“Turisti defecano nei giardini delle case”, una città in Giappone cancella la festa dei ciliegi in fiore

Le autorità di Fujiyoshida, cittadina ai piedi del Monte Fuji, hanno annunciato la cancellazione del festival dei ciliegi in fiore
6 Febbraio 2026
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Fiori ciliegio japan ftg ipa
Stagione della fioritura in Giappone (Fotogramma/Ipa)

In un mondo dove la ricerca dello scatto perfetto da pubblicare sui social sta ridefinendo i confini del viaggio, arriva dal Giappone un segnale forte e chiaro sulla necessità di un turismo più sostenibile. Le autorità di Fujiyoshida, cittadina situata ai piedi del Monte Fuji, hanno annunciato la cancellazione dell’annuale festival dei ciliegi in fiore (sakura) presso l’Arakurayama Sengen Park.

La decisione, drastica ma necessaria, è figlia di una situazione ormai fuori controllo: un’ondata di overtourism che minaccia non solo l’ambiente, ma la dignità stessa dei residenti.

Ciliegi fioriti giappone ipa ftg
Castello di Osaka, Giappone (Ipa/Ftg)

Il “rischio” della popolarità

Quella che oggi è una delle mete più “instagrammabili” del mondo non è sempre stata sotto i riflettori. Solo dieci anni fa, l’amministrazione locale aveva lanciato il festival proprio per promuovere l’area e attirare visitatori. Tuttavia, la combinazione tra la popolarità esplosiva alimentata dai social media e la debolezza dello yen ha trasformato Fujiyoshida in una calamita per folle ingestibili, con punte di 10.000 visitatori al giorno durante il picco della fioritura.

Quello che era nato come un progetto di sviluppo locale è diventato un incubo logistico. Il sindaco Shigeru Horiuchi ha dichiarato senza mezzi termini che la situazione è diventata una “crisi” che minaccia la vita pacifica dei cittadini. “Per proteggere la dignità e l’ambiente di vita dei nostri concittadini, abbiamo deciso di chiudere il sipario su questo festival decennale”, ha spiegato il primo cittadino.

Quando l’overtourism colpisce il tessuto sociale

La sostenibilità sociale è al centro di questa decisione. I residenti di Fujiyoshida hanno segnalato comportamenti che superano ogni limite di decenza e rispetto:

Violazione della proprietà privata: turisti che aprono le porte delle case private senza permesso per usare il bagno.

Degrado ambientale: defecazione e minzione nei giardini privati e abbandono di mozziconi di sigarette e rifiuti.

Pericoli per la sicurezza: congestione cronica del traffico e turisti che occupano i marciapiedi per scattare foto, costringendo i bambini che vanno a scuola a camminare in mezzo alla strada.

Nonostante la cancellazione del festival, che comporta l’interruzione della promozione ufficiale e delle bancarelle di souvenir, le autorità sanno che i ciliegi fioriranno comunque e che i turisti continueranno ad arrivare. Per questo, la città si sta comunque preparando a gestire un grande afflusso di persone nei mesi di aprile e maggio.

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Turisti fotografano la fioritura in Giappone (Ipa/Fotogramma)

Il caso di Fujiyoshida non è isolato. Solo l’anno scorso, la vicina città di Fujikawaguchiko ha dovuto installare una grande barriera nera per bloccare la vista del Monte Fuji ed evitare che i turisti si assembrassero in modo pericoloso e incivile per una foto. Un fenomeno che si espande anche da noi, in Italia, dove solo pochi giorni fa, a Roma, è stata introdotta una tariffa di 2 euro per accedere all’area panoramica della Fontana di Trevi.

Questi eventi ci ricordano che il turismo, se non gestito con criteri di sostenibilità ambientale e sociale, rischia di distruggere proprio ciò che i viaggiatori cercano: la bellezza e l’autenticità dei luoghi. La sfida per il futuro non è smettere di viaggiare, ma imparare a farlo rispettando il “diritto alla quiete” di chi quei luoghi li vive ogni giorno.

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