Danni da plastica: i medici italiani lanciano la campagna di prevenzione

Un messaggio chiaro dalla Campagna nazionale per la prevenzione dei danni da plastica per la salute: stiamo sottovalutando queste sostanze
19 Febbraio 2026
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Bottiglia plastica accartocciata canva

Da anni si parla dei danni che la plastica genera sull’ambiente, ma ancora poca è la consapevolezza sui danni che la plastica ha sulla salute umana. E i pochi dati rilevati non sono rassicuranti. Da qui nasce la “Campagna nazionale per la prevenzione dei danni da plastica per la salute”, promossa dall’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (Isde) e dalla Rete Italiana Medici Sentinella (Rimsa).

Il punto di partenza dell’iniziativa è un numero: delle circa 16.000 sostanze chimiche presenti nel ciclo produttivo della plastica, oltre 4.200 sono classificate come altamente pericolose, di cui 1.500 cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione e 47 interferenti endocrini accertati. La stragrande maggioranza di queste sostanze non ha mai ricevuto una valutazione regolatoria completa per tutti i possibili usi e vie di esposizione umana.​

La campagna entra negli studi medici, nei corsi preparto, nelle scuole e negli ospedali, grazie al coinvolgimento di cinquecento professionisti della salute, quarantatré ordini provinciali dei medici, il patrocinio della Federazione nazionale degli ordini dei medici e del Ministero dell’Ambiente.

Il gruppo di coordinamento conta 43 specialisti guidati da Maria Grazia Petronio, medica con specializzazioni in Igiene e Medicina preventiva, Epidemiologia e Nefrologia. Al fianco, la Società Italiana di Pediatria (Sip), l’Associazione Medici Endocrinologi (Ame), la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg) e altre decine tra federazioni, società scientifiche e aziende sanitarie.

Cosa fa la plastica al corpo umano

La rivista medico-scientifica The Lancet, che ha istituito uno strumento dedicato — il “Lancet Countdown on health and plastics” — per monitorare gli effetti sulla salute da esposizione alla plastica, ha definito l’inquinamento da plastica “un rischio grave, crescente e poco riconosciuto per la salute planetaria”.

Gli effetti documentati coprono quasi tutte le fasi della vita e quasi tutti gli organi. Secondo i dati raccolti dalla campagna e confermati dal Lancet, l’esposizione a sostanze chimiche plastiche è associata a problemi in vari campi:

  • Fertilità: compromissione del potenziale riproduttivo maschile e femminile, interferenza endocrina, criptorchidismo;
  • Prima infanzia: effetti perinatali, riduzione delle funzioni cognitive, obesità e resistenza all’insulina nei bambini;
  • Adulti: diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ictus, obesità, cancro;
  • Sistema immunitario: aumento dei rischi infettivi, inclusa la resistenza antimicrobica, grazie alla capacità dei batteri di colonizzarsi sulla plastica;
  • Microbiota intestinale: alterazione della microflora con possibile interferenza sull’assorbimento dei nutrienti​.

Le micro e nanoplastiche (Mnp), particelle invisibili a occhio nudo, sono ormai presenti in tutti gli organi del corpo umano. Le troviamo nei polmoni, nel sangue, nella placenta, nel latte materno, nel cervello.​

Come entra la plastica nel nostro corpo

Le vie di esposizione sono quotidiane e spesso inconsapevoli. Si ingerisce plastica con l’acqua in bottiglia, con alimenti conservati in contenitori di plastica, con cibi ultraprocessati e imballati. Si inala attraverso tessuti sintetici, tappeti, vernici e polveri domestiche. Si assorbe attraverso cosmetici, giocattoli in plastica e persino materiali usati in odontoiatria.

