La cenere dell’Etna è un dono dal cielo: ecco perché (ne parla anche il Guardian)

Nuovi studi supportano l'uso della cenere in diversi settori, dall'agricoltura all'edilizia
27 Febbraio 2026
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Enta crateri cenere canva

Non più solo un fastidioso intralcio o un rifiuto da smaltire, oggi la pioggia di cenere vulcanica che ricopre i Paesi alle pendici dell’Etna è considerata una risorsa inestimabile. Cade dal cielo, è in grado di rendere più fertili i campi, e nuovi studi ne stanno analizzando le proprietà. Oggi attira anche l’attenzione della stampa internazionale. Il prestigioso quotidiano britannico The Guardian ha recentemente dedicato un ampio reportage a questo fenomeno, definendo la cenere dell’Etna come un “dono che cade dal cielo”.

Un fertilizzante naturale “caduto dal cielo”

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, molti agricoltori siciliani hanno iniziato a guardare alla cenere con occhi diversi. Emilio Sciacca, proprietario di un vigneto a Linguaglossa, ha spiegato al Guardian che la cenere rappresenta un valore aggiunto per i terreni vulcanici: “È un regalo per noi produttori che cade letteralmente dal cielo”. Sciacca ha smesso di raccoglierla, lasciandola depositare sul terreno poiché aiuta a drenare l’acqua in eccesso e fornisce una fertilizzazione naturale grazie alla sua composizione ricca di ferro, alluminio e silice.

Anche Andrea Passanisi, produttore di frutti tropicali a Giarre, sottolinea come l’uso della cenere permetta di impiegare meno sostanze chimiche, rendendo l’agricoltura più economica e sostenibile. “È il futuro dell’agricoltura”, ha dichiarato Passanisi al quotidiano britannico.

Dalla ricerca universitaria alle linee guida regionali

Questo cambio di prospettiva non è solo frutto dell’esperienza sul campo, ma è supportato da rigorosi studi scientifici. Il progetto Reucet (Recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee), condotto dall’Università di Catania e coordinato dal professor Paolo Roccaro, ha analizzato per anni le potenzialità di questo materiale. La ricerca ha dimostrato che la cenere può sostituire le materie prime in diversi settori:

  • Edilizia: per il confezionamento di malte, intonaci, pannelli isolanti e sottofondi stradali.
  • Ambiente: come materiale adsorbente per la riduzione dell’inquinamento e la purificazione delle acque.
  • Innovazione: persino come inchiostro per stampanti 3D.

Il successo di questi studi ha spinto la Regione Siciliana a intervenire. L’ex assessore all’Energia, Roberto Di Mauro, ha firmato un decreto che stabilisce linee guida per il riuso della cenere vulcanica, permettendo alle aziende di utilizzarla nei cicli produttivi anziché smaltirla come rifiuto.

La sfida economica e normativa

Il percorso verso un riutilizzo sistematico, però, deve affrontare ostacoli burocratici ed economici. Attualmente, le normative europee classificano la cenere raccolta dalle strade come rifiuto urbano indifferenziato (codice Eer 20 03 03), il che ne vieta il recupero e impone costi di smaltimento elevatissimi: circa 300 euro per tonnellata per i Comuni.

Il Guardian riporta che, secondo le ricerche di Roccaro, il riciclo della cenere per uso commerciale abbatterebbe questi costi drasticamente, portandoli a circa 30 euro per tonnellata. Sebbene la Regione abbia emanato le linee guida nel 2024, manca ancora un elenco ufficiale di aziende autorizzate alla raccolta e alla raffinazione della cenere per scopi produttivi.

In attesa che la burocrazia si adegui, la cenere dell’Etna continua a cadere, non più solo come una coltre scura da spazzare via, ma come una promessa di economia circolare che arriva direttamente dalle viscere della terra.

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