11 marzo 2011, costa nord-est del Giappone. Un’onda alta fino a quaranta metri travolge tutto in pochi minuti: case, strade, auto, persone. Quando i soccorsi arrivano, oltre ventimila persone non ci sono più. Da quella data, Cédric Choffat — imprenditore francese dei Pirenei orientali — inizia a chiedersi cosa avrebbe potuto salvarle. La risposta, quindici anni dopo, è un rifugio portatile che assomiglia a un uovo d’acciaio. Queste capsule di sopravvivenza si chiamano LifePods, si sigillano in dieci secondi e promettono di salvare le persone nelle situazioni più estreme, dalle calamità naturali ai contesti di guerra.
Perché esistono le capsule di sopravvivenza
L’idea nasce da un contesto chiaro: negli ultimi cinquant’anni il numero di disastri naturali è quasi quintuplicato. Secondo il rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), tra il 1970 e il 2019 si è verificato in media un evento catastrofico ogni giorno, con 115 morti e 202 milioni di dollari di danni quotidiani. I dati dell’Ufficio Onu per la riduzione del rischio di catastrofi (Undrr) certificano oltre 1,23 milioni di vittime da disastri naturali solo nell’arco dei primi vent’anni del secolo, con una media di 60.000 morti all’anno. Alluvioni, terremoti, incendi boschivi: i fattori di rischio si sono moltiplicati e la mappa del rischio si è espansa.
In questo scenario è nata Momentum Technologies, startup con sede a Le Boulou, nei Pirenei orientali, che ha presentato il progetto LifePods al Milipol di Parigi nel 2025 e poi al Ces di Las Vegas all’inizio del 2026.
Come funziona la capsula di sopravvivenza
Il rifugio portatile è costruito con un doppio guscio in acciaio con una struttura studiata per dissipare l’energia cinetica degli impatti senza angoli che possano concentrare le forze d’urto. All’interno ci sono due sedili, uno spazio per provviste e acqua, servizi igienici chimici, un sistema di depurazione della CO2 per garantire 72 ore di autonomia respiratoria e un sistema di geolocalizzazione con tasto Sos per chiamare i soccorsi. La chiusura del portellone a tenuta stagna è automatica e avviene in dieci secondi.
La produzione sarà affidata agli stabilimenti spagnoli di Recam Laser a Barcellona, già coinvolti nello sviluppo dei prototipi.
I tre modelli: quale protegge da cosa
LifePods non è un prodotto singolo. L’azienda ha progettato tre versioni distinte per rispondere a scenari di rischio diversi. Dalla più costosa alla meno costosa:
- B-01 — Protezione balistica e antincendio: pensata per attacchi armati, incendi boschivi, esplosioni su piattaforme petrolchimiche e attacchi con molotov. Include la protezione Cbrn (chimico, batteriologico, radiologico e nucleare). Il sito ufficiale riporta come utenti target anche scuole, vigili del fuoco e siti sensibili. Prezzo: 26.000 euro, disponibilità prevista: aprile 2026;
- W-01 — Capsula galleggiante per alluvioni e inondazioni: struttura inaffondabile, progettata per galleggiare anche in caso di esondazioni improvvise. Prezzo: 26.000 euro, disponibilità prevista: fine 2026;
- Q-01 — Protezione antisismica: posizionabile in appartamenti fino al sesto piano nei condomini. La versione più economica, con un prezzo intorno ai 18.000 euro. Disponibilità prevista: metà 2027
Ogni capsula può ospitare quattro persone, due adulti e due bambini.
Quanto costa e a chi è destinata
Il range di prezzo va dunque dai 18.000 ai 26.000 euro. Le applicazioni previste dall’azienda coprono sia il mercato civile che quello professionale: famiglie, ma anche forze dell’ordine, scuole e infrastrutture critiche.
È ragionevole attendersi, in un mercato ancora tutto da costruire, che i prezzi scendano con la diffusione della tecnologia. Nel frattempo, mentre i disastri climatici diventano sempre più frequenti, la protezione individuale si trasforma in un prodotto commerciale. La capsula di sopravvivenza è, prima di tutto, lo specchio di una nuova epoca, caratterizzata dall’ecoansia e da guerre che una parte di mondo credeva finite per sempre.