Allineamento dei pianeti, cosa accade nel cielo (inquinamento luminoso permettendo)

Il 28 febbraio la planetary parade visibile dopo il tramonto: cos’è e quanto è rara
27 Febbraio 2026
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Planetary parade canva
Planetary parade

Sei pianeti, una sola linea nel cielo. Nelle prossime ore la fascia inclinata dell’eclittica si popolerà di punti luminosi riconoscibili anche senza strumenti professionali. È l’allineamento dei pianeti, o con l’espressione anglosassone più suggestiva, planetary parade: una concentrazione apparente lungo il piano orbitale terrestre che rende simultaneamente visibili più mondi nello stesso settore di cielo. Venere e Giove saranno i più evidenti, Saturno seguirà poco sopra l’orizzonte, Mercurio resterà più basso e meno luminoso. Urano e Nettuno completeranno la sequenza per chi dispone di un binocolo.

La disposizione raggiungerà la massima compattezza domani, 28 febbraio, circa 45 minuti dopo il tramonto, attorno alle 18:45 ora locale. Guardando verso ovest-sudovest sarà possibile distinguere, nello stesso arco di cielo, pianeti separati da centinaia di milioni di chilometri ma allineati prospetticamente lungo il piano dell’eclittica. Anche questa sera la configurazione è già visibile, ma sarà quella di domani a offrire la geometria più favorevole.

Quanto è raro

La domanda inevitabile è se si tratti di un evento eccezionale. Dipende dalla soglia che si sceglie. Un allineamento “totale”, con tutti i pianeti concentrati entro un arco relativamente ristretto, è raro. Un caso spesso citato è quello del 10 marzo 1982, quando tutti i pianeti (Terra esclusa dall’osservazione, ovviamente) si trovarono racchiusi entro circa 95 gradi lungo l’eclittica. Non erano disposti lungo una retta nello spazio, ma risultavano compressi prospetticamente in una porzione limitata di cielo. Anche allora Urano e Nettuno non erano visibili a occhio nudo, ma facevano parte della configurazione.

Se però il criterio diventa più operativo – almeno sei pianeti sopra l’orizzonte, osservabili 45 minuti dopo il tramonto e a più di 5 gradi di altezza – la frequenza cambia. Secondo una simulazione pubblicata dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), elaborata per la latitudine di Roma e proiettata fino al 2070 sulla base delle effemeridi astronomiche, l’evento del 28 febbraio non è isolato. Dopo il 2026, altre configurazioni analoghe si presenteranno nel gennaio 2028, dicembre 2029, febbraio 2034, gennaio, marzo e aprile 2036, marzo 2038 e dicembre 2048. Seguirà una pausa più lunga, fino a nuove finestre nel gennaio 2060, maggio 2061, maggio 2063 e maggio 2066.

Tra il 2028 e il 2038 la cadenza sarà relativamente elevata, in media un evento ogni due anni. Il motivo è dinamico: in quel periodo Saturno si proietterà, visto dalla Terra, tra Urano e Nettuno, favorendo configurazioni compatte nel cielo serale. Dopo il 2040, con Saturno e Nettuno opposti al Sole e caratterizzati da moti apparenti lenti, le occasioni diminuiranno. La frequenza tornerà ad aumentare solo attorno al 2060. L’impressione di rarità, quindi, è legata alla memoria dell’osservatore più che a una reale eccezionalità orbitale.

L’illusione della vicinanza

I pianeti che domani appariranno raccolti lungo la stessa linea non sono affatto vicini tra loro. Venere potrà trovarsi a meno di 200 milioni di chilometri dalla Terra, Giove a oltre 700 milioni, Saturno ancora più lontano. Urano e Nettuno si collocano su distanze dell’ordine dei miliardi di chilometri. L’allineamento dei pianeti, o planetary parade, è quindi una proiezione bidimensionale: la profondità spaziale viene compressa in un’unica fascia visiva.

Questo scarto tra percezione e realtà è il motivo per cui il termine “allineamento” va maneggiato con precisione. I pianeti non si dispongono lungo una retta nello spazio tridimensionale; restano distribuiti lungo le proprie orbite, ciascuno con il proprio periodo di rivoluzione. È la posizione della Terra, lungo la sua orbita, a determinare l’angolo di osservazione. Cambiando prospettiva, cambia la geometria apparente. La dinamica sottostante resta invariata.

Lo stesso vale per le ipotesi di effetti fisici sulla Terra. Ogni planetary parade riaccende l’idea di influenze gravitazionali anomale. Ma la forza mareale esercitata da un pianeta dipende dalla massa e dal cubo della distanza. La Luna domina il sistema delle maree terrestri; il contributo del Sole è significativo ma inferiore. L’effetto di Giove, nonostante la sua massa, è milioni di volte più debole rispetto a quello lunare a causa della distanza. Anche sommando l’influenza degli altri pianeti, la variazione resta trascurabile. L’allineamento è un fenomeno osservativo, non un evento con conseguenze dinamiche misurabili.

Come e dove osservare la planetary parade

Per assistere alla configurazione non servono strumenti complessi, ma servono condizioni adeguate. Venere sarà uno degli oggetti più brillanti del cielo; Giove risulterà il pianeta apparentemente più luminoso dopo la Luna, che presenterà una fase prossima al 91%. Saturno sarà distinguibile a occhio nudo, mentre Mercurio, più debole e molto basso sull’orizzonte, richiederà un orizzonte occidentale libero.

Urano e Nettuno non sono visibili a occhio nudo. Un buon binocolo è sufficiente per individuarli, a patto di trovarsi lontano dall’inquinamento luminoso. E qui entra in gioco una variabile decisiva: l’Italia è uno dei Paesi europei con maggiore luminosità artificiale notturna, in particolare nella Pianura Padana. Nei centri urbani il contrasto del cielo crepuscolare è ridotto e gli oggetti meno brillanti possono risultare difficili da distinguere.

Un sito in campagna o in collina, con un orizzonte basso verso ovest e lontano da luci dirette, offre le condizioni migliori. Non si tratta di un evento che dura pochi minuti: la finestra utile si estende per circa un’ora dopo il tramonto. Il tempo sufficiente per riconoscere la linea dell’eclittica disegnata dai pianeti più luminosi e, con un po’ di attenzione, completare la sequenza.

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