La Nasa lancia l’allarme. Non solo il livello globale dei mari si sta alzando, ma lo sta facendo più velocemente di quanto previsto. Nel 2024 il tasso di aumento è stato di 0,59 centimetri rispetto al tasso previsto di 0,43 centimetri all’anno: può sembrare poco ma è il 37% in più. E va inserito in un trend di crescita che nel medio e lungo periodo avrà molte conseguenze, tutte indesiderate.
“Ogni anno è un po’ diverso, ma ciò che è chiaro l’oceano continua a salire e il tasso di aumento sta diventando sempre più rapido”, ha commentato Josh Willis, ricercatore del livello del mare presso il Jet Propulsion Laboratory della Nasa nella California meridionale.
Le cause
L’agenzia spaziale statunitense ha spiegato cosa è successo nel 2024: un insolito riscaldamento degli oceani, combinato con lo scioglimento dei ghiacciai terrestri.
Il livello dei mari infatti si alza per due motivi, evidenzia la Nasa. Il primo è lo scioglimento delle calotte glaciali e dei ghiacciai, che riversano nei mari acqua dolce, un fenomeno di solito responsabile di circa 2/3 dell’innalzamento delle acque. Basti pensare che i ghiacciai dell’arco alpino solo negli ultimi due anni hanno perso il 10% del proprio volume.
Il secondo motivo è dovuto all’espansione dell’acqua dell’oceano mentre si riscalda, ovvero all’espansione termica, che contribuisce per circa un terzo ad alzare il livello marino.
Quello che è successo nel 2024 è che le due cause si sono invertite, con due terzi dell’innalzamento del livello del mare derivanti dall’espansione termica. D’altronde il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, e questo si è riflesso anche sul riscaldamento degli oceani.
Il 2024 è stato anche l’anno de El Niño, fenomeno che porta una grande massa d’acqua calda normalmente situata nell’Oceano Pacifico occidentale nel Pacifico centrale e orientale e che potrebbe aver contribuito all’impennata registrata dalla Nasa. Così come possono avere avuto un ruolo venti più violenti.
“Con il 2024 come anno più caldo mai registrato, gli oceani in espansione della Terra stanno seguendo l’esempio, raggiungendo i livelli più alti degli ultimi tre decenni“, ha affermato Nadya Vinogradova Shiffer, responsabile dei programmi di oceanografia fisica e dell’Integrated Earth System Observatory presso la sede centrale della Nasa a Washington.
Questa animazione mostra l'aumento del livello medio globale del mare dal 1993 al 2024 in base ai dati di cinque satelliti internazionali. L'espansione dell'acqua mentre si riscalda è stata responsabile della maggior parte del tasso di aumento più alto del previsto nel 2024.
Studio di visualizzazione scientifica della NASA
Fatto sta che da quando è iniziata la registrazione satellitare dell’altezza degli oceani, il tasso di innalzamento annuale del livello del mare è più che raddoppiato. In totale, il livello globale del mare è aumentato di 10 centimetri dal 1993 ad oggi.
Secondo le proiezioni dell’agenzia Usa, se le emissioni di gas serra non verranno ridotte nel 2040 il livello dei mari potrebbe essere più alto di quasi 17 cm, e nel 2100 di circa mezzo metro.

Un miliardo di persone a rischio
Questi dati, che potrebbero anche essere sottostimati, lasciano poco ottimismo alle tantissime popolazioni che vivono in zone costiere, per non parlare di chi abita sugli atolli, per i quali prefigurano un futuro letteralmente sott’acqua.
Secondo il Copernicus Marine Service, circa il 10% della popolazione mondiale, ovvero circa 900 milioni di persone, vive in aree costiere situate a meno di 10 metri sul livello del mare. I problemi sono molteplici: l’innalzamento dei mari porta con sé erosione costiera, inondazioni più frequenti, la perdita di habitat per la fauna e non da ultimo la contaminazione delle falde acquifere con l’acqua salata, cosa che a sua volta provoca difficoltà nell’approvvigionamento idrico a scopo potabile e per l’agricoltura.
Potrebbe quindi diventare necessario spostare intere comunità e ricostruire le infrastrutture. Secondo la World Bank (Banca Mondiale), entro il 2050 circa 216 milioni di persone nel mondo potrebbero diventare migranti climatici interni, con una parte significativa proveniente da zone costiere.
Le regioni più vulnerabili sono il Sud-est asiatico (Delta del Mekong, Golfo del Bengala), l’Africa occidentale (Delta del Niger), le Isole del Pacifico (Kiribati, Tuvalu, Maldive), la costa orientale degli Stati Uniti (New York, Miami).
Ma come riporta anche il Guardian, il Mediterraneo sta già vedendo le conseguenze: ad Alessandria d’Egitto, ad esempio, 280 edifici sono crollati in 20 anni a causa dell’innalzamento del livello del mare e dell’erosione costiera. Anche per il Mare del Nord, già sotto il livello del mare, sembra inevitabile una certa distruzione.
Possiamo fare qualcosa? Sembra ancora di sì. La stessa Nasa nel lanciare il suo allarme allo stesso tempo sottolinea la necessità di agire con urgenza per ridurre le emissioni di gas serra e per mettere in piedi adeguate strategie di adattamento.