La prima mappatura delle piante aliene

Un team di scienziati ha analizzato diverse specie e il loro impatto sulla biodiversità
8 Aprile 2026
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Piante aliene storyblocks

Proprio mentre la missione Artemis ha inviato le prime immagini del lato oscuro della Luna, da sempre legato a ipotesi e leggende sulla possibile presenza degli extraterrestri, sulla Terra si riapre il dibattito sulle piante aliene ovvero quelle specie di vegetali esotiche, talvolta invasive, introdotte dall’uomo, volontariamente o accidentalmente, al di fuori del loro habitat naturale. Un fenomeno sempre più evidente praticamente a tutte le latitudini, che trova nel cambiamento climatico una potente linfa vitale e la cui portata è stata per la prima volta mappata da un team di scienziati di diversi Paesi. Una mappatura globale e ad alta risoluzione che ha permesso ai ricercatori di stimare l’impatto delle piante aliene sulle biodiversità locali e di elaborare i possibili scenari fino alla fine del secolo in corso.

I numeri dell’”invasione aliena”

La prima mappatura delle piante aliene i cui principali risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature, Ecology and Evolution, è stata effettuata a livello globale su oltre 9.700 specie di flora alloctona (il contrario di autoctona), creando una simulazione di come queste specie si sposteranno in relazione a diversi fattori, primo fra tutti il cambiamento climatico. In particolare, emerge che ad oggi le aree a maggior rischio di invasione di piante aliene sono quelle subtropicali e in genere quelle con temperature più elevate. Al tempo stesso, gli scienziati hanno elaborato scenari diversi che potrebbero verificarsi da qui al 2100 specie se il clima cambierà più rapidamente di quanto ipotizzato qualche anno fa, rilevando che potrebbero essere interessate anche altre aree del mondo dove il clima si sta trasformando velocemente. In realtà, il fenomeno delle specie vegetali aliene non è nuovo, ma solo oggi si sta cercando di inquadrarlo a livello scientifico. Secondo i ricercatori, ad oggi, almeno 16.429 specie sono riuscite a mettere radici con successo in almeno una regione al di fuori del loro habitat nativo, causando, prima di tutto, la perdita di unicità floristica in diverse aree del mondo. Delle specie aliene “naturalizzate”, il 6% circa è diventato invasivo, causando impatti negativi sull’ambiente, l’agricoltura e rappresentando una grave minaccia per le biodiversità locali.

L’Europa tra le aree più a rischio

I modelli elaborati dalla mappatura indicano forti variazioni nella potenziale distribuzione di specie di piante aliene naturalizzate alle condizioni ambientali attuali. In particolare, la previsione indica che alcune regioni presentino le condizioni idonee all’introduzione di 3.443 specie sul totale di 9.700 considerate. Tra le potenziali aree di maggior ricchezza di specie aliene vengono indicate le regioni temperate dell’emisfero Nord, specie Europa e America Settentrionale, oltre a diverse aree dell’altro emisfero, con particolare riferimento a parte del Sud America, Australia e Nuova Zelanda. Ad elevare il rischio di aumento di piante aliene ci sono alcune attività umane quali il consumo di suolo, lo sfruttamento dei terreni, la massiccia eliminazione di specie autoctone. In conclusione, la ricerca delinea un futuro nel quale il clima e l’uso del suolo avranno un ruolo cruciale nella diffusione delle piante aliene che potranno trovare condizioni più o meno adatte, fermo restando traiettorie regionali anche piuttosto divergenti. Per affrontare in maniera più efficace i possibili scenari saranno necessarie strategie di azione più efficaci ed efficienti, fondate su monitoraggio e sorveglianza costanti, oltre alla messa a punto di piani di conservazione della biodiversità.

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