Riscaldamento oceani, nuovo record nel 2025: il Mediterraneo è un “hotspot” climatico

Il Mediterraneo scotta: sulla rotta Genova-Palermo è caldo record nel 2025
9 Gennaio 2026
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Pesci del Mar Mediterraneo

Nel 2025 gli oceani mondiali hanno assorbito una quantità di calore tale da stabilire l’ennesimo record storico. Si tratta di un fenomeno che alimenta eventi meteorologici sempre più estremi. Secondo un nuovo studio internazionale, le acque globali hanno immagazzinato circa 23 Zettajoule di energia in più rispetto al 2024: una cifra equivalente a oltre 200 volte il consumo mondiale di elettricità.

Questo accumulo incessante, causato dall’inquinamento da carbonio, conferma che l’oceano è il vero serbatoio termico del pianeta.

L’accumulo di energia degli oceani

Mentre le temperature dell’aria possono fluttuare a causa di fenomeni naturali come El Niño, gli oceani offrono una misura molto più precisa del riscaldamento del pianeta. Le masse d’acqua terrestri assorbono infatti oltre il 90% del calore in eccesso intrappolato dalle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane.

I dati, pubblicati sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences, hanno rivelato che la quantità di calore contenuta nei primi 2.000 metri di profondità è la più alta mai registrata dagli strumenti moderni.

Seppur inferiore a quella del 2024, la temperatura media superficiale (Sst) nel 2025 è risultata come la terza più calda della storia (un altro picco nel 2023), restando ben al di sopra della media preindustriale. Questo dimostra che, lievi raffreddamenti superficiali temporanei non frenano il sistema terrestre che continua ad accumulare energia in modo inesorabile.

Il Mediterraneo e gli altri “hotspot” della febbre oceanica

Non tutte le aree marine si scaldano alla stessa velocità. Lo studio ha evidenziato, infatti, che il 2025 ha visto picchi record nel Mediterraneo, nell’Oceano Meridionale, nell’Atlantico tropicale e settentrionale, e nell’Oceano Indiano settentrionale.

Il Mar Mediterraneo, in particolare, viene descritto dai ricercatori come un punto critico. Non si tratta solo di un aumento termico: il nostro mare sta diventando più salato, più acido e meno ossigenato a causa della crisi climatica. Ciò produce cambiamenti repentini nello “stato oceanico profondo” del mare e rende gli ecosistemi e la vita che sostengono estremamente fragili.

Misurazioni effettuate lungo la rotta Genova-Palermo e nel Canale di Sicilia hanno confermato che il riscaldamento sta penetrando nelle acque intermedie, raggiungendo i livelli più alti mai registrati.

Eventi climatici estremi tra le conseguenze

L’aumento del calore oceanico non è un dato astratto, ma un motore che intensifica i disastri climatici. Il calore extra fornisce più energia e umidità all’atmosfera, portando a:

  • Uragani e tifoni più violenti che colpiscono le comunità costiere.
  • Piogge torrenziali e inondazioni catastrofiche, come quelle che nel 2025 hanno colpito l’Indonesia, il Vietnam e il Texas.
  • Ondate di calore marino prolungate, capaci di decimare la flora e la fauna oceanica.
  • Innalzamento del livello del mare, dovuto all’espansione termica dell’acqua che si scalda.

Il professor John Abraham dell’Università di St. Thomas, parte del team che ha prodotto i dati, ha avvertito che il riscaldamento oceanico continuerà finché le emissioni non scenderanno a zero. “La più grande incertezza climatica – ha spiegato il professore, come riporta il Guardian – è ciò che gli esseri umani decideranno di fare”. Secondo Abraham, solo una riduzione drastica delle emissioni può salvaguardare un futuro vivibile.

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