Il clima nel 2026, l’allarme dell’Onu

Segretario Guterres: “Abbiamo spinto il Pianeta oltre i suoi limiti”
24 Marzo 2026
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Clima 2026 Storyb

Nella Giornata mondiale della meteorologia, evento che ricorda la nascita dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm) delle Nazioni Unite, il 23 marzo 1950, è proprio l’Onu a lanciare un allarme per il clima nel 2026. Secondo le più recenti analisi meteorologiche e scientifiche, infatti, il caldo record registrato nel 2025 ha spinto la Terra a superare i propri limiti ambientali entrando in una zona di rischio critico. Il che si traduce nella concreta possibilità che nei prossimi mesi assisteremo con maggiore frequenza e distribuzione a ondate di caldo, siccità, precipitazioni violente e altri eventi meteo estremi.

Squilibrio energetico: conseguenze e possibili rimedi

A lanciare l’allarme sul clima nel 2026 un recente rapporto dell’OMM che segnala come gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi di sempre rispetto ai dati raccolti a partire dal 1850. In particolare, nel 2025 la temperatura media globale è stata di 1,43 gradi superiore alla media registrata nel periodo preindustriale. L’Omm, inoltre, per la prima volta ha riportato dati sullo squilibrio energetico della Terra ovvero sulla quantità di energia accumulata, che risulta di gran lunga superiore a quella che può essere rilasciata in atmosfera. Uno squilibrio accelerato dalle emissioni di gas serra e il cui effetto principale è l’incremento della temperatura degli oceani, che assorbono oltre il 90% di questa energia in eccesso. I

l maggior calore assorbito dagli oceani provoca una serie di problematiche: danneggia gli equilibri della flora e della fauna marine, causa precipitazioni più intense e contribuisce all’innalzamento del livello del mare. A sottolineare la criticità della situazione è intervenuto anche il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres che ha dichiarato: “Abbiamo spinto il Pianeta oltre i suoi limiti, ogni indicatore climatico lampeggia in rosso”. Lo stesso Guterres ha quindi esortato ad agire: “Il caos climatico sta correndo rapidamente e ogni ritardo nelle decisioni potrebbe risultare fatale”, facendo riferimento alle azioni da intraprendere rapidamente per ridurre le emissioni, rafforzare le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e accelerare la transizione dai combustibili fossili alle fonti di energia rinnovabili. Oltretutto, il quadro del clima nel 2026 potrebbe essere ulteriormente peggiorato dal fatto che tra fine estate e inizio autunno dovrebbe ripresentarsi El Niño, il fenomeno naturale che riscalda le acque del Pacifico e per questo viene associato a caldo anomalo e ad eventi meteo estremi.

Il riscaldamento dell’Antartide

Un altro effetto diretto dell’eccessivo calore, evidenziato da uno studio condotto dall’Enea insieme a un gruppo di scienziati di diverse istituzioni internazionali, è il riscaldamento progressivo della penisola antartica, la cui conseguenza è la significativa alterazione della stabilità degli strati più bassi dell’atmosfera. “La riduzione di stabilità atmosferica vicina al suolo, dovuta all’incremento delle temperature superficiali, aumenta la formazione di onde di gravità atmosferiche che hanno un ruolo fondamentale nelle dinamiche climatiche della Terra”, ha spiegato Maria Vittoria Guarino, la prima autrice dello studio e ricercatrice del Dipartimento di Sostenibilità dell’Enea.

I ricercatori sottolineano come gli effetti del riscaldamento della superficie non rimangano confinati al suolo, ma si propaghino fino alla stratosfera, andando a modificare la circolazione atmosferica con effetti che diventano globali sul clima del nostro Pianeta.

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