Cavalcate sugli elefanti vietate in Indonesia: la nuova era del turismo etico

“Elefanti incatenati e picchiati con gli uncini metallici”, stop all’addestramento coercitivo
2 Febbraio 2026
4 minuti di lettura
Cavalcare elefante canva
Elefanti cavalcati in Indonesia (Canva)

L’Indonesia dice basta a una delle pratiche più redditizie del turismo wildlife in Asia.
Con la circolare n.6, il Ministero delle Foreste impone la cessazione immediata delle escursioni a dorso di elefante in tutte le strutture turistiche e di conservazione del Paese. La misura, entrata in vigore a gennaio 2026, riguarda oltre 100 elefanti in cattività e fa dell’Indonesia il primo Stato asiatico a introdurre un divieto nazionale su questa attività così redditizia e al tempo stesso nociva per il benessere degli animali.

Il 25 gennaio, il Mason Elephant Park di Bali, una delle ultime strutture a resistere, ha interrotto le cavalcate dopo due avvertimenti formali della Bali Natural Resources Conservation Agency (Bksda), l’ente che monitora l’applicazione della norma. Chi non si adegua rischia la revoca dei permessi operativi.

Cosa cambia concretamente (e per chi)

La Circolare obbliga tutti i centri di conservazione e le attrazioni turistiche a sostituire le cavalcate con esperienze di osservazione, educazione e interazione etica.

Ratna Hendratmoko, responsabile della Bksda di Bali, ha dichiarato che “tutte le istituzioni di conservazione sono tenute a interrompere le cavalcate sugli elefanti e a trasformarsi in turismo faunistico più educativo, innovativo ed etico”. In pratica, le strutture devono riprogettare i programmi per i visitatori eliminando la possibilità di cavalcare il pachiderma.

Il Bali Zoo, che aveva annunciato lo stop di questa attività dal 1°gennaio, ha dichiarato che gli elefanti avranno più tempo per comportamenti naturali, interazioni sociali e arricchimento ambientale. I mahout (addestratori tradizionali) vengono riqualificati su tecniche di rinforzo positivo e gestione delle mandrie senza uso della forza.

Perché ora: uncini metallici e violenza, le inchieste che hanno incentivato il cambiamento

La decisione arriva dopo anni di campagne condotte da Peta Asia e World Animal Protection. A novembre 2025, Peta ha pubblicato un’inchiesta sulle condizioni degli elefanti utilizzati per il turismo in Indonesia, documentando l’uso sistematico di uncini metallici (bull hooks) per costringere gli animali all’obbedienza, prolungati periodi di incatenamento e isolamento sociale.

Jason Baker, presidente di Peta Asia, ha denunciato che “troppo spesso gli elefanti vengono incatenati e picchiati con uncini affilati, costretti a obbedire durante le escursioni turistiche. Vivono nella paura, per anni”. World Animal Protection ha stimato che oltre 10.000 cittadini indonesiani, australiani e neozelandesi hanno firmato petizioni per chiedere la fine delle cavalcate al Mason Elephant Park.

La dinamica vessatoria non riguarda solo l’Indonesia: Jan Schmidt-Burbach, veterinario ed esperto di elefanti di World Animal Protection, ha condotto tra febbraio 2024 e gennaio 2025 una valutazione su 236 strutture turistiche in Thailandia che ospitano 2.849 elefanti, evidenziando criticità strutturali simili a quelle documentate in Indonesia.

Cosa significa il divieto per il benessere animale

Dal punto di vista veterinario, il dibattito sulle cavalcate sugli elefanti si concentra su due aspetti: l’impatto biomeccanico del carico e le conseguenze comportamentali dell’addestramento coercitivo.

