Se pensiamo all’inquinamento, la nostra mente evoca immagini di metropoli soffocate dai gas di scarico di auto e fabbriche oppure di acque del mare sempre più intasate da rifiuti di plastica. Ma esiste un’altra tipologia in inquinamento fino a pochi decenni fa inconsistente ovvero l’impatto atmosferico dei detriti spaziali e dei satelliti che rientrano in atmosfera. Si tratta dei cosiddetti rifiuti orbitali o detriti spaziali il cui impatto sull’atmosfera è stato per la prima volta rilevato da uno studio scientifico. Nel caso specifico, gli scienziati si sono focalizzati sulla scia lasciata da un vettore Falcon 9 di SpaceX che il 19 febbraio 2025 è rientrato in atmosfera dopo aver portato in orbita diversi satelliti Starlink.
I dati dello studio scientifico
Il risultato della ricerca, pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment del Gruppo Nature, dimostra l’inquinamento atmosferico dovuto al rientro del razzo, che è stato calcolato in una quantità di litio 10 volte superiore ai livelli naturalmente presenti in atmosfera. Le rilevazioni sono state effettuate dagli scienziati del Liebniz Institute of Atmospheric Physics, in Germania mediante l’utilizzo di un lidar, uno strumento di telerilevamento laser. Proprio tale strumento, il 20 febbraio 2025, all’1.20 di notte, ha rilevato un aumento improvviso di litio, elemento normalmente presente in atmosfera in piccole tracce, pari a 10 volte i livelli normali. L’origine più probabile di tale inquinamento è stata quindi collegata alla combustione dello stadio superiore di un razzo Falcon 9 rientrato in atmosfera in modo incontrollato sull’Oceano Atlantico, a ovest dell’Irlanda, circa venti ore prima della rilevazione. Pur trattandosi di uno studio effettuato su un singolo caso specifico, potrebbe rappresentare il primo passo per osservazioni su larga scala per meglio comprendere l’impatto di questa tipologia di inquinamento.
L’inquinamento arriva dall’alto
Lo studio sopra citato rappresenta una delle prime rilevazioni ufficiali e pubblicate dell’inquinamento da detriti spaziali e apre la strada verso lo studio di un fenomeno tanto subdolo quanto fino ad oggi poco approfondito. Considerando il fatto che l’orbita terrestre è sempre più affollata di satelliti e lo sarà sempre di più con le cosiddette mega-costellazioni satellitari, si rischia di avere un flusso pressoché costante di emissioni di metalli nella fascia alta dell’atmosfera. Infatti, al momento del rientro in atmosfera di un razzo utilizzato per la messa in orbita di satelliti, il suo stadio superiore oltre a ridursi in frammenti, viene sottoposto a temperature estreme, anche di diverse migliaia di gradi, il che porta alla fusione o vaporizzazione dei metalli presenti nella struttura, quali alluminio, litio, rame, titanio, piombo, liberando in atmosfera miscele inquinanti di composti chimici. È importante sottolineare che l’inquinamento negli strati alti dell’atmosfera – nella fascia tra 80 e 110 km sopra la superficie terrestre- influenza l’equilibrio della stratosfera e degli strati di ozono, che sono fondamentali per proteggere la vita sulla Terra dall’azione delle radiazioni ultraviolette.