I residenti di Parigi hanno votato sì a un referendum che chiedeva di vietare il percorso delle auto in 500 strade della città. Una scelta insolita dato che le restrizioni sono per lo più invise ai cittadini, che non vogliono limiti alla propria libertà di movimento, inclusa la scelta dei mezzi da prendere. La società civile è mediamente d’accordo sulla necessità di ridurre le emissioni, ma raramente accetta di fare dei sacrifici per questo obiettivo.
I residenti di Parigi, invece, hanno mostrato un grande senso di comunità, quasi dando seguito alle parole di John Fitzgerald Kennedy che, insediandosi come 35° presidente negli Usa (1961), disse agli americani: “Non chiedete cosa può fare il vostro Paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese”. Incluso il potere di cambiare le cose con gli strumenti di democrazia diretta, come il referendum.
Il voto favorevole dei parigini lascia ben sperare in vista delle altre iniziative poste in atto dalla sindaca Anne Hidalgo per ridurre l’uso delle auto e migliorare la qualità dell’aria.
I risultati del referendum
Si tratta del terzo referendum di questo tipo a Parigi negli ultimi tre anni, dopo il voto favorevole del 2023 al referendum che vietava i monopattini elettrici a noleggio, e la decisione dell’anno scorso di triplicare le tariffe per il parcheggio dei grandi Suv. Una proposta quest’ultima che piace anche alla giunta di Milano, ma deve fare i conti con le critiche dell’opposizione e, in parte, della società civile.
Intanto, Parigi dimostra con i numeri i risultati delle politiche green: i dati del Comune dicono che il traffico automobilistico in città si è più che dimezzato da quando le forze politiche di sinistra amministrano la città, ormai da quasi vent’anni.
Circa due parigini su tre (il 65,96%) hanno votato a favore della misura, mentre il 34,04% l’ha respinta. Il referendum eliminerà altri 10mila posti auto a Parigi, che si aggiungeranno ai 10mila rimossi dal 2020. I residente parigini, circa due milioni, saranno avvisati su quali strade verranno chiuse al traffico automobilistico.
L’impegno green di Anne Hidalgo
Anne Hidalgo amministra la capitale francese dal 2014 e in questi undici anni ha promosso l’idea di una mobilità sostenibile, impedendo che la auto diventino “padrone della strada”, come succede spesso in Italia. Non a caso, il nostro Paese ha gravi carenze nel trasporto pubblico ed è primo in Europa per rapporto auto/abitante.
Oltre ai referendum già citati, tra le prime decisioni dell’amministrazione Hidalgo c’è stata la chiusura al traffico dei viali lungo le rive della Senna, seguita dalla creazione di circa 1.300 chilometri di nuove piste ciclabili cittadine. Sotto la sua guida, Parigi ha anche ridotto la circolazione delle auto su Rue de Rivoli, una delle strade più famose nel centro città, accanto al Museo del Louvre.
Nonostante i progressi degli ultimi anni, Parigi è in ritardo rispetto alle altre capitali europee in termini di infrastrutture green (tra cui anche giardini privati, parchi, strade alberate) che costituiscono solo il 26% dell’area cittadina rispetto alla media delle capitali europee del 41%, secondo quanto riporta Reuters.
Il referendum approvato domenica scorsa dovrebbe coinvolgere dalle sei alle otto vie per ciascuno dei 20 arrondissement in cui è suddivisa Parigi. Le 500 strade da pedonalizzare porteranno il numero totale dei “polmoni verdi” a quasi 700, quasi un decimo delle strade della capitale. I lavori dovrebbero durare dai tre ai quattro anni con una spesa stimata di 500mila euro per ciascuna via.
L’impatto green della leadership femminile
I progressi green apportati dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo si incrociano con uno studio condotto dall’Università di Pisa, secondo cui le regioni con le donne in posizione di leadership politica hanno una qualità dell’aria sensibilmente migliore.
La ricerca, pubblicata sull’European Journal of Political Economy, ha analizzato 230 regioni dei 27 Paesi dell’Unione Europea, rivelando che l’empowerment politico delle donne è legato a politiche ambientali più rigorose e sostenibili. “I nostri risultati evidenziano una relazione positiva tra l’empowerment politico delle donne e la qualità dell’aria,” ha spiegato la professoressa Lisa Gianmoena, coautrice dello studio. “Questo suggerisce che le donne, quando occupano posizioni di potere, tendono ad adottare politiche ambientali più severe e orientate alla sostenibilità rispetto alle regioni governate da uomini. Questo fenomeno può essere attribuito alla loro maggiore sensibilità e al loro impegno sociale”.
Gli 11 anni di amministrazione Hidalgo sembrano confermare la correlazione. Così come, oltreoceano, Donald Trump sembra confermare l’altro lato della medaglia e prova ad affondare gli Accordi sul clima che proprio nella capitale francese hanno visto la luce.