Due fondiste sudcoreane, Han Dasom e Lee Eui-jin, sono state estromesse dalle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 per aver usato scioline fluorate. Ma perché il fluoro è una sostanza vietata? La risposta centra anche con l’ambiente.
Perché il fluoro è vietato
Dalla stagione 2023-2024, la Federazione Internazionale Sci (Fis) vieta di usare le scioline fluorate perché rilasciano Pfas, i “forever chemicals” che non si degradano, si accumulano nell’acqua e nei tessuti. Gli stessi composti usati in padelle antiaderenti, tessuti impermeabili e schiume antincendio.
Quando si sciolina uno sci, parte del prodotto evapora nell’aria e un’altra quota si consuma durante la discesa depositandosi lungo il tracciato. A questo punto, i Pfas si uniscono alla neve e prima di sciogliersi quando arriva il disgelo provocando un effetto domino negativo per l’ambiente e, potenzialmente, per la salute umana. Ogni grande competizione lascia una traccia chimica persistente nell’ambiente. Non è un’emergenza visibile come un fiume inquinato, ma un accumulo lento e irreversibile che entra nelle falde acquifere, nei laghi alpini fino agli organismi viventi.
Gli effetti sanitari di queste sostanze sono noti: aumento del colesterolo, danni epatici e renali, disfunzioni tiroidee, riduzione della risposta immunitaria, interferenze con il sistema riproduttivo e associazione con alcuni tumori.
Il test che rende il divieto applicabile
Fino al 2023, vietare le scioline fluorate era un po’ come imporre un limite di velocità senza autovelox. La Fis aveva annunciato il bando nel 2019, ma non poteva applicarlo perché mancava un metodo di rilevazione rapido e affidabile. Ora usa la spettroscopia Ftir con strumenti portatili (come i Bruker Alpha II) che analizzano la composizione chimica della superficie dello sci in pochi minuti. Il dispositivo confronta lo spettro rilevato con un database di prodotti certificati e restituisce un esito binario: verde o rosso. Il controllo avviene prima della gara.
La sanzione non colpisce solo chi bara consapevolmente, ma chiunque arrivi al cancelletto con sci contaminati, anche per errore. Bisogna considerare, infatti, che il fluoro è difficile da rimuovere completamente e può trasferirsi da spazzole, banchi da lavoro o mani usate in precedenza. Non a caso, la stessa Fis raccomanda di sostituire gli strumenti invece di tentare di pulirli.
Vantaggio competitivo e divario economico
Le scioline sono miscele cerose applicate sulla base degli sci per ridurre l’attrito con la neve. Nello sci di fondo, dove si gareggia su decine di chilometri spingendo con la forza delle braccia, ogni microgrammo di resistenza in meno vale secondi sul cronometro. Il fluoro è entrato in questo mondo negli anni Ottanta, mutuato dalla vela. Applicato agli sci, crea una superficie idrorepellente che funziona meglio quando la neve è umida o sporca.
Le squadre ricche potevano permettersi team di sciolinatori specializzati, mentre le federazioni minori rimanevano indietro non necessariamente per mancanza di talento atletico, ma per mancanza di risorse. Oltre alle ragioni ambientali, la Fis ha vitato le scioline fluorate per eliminare un fattore discriminante che amplificava il gap tra le squadre.
Nel tempo, la Fis ha costruito un sistema di rilevazione basato su modelli quantitativi che aggiornano continuamente il database di prodotti ammessi, incrociando spettri chimici e algoritmi di pattern recognition.
Il precedente di Shima Masaki
Le due atlete sudcoreane squalificate dalle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non sono le prime vittime del nuovo sistema. Il 9 febbraio, prima del loro caso, lo snowboarder giapponese Shima Masaki è stato squalificato dal parallel giant slalom dopo che il controllo aveva rilevato cera fluorata sulla base della sua tavola.