Sotto il primo aspetto gli effetti deleteri sono meno rilevanti, seppur non trascurabili. Uno studio del 2021 pubblicato su Animals e condotto su otto elefanti asiatici in Thailandia ha misurato gli effetti di un carico equivalente al 15% della massa corporea (sella più due persone). I risultati evidenziano che se il peso è distribuito correttamente e la durata è limitata, le alterazioni biomeccaniche sono minime. Tuttavia, lo stesso studio sottolinea che questi dati si riferiscono a condizioni controllate, con substrati appropriati e selle ben imbottite, condizioni raramente rispettate nel turismo commerciale.

Il problema principale non riguarda tanto la capacità strutturale della colonna vertebrale degli elefanti, quanto i metodi usati per costringerli all’obbedienza.

Una ricerca dell’Università di Pretoria pubblicata nel 2025 ha analizzato i comportamenti auto-diretti (self-directed behaviors, Sdb) in sette elefanti del Knysna Elephant Park, in Sudafrica, rilevando un aumento significativo di questi segnali di stress durante le cavalcate e le passeggiate con turisti.

L’ente World Animal Protection ha documentato che il 65% dei mahout nei campi di elephant riding usa regolarmente bull hooks (uncini metallici) o bastoni appuntiti per controllare gli animali, strumenti che infliggono ferite fisiche visibili e traumi psicologici duraturi. “Il trauma derivante da questi metodi lascia cicatrici profonde e ha un impatto negativo significativo sul benessere fisico e psicologico degli elefanti per tutta la vita”, denuncia l’organizzazione.

Gli animali sono le prime vittime di questi abusi, ma non sempre le uniche: dopo aver registrato sette decessi di custodi e oltre 30 feriti dai pachidermi tra il 1990 e il 2019, l’Association of Zoos and Aquariums (Aza) ha vietato l’uso degli uncini metallici dal 2023 in tutte le 230 strutture accreditate negli Stati Uniti.

L’elefante di Sumatra e il nodo conservazione

La misura indonesiana ha una ricaduta diretta sull’elefante di Sumatra (Elephas maximus sumatranus), sottospecie classificata come “in pericolo critico” dalla Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn). Gran parte dei circa 100 elefanti attualmente impiegati per il turismo in Indonesia, appartiene a popolazioni minacciate dalla perdita di habitat e dal bracconaggio.

Va segnalato che il divieto non risolve il conflitto tra elefanti e comunità locali, legato alla conversione di foreste in piantagioni, ma riduce la pressione diretta sul benessere degli animali già in cattività. Per migliorare la situazione generale, organizzazioni come World Animal Protection chiedono che i fondi generati dal turismo vengano reinvestiti in programmi di coesistenza uomo-animale, come il modello “Safe”, che poggia su diversi pilastri: sicurezza per le persone, sicurezza per la fauna, protezione delle proprietà, protezione dell’habitat e monitoraggio efficace delle operazioni.

Cosa significa per il turismo asiatico

L’Indonesia non è il primo Paese a prendere misure analoghe, ma è il primo a muoversi su scala nazionale. La Cambogia ha vietato le cavalcate sugli elefanti ad Angkor Wat nel 2020, ma solo in quel sito turistico specifico, senza estendere il divieto a livello nazionale.

Thailandia, India, Nepal, Vietnam e Laos continuano a permettere questa attività e sono ora sotto pressione della associazioni animaliste per seguire l’esempio indonesiano. In particolare, World Animal Protection ha chiesto alle agenzie di viaggio globali di eliminare dai cataloghi tutti i pacchetti che includono cavalcate sugli elefanti, in qualsiasi Paese. La richiesta si inserisce in un cambio di paradigma che porta dal turismo wildlife estrattivo (toccare, cavalcare, nutrire) a quello osservativo, che riduce lo stress sugli animali e crea valore educativo senza compromettere il loro benessere.

Chiaramente, per gli operatori indonesiani, la transizione non sarà priva di ripercussioni economiche dato che le cavalcate rappresentavano una fonte di reddito consolidata. Il governo indonesiano ha però scommesso che il turismo etico può generare un valore comparabile, se accompagnato da programmi di formazione per gli operatori e da campagne di sensibilizzazione rivolte ai visitatori internazionali.

Territorio | Altri articoli