Prenotare è facile, arrivare no: il nodo dell’ultimo km nel turismo italiano

Autobus e pullman coprono l’ultimo tratto del viaggio ma restano poco visibili nei sistemi di prenotazione
28 Marzo 2026
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Turista valigia bus canva

Prenotare un viaggio in Italia è diventato un processo rapido e lineare. In pochi passaggi si acquistano volo, treno, hotel, spesso anche attività e ingressi. La sequenza è ordinata, i prezzi sono comparabili, le alternative sono visibili. Poi il viaggio si concretizza. Il turista arriva, esce da aeroporto o stazione, e si trova davanti a una fase meno strutturata: organizzare lo spostamento finale. Non è un dettaglio residuale, è il passaggio in cui un sistema altamente digitalizzato torna frammentato.

Nel 2024, secondo l’Istat, l’Italia ha registrato oltre 466 milioni di presenze turistiche. La crescita è stata trainata dalla componente internazionale, che ha superato il 54% del totale. Il dato segnala una domanda forte e stabile. Ma segnala anche una pressione crescente sugli snodi di accesso e sui sistemi di mobilità locale. L’esperienza del viaggio non si esaurisce nella prenotazione né nel soggiorno. Si misura nella continuità tra le due fasi. Ed è proprio in questo passaggio che emergono le principali discontinuità.

Il trasporto su gomma nella mobilità turistica italiana

Il trasporto passeggeri su gomma rappresenta una componente strutturale della mobilità italiana. Il parco complessivo di autobus, pullman e filobus si colloca intorno alle 100 mila unità. Si tratta di una base ampia, che include trasporto pubblico locale, servizi interurbani e noleggio con conducente. All’interno di questo insieme, il segmento dei pullman turistici svolge una funzione specifica: collegare i grandi nodi di accesso con una rete territoriale molto diffusa e spesso non servita da infrastrutture ferroviarie dirette.

A livello europeo, il peso del settore è misurabile in modo preciso. Secondo International Road Transport Union, gli autobus rappresentano circa lo 0,3% dei veicoli circolanti ma generano il 9% del traffico passeggeri su strada. Il rapporto tra numero di mezzi e volume di trasporto indica una capacità elevata di movimentazione collettiva. L’Italia contribuisce in modo rilevante a questo dato, con oltre il 20% del trasporto passeggeri su autobus nell’Unione europea.

Nel contesto turistico, il ruolo dei pullman è legato soprattutto al cosiddetto ultimo miglio. Non si tratta della tratta principale del viaggio, ma del segmento che connette l’hub alla destinazione finale. Un autobus può trasportare tra 40 e 80 passeggeri e sostituire, secondo stime di settore, fino a 30 automobili. Questo incide direttamente su congestione urbana, accessibilità delle aree centrali e gestione dei flussi turistici organizzati.

La funzione è chiara. Meno chiaro è il livello di integrazione del servizio nei sistemi attraverso cui il viaggio viene oggi progettato e acquistato. Il trasporto su pullman, pur essendo diffuso e strutturalmente rilevante, resta spesso fuori dai principali canali digitali. Non è un problema di disponibilità dell’offerta. È un problema di accesso e di rappresentazione.

Piattaforme digitali e servizi non standardizzati

Il mercato del turismo è oggi organizzato intorno a piattaforme che aggregano servizi standardizzabili. Disponibilità in tempo reale, prezzi leggibili, acquisto immediato, condizioni uniformi. Questo modello funziona bene per voli, treni, strutture ricettive, ma funziona meno per servizi caratterizzati da variabilità operativa.

Il trasporto su pullman rientra in questa seconda categoria. Le tratte non sono sempre fisse, i servizi possono essere su richiesta, le condizioni operative dipendono dal contesto locale: accessi regolati, Ztl, stagionalità, eventi, caratteristiche del gruppo. Questa complessità rende più difficile l’inserimento del servizio nei grandi sistemi di prenotazione.

Il risultato è una asimmetria evidente. Il viaggio principale è acquistabile in modo integrato, il trasferimento finale spesso, no. Il turista è costretto a cercare soluzioni separate, con livelli di informazione e trasparenza inferiori. La continuità dell’esperienza si interrompe nel momento in cui diventa più concreta.

In questo contesto si inserisce la posizione di Marco Todde, coordinatore di AN.BTI-Confcommercio, che individua nel mancato accesso ai grandi portali una criticità strutturale per il settore. Secondo i dati dell’Osservatorio AN.BTI, il comparto conta circa 25 mila imprese, per l’80% piccole e medie. Una rete capillare, ma poco visibile nei canali globali.

La proposta avanzata – integrare il trasporto professionale nei sistemi di prenotazione del viaggio – va interpretata come una risposta a questa asimmetria. Non come soluzione unica, ma come tentativo di ridurre la distanza tra domanda e offerta. Il punto non è solo commerciale, è legato alla struttura del mercato. Le piattaforme selezionano ciò che è standardizzabile, ciò che non lo è tende a rimanere ai margini.

Questo meccanismo ha conseguenze operative: riduce la visibilità delle imprese locali, sposta la domanda verso servizi più facilmente accessibili, introduce elementi di incertezza nella fase finale del viaggio. In alcuni casi, secondo le categorie, può favorire anche forme di offerta irregolare, in presenza di domanda immediata e informazioni incomplete.

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