Non è solo una questione di temperature che salgono, ma anche di ‘dolcezza’ che aumenta. Il cambiamento climatico sta rendendo parte dell’Oceano Indiano meno salato, con conseguenze sulla dinamica delle correnti, sul clima e sugli ecosistemi marini. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Climate Change, che analizza l’evoluzione della cosiddetta Indo-Pacific Warm Pool, una vasta area oceanica tra Pacifico e Oceano Indiano, e soprattutto della freshwater pool, un’area a bassa salinità. Negli ultimi sessant’anni, rileva l’analisi, la salinità di una parte dell’Oceano Indiano meridionale si è ridotta del 30%, in quello che è il più veloce aumento di acqua dolce osservato nell’emisfero australe.
“Questo incremento equivale ad aggiungere ogni anno alla regione (…) un volume d’acqua dolce “sufficiente a fornire acqua potabile all’intera popolazione degli Stati Uniti per oltre 380 anni”, spiega il primo autore dello studio, Gengxin Chen, visiting scholar presso l’CU Boulder e ricercatore senior dell’Istituto di Oceanologia del Mar Cinese Meridionale dell’Accademia Cinese delle Scienze.
Cambiano le rotte dell’acqua
Una dinamica che ha impatti molto importanti, a partire dal cambiamento nei percorsi oceanici. Storicamente, gran parte dell’acqua dolce si muoveva nel Pacifico occidentale. Oggi, invece, una quota crescente viene trasportata verso l’Oceano Indiano meridionale. Ed è proprio la modifica di questo percorso ad essere sottolineata dagli autori dello studio.
“Stiamo assistendo a un cambiamento nel modo in cui l’acqua dolce si muove attraverso l’oceano, e sta accadendo in una regione che svolge un ruolo chiave nella circolazione oceanica globale”, spiega Weiqing Han, docente del Dipartimento di Scienze Atmosferiche e Oceaniche dell’University of Colorado Boulder (CU Boulder).
Acqua ‘dolce’ in espansione
Negli ultimi decenni, spiegano i ricercatori, la componente di acqua dolce della regione si è progressivamente ampliata. Si tratta di un’espansione e allo stesso tempo di un cambiamento nella distribuzione: la freshwater pool si sta estendendo verso ovest e verso sud, modificando l’equilibrio tra Oceano Pacifico e Oceano Indiano.
Diverse le cause, tutte riconducibili al riscaldamento globale e all’intensificazione del ciclo idrologico. Da una parte l’aumento delle piogge nelle aree tropicali, dovuto alla maggiore evaporazione causata dalle temperature più alte, dall’altra soprattutto la modifica delle dinamiche dei venti e delle correnti oceaniche, – anch’esse dovute al clima più caldo: entrambe spingono maggiori quantità di acqua dolce dall’Indo-Pacifico, che ai tropici ha naturalmente una bassa salinità, verso Sud, al largo della costa occidentale dell’Australia, caratterizzata storicamente da una forte evaporazione e quindi da salinità elevata.
Impatti sulla dinamica oceanica
Il punto è che la salinità non è un parametro secondario. Insieme alla temperatura, determina la densità dell’acqua e quindi il modo in cui le masse oceaniche si muovono e si mescolano. Una maggiore presenza di acqua dolce negli strati superficiali riduce la densità e limita il mescolamento verticale. Questo favorisce una maggiore stratificazione, con conseguenze dirette sullo scambio di calore tra oceano e atmosfera. In altre parole, l’oceano tende a trattenere più calore negli strati superiori, contribuendo a rafforzare alcuni meccanismi del riscaldamento globale.
Ma le implicazioni non si fermano qui. L’Indo-Pacific Warm Pool è una delle aree chiave per il clima globale, da cui dipendono, tra le altre cose, i sistemi monsonici. Una modifica nei percorsi dell’acqua dolce può dunque tradursi in cambiamenti nei pattern delle precipitazioni, con possibili effetti su Africa orientale, Asia meridionale e regioni dell’Oceano Indiano. Potrebbe inoltre ulteriormente indebolire il sistema di circolazione che aiuta a mantenere il clima mite dell’Europa occidentale, l’Amoc, già indebolita secondo alcuni studi dal maggior apporto di acqua dolce nel Nord Atlantico a causa dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Artico.
E se questo ci sembra qualcosa di lontano da noi, “i cambiamenti di salinità potrebbero avere effetti sul plancton e sulle praterie marine, che costituiscono il fondamento della rete alimentare marina. Le loro variazioni potrebbero avere un impatto di vasta portata sulla biodiversità dei nostri oceani”, avverte Chen.