore stimato
Tipo di modelloDiffusion model (come DALL·E)
Emissioni per immagine (stima)0,01 – 0,05 g CO₂e
Emissioni equivalentiCirca quanto inviare 1-2 email senza allegato

Fonte: Stime adattate da analisi su modelli di generazione (Strubell et al., 2019; Luccioni et al., 2022).

Confronto con altre attività digitali

AttivitàEmissioni medie
1 ricerca Google~0,2 g CO₂
1 e-mail semplice~0,3 g CO₂
1 ora di streaming video~36-55 g CO₂
1 immagine AI (come questa)~0,02-0,05 g CO₂

Fattori che influenzano le emissioni:

  • Dimensioni del modello (DALL·E 3 è relativamente grande)
  • Durata del calcolo (più lunga = più CO₂)
  • Hardware usato (GPU/TPU e localizzazione dei data center)
  • Fonte di energia (rinnovabile o fossile)

Considerazioni SEO e ambientali

Per chi lavora con contenuti web e sostenibilità:

  • Limitare uso massivo e automatico delle immagini AI solo dove è strategico.
  • Ottimizzare immagini per web (peso, formato) per ridurre emissioni su larga scala.
  • Utilizzare CDN green o hosting alimentato da energia rinnovabile.”

Il rovescio (energetico) della creatività artificiale

L’evoluzione di ChatGPT, quindi, non si è fermata al testo. La possibilità di generare immagini in stili specifici ha suscitato entusiasmo, ma anche polemiche (non solo ambientali).

Dal punto di vista ambientale, la generazione di immagini — soprattutto se in alta definizione — richiede, come abbiamo visto, un’elaborazione molto più intensa rispetto a quella testuale. Un’immagine complessa può richiedere centinaia di operazioni computazionali parallele, ognuna delle quali consuma energia. Quando si considera la viralità di queste funzioni (decine di milioni di immagini generate in pochi giorni), l’impatto cumulativo diventa critico.

Lo stesso Sam Altman, CEO di OpenAI, ha recentemente espresso su X una preoccupazione significativa riguardo l’uso intensivo della funzione immagini. “È divertentissimo vedere quanto le persone amino generare immagini su ChatGPT — ha scritto — ma le nostre GPU stanno fondendo”. Altman ha annunciato che l’azienda introdurrà “limiti temporanei al numero di generazioni, mentre si lavora per rendere il sistema più efficiente”, e ha precisato che “la versione gratuita di ChatGPT avrà presto un limite di tre generazioni al giorno”.

In un altro messaggio, dallo stile più diretto, ha scherzato chiedendo agli utenti di “calmarsi” con la creazione di immagini, aggiungendo: “il nostro team ha bisogno di dormire”.

E poi c’è la questione del diritto d’autore, ma quella è un’altra storia.

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