Mentre la superficie del nostro pianeta sembra immobile sotto i nostri piedi, nelle profondità della Dancalia e del Corno d’Africa è in corso un evento titanico: la nascita di un nuovo oceano. Questo fenomeno, che sta letteralmente facendo a pezzi il continente africano da diversi anni, è stato al centro del prestigioso convegno internazionale “Birth of a New Ocean in the Red Sea, Danakil and East Africa region”, tenutosi a Roma presso l’Accademia Nazionale dei Lincei il 25 e 26 marzo 2026.
Un puzzle di placche in movimento
Il cuore di questo sconvolgimento geologico si trova nel punto di incontro di tre colossali frammenti della crosta terrestre: la placca araba, la placca nubiana e la placca somala. Queste masse continentali si stanno allontanando reciprocamente, creando una frattura che, tra milioni di anni, trasformerà l’attuale configurazione geografica, separando l’Africa orientale dal resto del continente.
Secondo il professor Giulio Armando Ottonello dell’Università di Genova, tra gli organizzatori dell’evento, la regione dell’Afar rappresenta l’unico luogo sulla Terra dove questo processo può essere osservato con tale chiarezza. Qui, il fondo oceanico è già visibile a nudo, senza la copertura delle acque marine, permettendo agli scienziati di esplorare processi che normalmente avvengono a chilometri di profondità negli abissi.
La Dancalia: un laboratorio a cielo aperto
La depressione dell’Afar, situata a 155 metri sotto il livello del mare, è uno degli ambienti più estremi e geologicamente attivi del globo. Non si tratta solo di una curiosità accademica: la comprensione di questi fenomeni è fondamentale per la sostenibilità e la sicurezza delle popolazioni locali, poiché questi movimenti sono spesso forieri di eventi calamitosi come i terremoti o dello sviluppo di necessarie misure di adeguamento.
Recentemente, l’area ha mostrato segnali di estrema vitalità. Una spedizione vulcanologica nel gennaio 2026 ha studiato l’eruzione “anomala” del vulcano Hayli Gubbi, avvenuta nel novembre 2025 nel massiccio dell’Erta Ale. Questi eventi confermano quanto la regione sia una finestra aperta sulla dinamica interna della Terra.
Il ruolo del magma nel “ritardare” il distacco
Uno dei risultati più sorprendenti presentati al convegno riguarda il ruolo del magmatismo nel processo di rottura continentale. Contrariamente alla visione tradizionale, secondo cui il magma accelera sempre la separazione, gli studi del ricercatore linceo Marco Ligi, direttore della ricerca dell’Istituto di Scienze marine del Centro nazionale dele ricerche, suggeriscono che le intrusioni di magma nella crosta inferiore possano effettivamente ritardare la rottura definitiva.
Queste intrusioni ispessiscono nuovamente la crosta che si sta assottigliando, agendo quasi come una “saldatura” temporanea che posticipa l’inizio dell’espansione del fondale oceanico vero e proprio. Questo meccanismo complesso dimostra che la nascita di un oceano non è un processo lineare, ma una sfida continua tra forze tettoniche e risalite magmatiche.
Un’eredità profonda miliardi di anni
La ricerca ha anche evidenziato come il passato remoto della Terra influenzi il presente. Il magmatismo attuale nella regione della placca araba conserva una “firma” chimica del mantello risalente al Proterozoico (circa un miliardo di anni fa). Questo significa che la struttura profonda del continente, stabilizzatasi in epoche remotissime, guida e alimenta ancora oggi i vulcani che daranno vita al futuro oceano.
Comprendere come nascono gli oceani significa comprendere il motore termico del nostro pianeta. La ricerca presentata ai Lincei non serve solo a mappare il futuro della geografia mondiale, ma offre dati preziosi sulla distribuzione delle risorse geotermiche e sulla gestione dei rischi naturali in una delle regioni più fragili e affascinanti del mondo.
Mentre l’uomo osserva il breve ciclo delle stagioni, la Terra continua il suo paziente lavoro di rifacimento. Tra decine di milioni di anni, le acque inonderanno la depressione dell’Afar, ma grazie alla scienza di oggi, possiamo già immaginare il profilo di questo nuovo mondo blu.