Un dato sorprendente riguarda gli pneumatici delle auto, che si sono rivelati una delle principali fonti di microplastiche nell’ambiente urbano, attraverso l’abrasione sull’asfalto. La campagna dedica un filone specifico al rapporto tra trasporto su gomma e inquinamento da plastica nelle città.​

Recentemente anche l’Ue ha osservato la relazione tra pneumatici e inquinamento, come dimostra il regolamento Euro 7. Per la prima volta, infatti, le norme non si concentrano solo sulle emissioni dei tubi di scappamento, ma introducono limiti anche sulle particelle generate dall’usura di freni e pneumatici, che rappresentano fino al 60% delle polveri sottili prodotte dalle auto moderne.

Il nodo della plastica riciclata e biodegradabile

La campagna affronta un tema spesso eluso nel dibattito pubblico: la plastica riciclata e quella biodegradabile non sono automaticamente sicure. Ci sono sempre più prove che la plastica riciclata rilasci un numero maggiore di sostanze chimiche rispetto alla plastica vergine, anche perché il processo di riciclo incorpora contaminanti accumulati nel ciclo di vita precedente. Le plastiche biodegradabili, dal canto loro, possono comunque frammentarsi in microplastiche e rilasciare sostanze tossiche durante la degradazione. Il messaggio che la campagna vuole trasferire è scomodo ma necessario: riciclare aiuta l’ambiente, ma non azzera l’esposizione chimica.​

I progetti concreti: dalla spesa alla scuola

La campagna non si limita alla comunicazione del rischio, ma propone strumenti pratici. Il progetto “Spesa Sballata – Dimensione Italia”, nato dalla collaborazione con un’esperienza già attiva in provincia di Varese, ha prodotto linee di indirizzo igienico-sanitarie per acquisti in contenitori riutilizzabili, in coerenza con il Decreto Clima e la Direttiva europea Sup (Single-Use Plastics). Giova ricordare che dal 2027, il nuovo Regolamento Ue 2024/1234 sugli imballaggi obbligherà gli esercizi commerciali ad accettare i contenitori portati dai clienti; dal 2028 dovranno offrirne di riutilizzabili.​

Sul fronte educativo, il team ha già incontrato 7.200 bambini tra Sondrio e la Sicilia, lavorando con le istituzioni scolastiche per ridurre l’uso di bottigliette di plastica e distributori automatici con prodotti ultraprocessati, proponendo in alternativa punti di erogazione dell’acqua di rete. Nei corsi preparto, grazie a un accordo con la Federazione Nazionale Ostetriche, vengono distribuiti decaloghi dedicati alle donne in gravidanza, il momento di maggiore vulnerabilità all’esposizione chimica.​

Le altre iniziative sui danni da plastica

La notizia di questa campagna arriva in una settimana densa di segnali. Il 13 febbraio 2026, a Palermo, si è tenuto il terzo convegno Plastamination, dedicato a plastica, ambiente e salute. Il 17 febbraio, il Comune di Rimini ha siglato un’alleanza di città costiere italiane contro la plastica monouso, con un manifesto da affiggere in spiagge, scuole e studi medici. Il 16 marzo uscirà su Netflix il documentario “Microplastics in the Human Body”, di cui è già disponibile il trailer italiano.​

In questo scenario, la campagna dei medici italiani rappresenta la componente sanitaria di una pressione convergente su imprese, istituzioni e consumatori. Sul piano Esg il messaggio è chiaro: il rischio da plastica non è più solo ambientale, ma sanitario e sociale.

La comunità medica è sempre più organizzata e dotata di strumenti di comunicazione capillare — dagli studi di medicina generale agli ospedali — e arriva dove la comunicazione istituzionale spesso fatica a fare breccia.

Il limite massimo di esposizione “sicura” alla plastica non esiste ancora, perché la scienza non riesce a seguire il ritmo con cui nuove sostanze entrano nel ciclo produttivo. Nella “Campagna nazionale per la prevenzione dei danni da plastica per la salute” questo è il punto di partenza più onesto: non sappiamo ancora tutto, ma quello che sappiamo è già sufficiente per agire.

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