Gufo delle nevi estinto in Svezia: la crisi climatica cancella una specie simbolo dell’Artico

La Svezia dichiara estinto il gufo delle nevi dopo 10 anni senza nidificazioni: il ruolo dei lemming e del cambiamento climatico
7 Gennaio 2026
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Gufo delle nevi svezia canva
Gufo delle nevi (Canva)

Dopo dieci anni consecutivi senza avvistamenti di nidificazioni, il gufo delle nevi (Bubo scandiacus) è stato ufficialmente dichiarato estinto a livello regionale nel Paese scandinavo. È la prima volta in vent’ anni che la Svezia perde una specie di uccello, un simbolo potente della crisi vissuta dalla natura selvaggia artica.

L’annuncio, confermato da BirdLife International a fine dicembre 2025, arriva dopo che il Centro svedese di informazione sulle specie ha proposto la classificazione ufficiale di “estinto” a novembre, con l’aggiornamento della Lista Rossa previsto per marzo 2026.​

Dagli anni Settanta a oggi: una popolazione collassata

Negli anni Settanta, diverse centinaia di coppie di gufi delle nevi nidificavano nelle montagne svedesi, rappresentando un pezzo iconico della biodiversità artica europea. Questi maestosi rapaci bianchi erano il simbolo vivente del nord selvaggio, e la loro presenza cadenzava le stagioni dell’Artico scandinavo. Ma dal 2015 non è stato osservato alcun gufetto né alcun segno di riproduzione.

Secondo BirdLife International, l’ultima nidificazione documentata risale ormai a un decennio fa, un lasso di tempo sufficiente per dichiarare l’estinzione regionale secondo i criteri scientifici. Sebbene la specie non sia scomparsa a livello globale — l’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) stima che restino tra 14.000 e 28.000 esemplari in natura — la classificazione come “Vulnerabile” del 2021 segnala un declino significativo su scala planetaria.​

Così la crisi climatica distrugge la catena alimentare

La causa principale della scomparsa svedese è legata a doppio filo alla crisi climatica. “Inverni più miti portano più pioggia e meno neve, distruggendo i tunnel di neve da cui dipendono i lemming per sopravvivere”, spiega BirdLife International. I lemming, piccoli roditori artici, sono la principale fonte di cibo per il gufo delle nevi. Senza di loro, la catena alimentare si spezza e i gufi non riescono a riprodursi né a sopravvivere nelle regioni abituali.

I dati climatici parlano chiaro: l’Artico si sta riscaldando fino a quattro volte più rapidamente della media globale. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), da ottobre 2024 a settembre 2025 le temperature nella regione artica sono state le più alte degli ultimi 125 anni, con l’ultimo decennio che si conferma il più caldo mai registrato. Questo sconvolgimento termico distrugge progressivamente gli habitat e i paesaggi ghiacciati da cui dipende non solo il gufo, ma l’intero ecosistema artico.

Caccia, habitat e speranze future

Oltre al clima, altri fattori hanno contribuito al declino storico della specie: caccia per tassidermia o per consumo alimentare, deforestazione e infrastrutture umane (insediamenti e strade) che hanno distrutto habitat e disturbato le stagioni di nidificazione. In Europa la specie è attualmente classificata come “a rischio minimo”, ma questa valutazione non è stata aggiornata dal 18 dicembre 2020 e rischia di non rispecchiare la realtà attuale.

C’è però ancora margine per una speranza, seppur fragile. Il biologo Mikael Svensson della Banca Dati delle Specie della Slu sottolinea che il gufo delle nevi non è scomparso da tutta la Scandinavia e che un eventuale ritorno dei lemming potrebbe favorire il loro ritorno, dato che migrano in modo irregolare per migliaia di chilometri a seconda della disponibilità di prede. BirdLife International concorda: finché il gufo delle nevi non sarà estinto a livello globale, esiste ancora la possibilità che torni in Svezia. “Il suo futuro, però, dipende dalle scelte che faremo e dalla nostra volontà di proteggere la natura e i suoi abitanti. Il momento è adesso, la natura non può aspettare”, conclude l’organizzazione.​

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