Non solo sostenibile, ma rigenerativo: ecco il nuovo turismo

Il Comitato economico e sociale europeo promuove un cambiamento radicale: il turismo che non sfrutta, ma rigenera
27 Marzo 2025
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Turista In Montagna

Immagina un turismo che non sfrutta, ma restaura, che non saccheggia, ma nutre i luoghi che visita. Un turismo che non è solo sostenibile, ma che rigenera le terre, le comunità e l’economia. È il concetto di “turismo rigenerativo“, un modello che non si limita a ridurre l’impatto negativo del turismo tradizionale ma si prefigge di lasciare un segno positivo.

E non è più un’idea utopistica: l’Unione Europea, con il suo Eesc (Comitato economico e sociale europeo), sta spingendo per una trasformazione radicale del settore turistico, promuovendo un cambio di rotta che potrebbe riscrivere le regole del gioco.

Un turismo che fa bene a tutti

Il turismo, pilastro economico dell’Europa, rappresenta il 9,7% del Pil dell’Ue e sostiene oltre l’11% dei posti di lavoro in settori chiave come l’ospitalità, il trasporto e il commercio al dettaglio. Non è solo una fonte di guadagno, ma anche di sviluppo sociale e culturale. Tuttavia, dopo il boom post-pandemia, molte destinazioni turistiche si trovano a fare i conti con un sovraccarico che mina la sostenibilità. Le tradizionali pratiche turistiche, purtroppo, stanno creando danni irreversibili: massicce folle, inquinamento, e una crescente difficoltà nell’equilibrare crescita economica e benessere ambientale.

In questo scenario, l’Eesc propone una visione radicalmente nuova, lontana dalle metriche obsolete che misurano il successo in base alla quantità di turisti o al volume di entrate, ma di concentrarsi sulla creazione di un impatto positivo duraturo, utilizzando principi di economia circolare per costruire un futuro migliore per tutti.

Rigenerazione, non solo sostenibilità

Il turismo rigenerativo non è solo un “riparare” ciò che è stato danneggiato. È molto di più: è un movimento che guarda al futuro, un cambiamento di paradigma. Invece di fermarsi alla mera sostenibilità, che spesso si limita a ridurre l’impatto, la rigenerazione guarda a come restituire valore a tutti gli aspetti del territorio: dal patrimonio naturale a quello sociale, passando per l’economia locale. Come spiega Isabel Yglesias, la relatrice del parere del CESE sul turismo, bisogna “assicurarsi che il turismo giochi un ruolo nel rilanciare la competitività europea”, non solo conservando, ma migliorando le risorse naturali e sociali.

Questo approccio, che si inserisce perfettamente nelle logiche dell’economia circolare, mira a migliorare il capitale naturale e sociale attraverso il turismo. Come? Lavorando in sinergia con le comunità locali per creare modelli turistici che abbiano un impatto positivo e duraturo. Non è un caso che i fondamenti del turismo rigenerativo si basino su pratiche che aiutano a restituire valore ai territori: agricoltura sostenibile, educazione ambientale, uso responsabile delle risorse e, naturalmente, l’impegno per l’inclusività sociale.

Come rigenerare le destinazioni

Una delle chiavi del turismo rigenerativo è la creazione di un circolo virtuoso tra turisti e comunità locali. L’Eesc sottolinea l’importanza di spostarsi da un modello basato sul “volume” (ovvero il numero di turisti) a uno che misuri il “valore” creato. Un turismo che stimola l’economia locale, che protegge la cultura e che promuove l’inclusività. È qui che entra in gioco il concetto di “compensazione” ecologica e sociale. La valorizzazione delle risorse locali, il supporto all’artigianato, la tutela dei beni culturali e la creazione di esperienze autentiche diventano gli ingredienti di una formula che non solo porta ricchezza, ma la distribuisce in modo equo.

Ad esempio, gli agriturismi che promuovono la biodiversità, le esperienze gastronomiche legate ai prodotti locali, e le strutture che adottano pratiche di economia circolare non solo rendono il turismo più responsabile, ma creano anche posti di lavoro altamente qualificati. Il turismo rigenerativo, infatti, richiede competenze specialistiche in ambito ambientale e culturale, dando vita a nuove opportunità professionali. Le destinazioni che adottano queste pratiche diventano laboratori viventi di innovazione, dove le politiche locali, l’educazione e la formazione giocano un ruolo cruciale.

Per fare in modo che il turismo rigenerativo diventi la norma, sono necessarie politiche pubbliche mirate e investimenti nella formazione. L’Eesc sottolinea la necessità di fornire agli operatori del settore le competenze necessarie per implementare pratiche sostenibili e rigenerative, un aspetto che non può essere trascurato se si vuole garantire la transizione verso un turismo realmente positivo per l’ambiente e le persone. La formazione continua diventa quindi una priorità: non solo per migliorare la qualità del lavoro nel settore turistico, ma anche per attirare talenti capaci di guidare il cambiamento.

Questo implica anche l’esigenza di politiche fiscali che incentivino la rigenerazione: sgravi fiscali per chi adotta pratiche ecologiche, supporto alle piccole imprese che scelgono la strada della sostenibilità, e finanziamenti per progetti innovativi che promuovono il turismo responsabile. Il cambiamento non può avvenire senza un sostegno concreto da parte delle istituzioni europee e nazionali, che devono offrire non solo risorse, ma anche un quadro normativo che permetta a tutti i soggetti coinvolti di operare in sinergia.

Un altro pilastro del turismo rigenerativo è il coinvolgimento dei consumatori, che non devono essere semplicemente spettatori, ma partecipanti attivi in questo processo di cambiamento. L’Eesc suggerisce l’utilizzo di incentivi economici per favorire un turismo responsabile, che favorisca le destinazioni che adottano pratiche rigenerative. L’invito è a spingere il turista verso scelte più consapevoli, come preferire una vacanza in una località che investe nella conservazione ambientale o che promuove l’inclusività. In questo contesto, il turismo di “bassa stagione” diventa una leva importante, perché aiuta a ridurre la pressione sulle destinazioni più popolari e garantisce una distribuzione più equilibrata dei flussi turistici.

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