Cosa ci fa un alligatore a Capaccio Paestum?

L’avvistamento dell’animale esotico in un canale e il rischio dell’ennesimo abbandono
10 Febbraio 2026
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Alligatore paestum facebook
L'alligatore avvistato a Capaccio Paestum (Salerno)

Un alligatore nei canali di Capaccio Paestum, tra le bufale della mozzarella Dop e i templi greci patrimonio Unesco. Lo spaventoso avvistamento di lunedì 9 febbraio ha fatto scattare ore di ricerche con droni, esche e squadre di vigili del fuoco, ma anche dubbi: è davvero il temuto rettile quello visto nelle acque salernitane? Le autorità stanno valutando l’attendibilità dell’avvistamento, ascoltando l’uomo che ha fatto partire la segnalazione e analizzando le immagini circolate sui social,che non sembrano ritoccate.

L’avvistamento e la foto sui social

Tutto comincia lunedì mattina nel canale consortile Laura Nuova, tra le località Gromola e Laura, a pochi passi dagli allevamenti di bufale che producono la celebre mozzarella di Paestum. Un imprenditore locale, titolare di una struttura ricettiva, nota qualcosa di insolito nell’acqua: un rettile di grandi dimensioni, con la caratteristica sagoma di un alligatore. Scatta alcune foto e lancia immediatamente l’allarme alla polizia municipale.

Le immagini diventano virali in poche ore grazie all’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo di Capaccio Paestum, che le pubblica su Facebook avvisando la popolazione. Il comandante della polizia municipale, maggiore Antonio Rinaldi, attiva subito una rete di intervento: Carabinieri Forestali, Consorzio di Bonifica di Paestum, Guardie Ecozoofile, Wwf e volontari dei vigili del fuoco.

Nel canale vengono collocate esche in quattro punti diversi, l’area è sorvolata con droni e blindata, con invito alla popolazione a non avvicinarsi. “Riteniamo la fonte attendibile, non pensiamo si tratti di un’immagine realizzata con intelligenza artificiale”, dichiara Rinaldi a Repubblica, sottolineando che “mai ci era capitato un caso del genere”.

Le ipotesi: abbandono illegale o burla?

Le autorità lavorano su tre scenari. Il primo: qualcuno deteneva illegalmente l’animale esotico e, quando le dimensioni sono diventate ingestibili, lo ha liberato nel canale. Un classico nelle cronache italiane, dove alligatori, pitoni e camaleonti vengono acquistati cuccioli e poi abbandonati in natura quando diventano troppo grandi o aggressivi.

La seconda ipotesi è la fuga accidentale da un allevamento non autorizzato o da una struttura privata che deteneva l’esemplare senza permessi.

La terza, più cinica, è lo scherzo: un finto alligatore posizionato ad arte per creare allerta, magari in clima carnevalesco. Rinaldi esclude che si tratti di Ai, ma lascia aperta l’ipotesi di un giocattolo (molto) realistico o di una montatura.

Al momento in cui scriviamo, le ricerche sono ancora in corso e l’animale non è stato catturato né identificato con certezza.

Detenzione di animali esotici: cosa dice la legge italiana?

Ma a proposito di detenere un alligatore in Italia, cosa dice la legge? Si parta dal fatto che la detenzione di animali esotici non è illegale, ma richiede specifiche autorizzazioni e controlli rigorosi. La normativa si basa su tre pilastri: la Convenzione Cites (Convention on International Trade of Endangered Species), recepita in Italia con la legge 150/1992, il Regolamento UE 338/1997 e il Regolamento UE 1143/2014 sulle specie invasive.

Gli alligatori rientrano tra le specie tutelate dalla Cites, pertanto chi li detiene deve possedere un certificato rilasciato dall’Autorità di Gestione Cites (incardinata presso il Ministero dell’Ambiente) che attesti l’origine legale dell’animale. È inoltre obbligatorio conservare la fattura o il documento di cessione da parte di un allevatore o venditore autorizzato, con i dati completi dell’esemplare e del cedente. Chi vuole tenere un alligatore in casa deve presentare richiesta formale al Comune, che a sua volta coinvolge la Asl competente per un sopralluogo: viene verificata l’idoneità della struttura di detenzione, la capacità del proprietario di garantire cure veterinarie specialistiche, alimentazione adeguata e condizioni compatibili con la biologia della specie.

Sul fronte penale, l’abbandono è un reato sanzionato dall’articolo 727 del Codice penale secondo cui: “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro”. La pena si applica anche a chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, arrecando gravi sofferenze.

Se l’animale viene confiscato per detenzione illegale o abbandono, l’Autorità di Gestione Cites dispone l’affidamento secondo un ordine di priorità: rinvio allo Stato esportatore (a spese del trasgressore), affidamento a strutture pubbliche o private idonee (zoo, centri di recupero, istituti scientifici), o in casi estremi l’eutanasia qualora le condizioni di salute siano irreversibili. La responsabilità sul trattamento degli animali confiscati, che deve rispettare la convenzione Cites e il benessere animale, è in capo al Ministero dell’Ambiente.

I precedenti: l’Italia e i rettili abbandonati

Non è la prima volta che l’Italia si trova a cacciare rettili esotici in fiumi e canali. A luglio 2025, un caso quasi identico ha tenuto banco a Ladispoli (Roma), dove una segnalazione parlava di un caimano nel fiume Sanguinara. Poliziotti, carabinieri, vigili urbani e Protezione Civile hanno perquisito l’area fino all’una di notte, senza mai trovare l’animale. Il sindaco Alessandro Grando aveva invitato alla prudenza via Facebook, ma alla fine si trattò probabilmente di un falso allarme.

In altre regioni, invece, si sono registrati avvistamenti confermati: pitoni reticolati in Toscana, iguane giganti in Puglia, testuggini dalle guance rosse (specie invasiva) nelle acque del Po. Il fenomeno è alimentato dal commercio legale e illegale di animali esotici, spesso acquistati online senza verifiche sulla capacità del proprietario di gestirli per decenni. Quando diventano troppo costosi o pericolosi, vengono abbandonati.

Il risultato è un doppio danno: l’animale, spesso non adatto al clima italiano, soffre o muore; l’ecosistema locale rischia di essere alterato dall’introduzione di predatori estranei. Senza contare il rischio per chi si imbatte in un alligatore adulto pensando di essere in Campania, non in Florida.

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