“Bye-Bye Bambi”, aperta la caccia al cervo nel Regno Unito 

Il governo britannico darà maggiori diritti legali ad agricoltori e proprietari terrieri
20 Febbraio 2026
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Cervo regno unito canva
Cervo regno unito canva

Riforestare per combattere il cambiamento climatico: ma a quale costo? Il Regno Unito si trova di fronte a un paradosso ecologico: per far crescere nuovi alberi, deve dire “Bye Bye” ai suoi cervi. Ad annunciarlo è il governo britannico, il quale ha recentemente presentato una nuova legislazione, guidata dalla segretaria all’Ambiente Emma Reynolds e dalla ministra dell’Ambiente Mary Creagh, che darà a proprietari terrieri e agricoltori maggiori diritti legali per gestire le popolazioni di cervi.

Non si tratta di una scelta presa a cuor leggero, ma di una risposta a numeri allarmanti.

Un ecosistema fuori equilibrio: i numeri della crisi

Oggi, circa un terzo (33%) dei boschi inglesi è in condizioni critiche a causa del sovrappopolamento dei cervi, un dato in netta crescita rispetto al 24% dei primi anni 2000.

Il problema risiede in un vuoto biologico: in Inghilterra non esistono più predatori naturali come lupi, orsi o linci, cacciati fino all’estinzione secoli fa. Senza nessuno a regolare la loro crescita, i cervi proliferano senza controllo. A questo si aggiunge la crisi climatica: gli inverni sempre più caldi permettono a un numero maggiore di esemplari di sopravvivere alla stagione fredda, aumentando drasticamente il tasso di natalità.

Le foreste non riescono a (ri)nascere

Il danno è evidente. I cervi mangiano germogli, foglie e alberi, impedendo alle foreste di rigenerarsi naturalmente. Le specie non autoctone, come il muntjac, il sika e il cervo d’acqua cinese, sono tra le più distruttive, scortecciando gli alberi adulti e distruggendo la flora del sottobosco.

Questa sovrappopolazione di cervi ha un effetto a catena devastante sulla biodiversità:

  • La scomparsa di arbusti e fiori danneggia insetti impollinatori e piccoli mammiferi.
  • Le popolazioni di usignoli sono diminuite di oltre il 90% dagli anni ’60 a causa della perdita del loro habitat nel sottobosco.
  • Il Regno Unito mira a creare 43.000 ettari di nuovi boschi; un obiettivo impossibile da raggiungere se i nuovi alberi vengono divorati prima di crescere.

Il piano d’azione

Il nuovo piano non è solo una licenza di caccia, ma una strategia di gestione integrata. Il piano presentato dal governo prevede l’utilizzo di droni per monitorare le popolazioni e identificare le “aree prioritarie nazionali” dove intervenire con maggiore urgenza. Verranno snellite le licenze per il controllo notturno e nei periodi di chiusura, permettendo interventi tempestivi dove il danno ecologico è maggiore. Nuovi sussidi pagheranno i proprietari terrieri per gestire i cervi anche quando si spostano al di fuori delle aree boschive.

La selvaggina nel piatto

Uno degli aspetti più interessanti dal punto di vista della sostenibilità sociale ed economica è la promozione del consumo di carne di cervo selvatico. Il governo punta a creare una filiera sicura per portare questa carne nelle mense pubbliche e nei supermercati. Perché la considerano una scelta sostenibile? La carne di cervo selvatico è descritta dagli esperti come la “carne rossa più rispettosa del clima che ci sia”. È una fonte proteica a chilometro zero, magra, ricca di aminoacidi e con un impatto ambientale nettamente inferiore rispetto agli allevamenti intensivi. Sostenere questo settore aiuterà, secondo il governo, a coprire i costi della gestione ambientale.

La voce degli ambientalisti: “Una scelta difficile”

Anche figure storicamente vicine alla protezione della fauna hanno espresso sostegno alla misura. “Viviamo in una delle nazioni più povere di natura sulla Terra”, ha dichiarato il noto conduttore televisivo inglese esperto di ambiente Chirs Packham, sottolineando che quella dei cervi è una “scelta difficile” ma necessaria. “Se vogliamo riforestare, se vogliamo popolazioni sostenibili di uccelli e farfalle, al momento non abbiamo altre opzioni”.

“Un approccio strategico e integrato alla gestione sostenibile dei cervi è essenziale – ha dichiarato Rebecca Chaney, responsabile delle politiche di salute degli alberi e specie invasive presso il Woodland Trust, uno tra i più grandi enti di beneficenza per la conservazione dei boschi nel Regno Unito che si occupa della creazione, protezione e ripristino del patrimonio boschivo -. Le misure delineate in questo piano riconoscono la necessità di coordinamento e incentivi per supportare i proprietari terrieri nella gestione dei cervi a livello paesaggistico. Accogliamo con particolare favore l’impegno a favore di piani di gestione dei cervi su terreni pubblici, l’individuazione di aree prioritarie a livello nazionale e la continua erogazione di sovvenzioni.”

In conclusione, il caso inglese ci insegna che la vera sostenibilità non è sempre sinonimo di “lasciare che la natura faccia il suo corso”, specialmente in paesaggi profondamente alterati dall’uomo. Gestire attivamente la fauna diventa un atto di responsabilità per proteggere la foresta di domani e gli equilibri di un intero ecosistema.

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