Allergia e inquinamento, quale legame? Il parere dell’esperta di Harvard

L’aumento dei livelli di Co2 nell'atmosfera agisce come un fertilizzante per le piante
13 Aprile 2026
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Allergia polline canva

Prurito al naso, tosse secca, asma e quella voglia irrefrenabile di starnutire frequentemente? Benvenuto in primavera, la stagione delle belle giornate e dell’allergia al polline per milioni di persone. Antistaminici e cortisone sono da sempre gli alleati perfetti, ma da qualche anno a questa parte un nuovo nemico si è aggiunto all’equazione: parliamo dell’inquinamento. A spiegare il legale tra clima, inquinamento e pollini è la dottoressa Rebecca Saff, allergologa e immunologa del Massachussetts General Hospital e docente alla Harvard Medical School, secondo la quale, l’allergia è diventata una sfida sanitaria causata dal riscaldamento globale e dai livelli crescenti di emissioni di anidride carbonica (Co2).

Una stagione dei pollini senza fine

Il dato è impressionante: negli ultimi decenni, negli Stati Uniti, il periodo privo di gelate è aumentato in media di 21 giorni dal 1970. Questo significa che le piante iniziano a produrre pollini molto prima rispetto al passato e continuano a farlo per un periodo più esteso. I pazienti che un tempo soffrivano solo in primavera o in autunno si trovano ora a gestire sintomi per gran parte dell’anno. Le stagioni allergiche sono diventate meno distinte dalle altre stagioni e sempre più aggressive, tanto che i farmaci che un tempo tenevano sotto controllo i sintomi oggi sembrano essere meno efficaci.

Il ruolo dell’anidride carbonica e delle città

Non è solo una questione di durata, ma anche di quantità e potenza. L’aumento dei livelli di Co2 nell’atmosfera agisce come un fertilizzante per le piante, stimolando una maggiore produzione di pollini e un aumento della biomassa vegetale.

Questo fenomeno è particolarmente evidente nelle aree urbane, che tendono ad essere più calde e a presentare concentrazioni di Co2 più elevate rispetto alle zone rurali. Studi condotti in città hanno dimostrato che le piante urbane (come l’ambrosia) crescono di più e producono significativamente più polline rispetto a quelle che crescono fuori città.

Il “cocktail micidiale”: inquinamento e infiammazione

L’inquinamento atmosferico non fa che peggiorare il quadro. Gli inquinanti presenti nell’aria causano un’infiammazione cronica delle vie respiratorie, dei seni nasali e delle narici. Quando una persona già infiammata dall’inquinamento entra in contatto con i pollini, la reazione allergica è molto più violenta. Questo spiega l’aumento dei ricoveri d’urgenza per asma nelle giornate in cui i livelli di inquinamento sono elevati, ha spiegato la dottoressa.

Non solo starnuti: muffe, insetti e pelle

Il cambiamento climatico, inoltre, sta influenzando la salute allergica anche attraverso altre vie:

  • Muffe: eventi meteorologici estremi, come piogge torrenziali e inondazioni, portano a un aumento dei livelli di muffa nelle abitazioni e all’esterno, aggravando le malattie respiratorie.
  • Insetti: inverni più miti significano meno gelate “forti”, permettendo a popolazioni di zecche e zanzare di sopravvivere più a lungo e spostarsi in nuove aree, aumentando il rischio di malattie trasmesse da vettori e allergie ai veleni di insetti.
  • Effetti sistemici: nuove ricerche suggeriscono che l’esposizione ai pollini non colpisca solo l’apparato respiratorio, ma possa peggiorare condizioni come l’eczema (dermatite atopica) e l’esofagite eosinofila (un’infiammazione allergica dell’esofago).

Come proteggersi?

Dato che il “calendario dei pollini” tradizionale è ormai saltato, gli esperti consigliano di cambiare strategia. Se prima si consigliava di iniziare ad assumere i farmaci da metà aprile, oggi i medici suggeriscono di iniziare già a metà marzo, prima che i livelli di polline raggiungano il picco. È fondamentale, inoltre, affidarsi a fonti attendibili per il conteggio dei pollini, poiché molte app meteo generiche non specificano la provenienza dei loro dati e possono essere imprecise. A causa del riscaldamento, infine, alcune piante infestanti si stanno spostando verso nord, esponendo popolazioni che prima non erano soggette a certi allergeni.

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