Le città italiane restano fuori dalla top 50 dell’Happy City Index 2026. La prima è Bologna, 73esima, seguita da Parma al 77esimo posto e Milano all’80esimo. Più indietro Roma (144esima), Verona (146esima), Messina (158esima), Bari (164esima), Napoli (202esima) e Salerno (208esima). Nelle prime dieci posizioni ci sono soprattutto città del Nord Europa e dell’area alpina: Copenhagen, Helsinki, Ginevra, Uppsala, Trondheim, Berna, Malmö, Monaco di Baviera, Aarhus e Zurigo.
L’Happy City Index 2026 valuta 251 città sulla base di 64 indicatori distribuiti in sei aree: cittadini, governance, ambiente, economia, salute e mobilità. L’edizione 2026 è stata annunciata a Londra e si basa su 150mila record validati raccolti da 466 ricercatori. L’obiettivo non è indicare una città “migliore del mondo”, ma misurare qualità della vita, sostenibilità, capacità amministrativa e resilienza urbana.
Un indice che pesa aria, casa, servizi e governo locale più della reputazione
L’indice non premia reputazione o attrattività turistica, ma dati misurabili. La metodologia distingue tra indicatori urbani e variabili nazionali, dando più peso ai primi. Tra quelli più rilevanti ci sono la concentrazione media annua di PM2.5, il verde accessibile pro capite e l’aspettativa di vita, ciascuno al 3%; la partecipazione alle ultime elezioni locali vale il 2,84%; l’accessibilità dell’istruzione superiore il 2,8%; l’affitto in rapporto al reddito il 2,48%; il numero di persone senza dimora per 10mila residenti il 2,3%; l’uso del trasporto pubblico pro capite il 2%. Pesano anche open data, pagamenti elettronici per i servizi comunali, accessibilità del trasporto pubblico, collegamenti con l’aeroporto, presenza di parchi, biblioteche e istituzioni culturali.
Bologna, Parma e Milano sono le città italiane meglio posizionate, ma restano fuori dalla fascia alta. Milano, per esempio, nella classifica tematica sulla governance pubblicata dallo stesso istituto nel 2025 risultava sesta al mondo, seguita da Torino all’undicesimo posto. Nel ranking generale, però, Milano scende all’80esimo posto, segno che una buona performance amministrativa non basta quando entrano in gioco anche qualità dell’aria, costo della casa, mobilità, sicurezza percepita e accessibilità dei servizi.
La metodologia utilizza soprattutto dati del 2025 e, se necessario, del 2024. Solo in casi specifici sono stati usati dati precedenti, come per la partecipazione alle ultime elezioni locali. Il ranking, quindi, misura condizioni strutturali più che variazioni di breve periodo.
Dove le città italiane perdono terreno
Le criticità principali per le città italiane riguardano ambiente e mobilità. Secondo l’ultimo rapporto Istat su ambiente urbano e comuni capoluogo, nel 2022 la qualità dell’aria è peggiorata, con un aumento delle concentrazioni di polveri sottili e ozono e una situazione più critica nel Nord. Gli interim target dell’Organizzazione mondiale della sanità sono stati superati in 84 capoluoghi. Per il biossido d’azoto risultano oltre il limite di legge Genova, Napoli e Palermo, con valori superiori a 50 microgrammi per metro cubo; sopra il limite anche Torino, Catania, Firenze, Roma e Milano.
Sul trasporto pubblico la domanda è risalita, ma resta sotto i livelli pre-pandemia. Nel 2022 si contano 197 passeggeri annui per abitante nel Nord, circa 155 nel Centro e meno di 40 nel Mezzogiorno. Le piste ciclabili crescono, ma nel Centro-Sud restano poche. Questi dati incidono su indicatori come PM2.5, verde pro capite, uso del trasporto pubblico e accessibilità della mobilità.
Anche la percezione dei residenti conferma questo quadro. Il focus Istat del 2024 sulla qualità della vita nelle città italiane, elaborato sui dati della Commissione europea, mostra che la quota media di residenti soddisfatti di vivere nella propria città è pari al 79,5%, circa dieci punti sotto la media delle altre città europee considerate, che arriva all’88,4%. Il divario interno è ampio: si va dal 95,4% di Trento al 47,8% di Taranto.
Tra le città italiane con livelli di soddisfazione più alti compaiono Trento, Trieste, Cagliari, Bergamo, Brescia e Bolzano. Bologna, Milano, Firenze, Torino, Bari e Genova stanno in una fascia intermedia. Roma, Messina, Napoli, Palermo, Catania e Reggio Calabria restano sotto. Nel rapporto europeo 2023, Palermo è ultima tra le città considerate per soddisfazione complessiva con il 62%, Napoli è nel gruppo di coda con il 66% e Roma scende al 71%. Bologna arriva all’87%, ma solo il 14% dei residenti dice che la qualità della vita in città è migliorata negli ultimi cinque anni; a Roma la quota si ferma al 3%.
Altri indicatori mostrano difficoltà specifiche. La Commissione europea registra che a Palermo solo il 22% usa il trasporto pubblico in una giornata tipica, tra i livelli più bassi del campione. Napoli e Palermo sono nelle ultime posizioni per soddisfazione rispetto agli spazi verdi, con il 31% e il 34%. Sulla sicurezza percepita, nelle 26 città italiane considerate supera il 60% di residenti che si sentono sicuri a camminare da soli di notte soltanto Verona. Roma, tra le capitali analizzate, ha il valore più basso, 36,8%; sotto il 30% scendono anche Catania, Milano, Taranto, Genova, Venezia, Parma e Bari.
Un secondo blocco di criticità riguarda amministrazione, servizi, casa e fiducia. Il focus Istat rileva una bassa efficienza percepita dell’amministrazione locale in quasi tutte le città del Mezzogiorno, ma anche in Roma, Firenze, Perugia, Genova, Milano, Torino e Venezia. La percezione della corruzione è più accentuata a Roma, Palermo e Napoli. Il ranking attribuisce inoltre un peso rilevante al rapporto tra prezzo delle case e reddito (2,16%) e tra affitti e reddito (2,48%).
Nelle elaborazioni Istat, Milano compare tra le città in cui oltre la metà dei cittadini ritiene facile trovare un buon lavoro, ma anche tra quelle in cui meno del 5% pensa che sia facile trovare un alloggio a un prezzo ragionevole. Bologna si segnala invece per un’elevata percezione di inclusività verso gli immigrati e per una quota alta di residenti che la considerano un buon posto in cui vivere per le persone omosessuali.
La distribuzione delle città italiane nell’Happy City Index riflette quindi profili molto diversi: alcuni centri ottengono buoni risultati su governance, lavoro o inclusione, ma perdono terreno su mobilità, qualità ambientale, costo della vita e servizi. Bologna, Parma e Milano restano nella prima metà della graduatoria; Roma, Verona, Bari e Messina mostrano profili più fragili; Napoli e Palermo si collocano nelle posizioni più basse quando l’indice combina ambiente, servizi, percezione e tenuta urbana.