Stem, il paradosso del talento femminile tra competenze digitali e barriere di genere

I genitori sono molto più propensi a immaginare un futuro scientifico per i figli maschi rispetto alle femmine, anche a parità di risultati scolastici
11 Febbraio 2026
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Ragazze stem canva

Le ragazze tra i 16 e i 19 anni superano i coetanei maschi nelle competenze informatiche di base, ma la loro presenza nei percorsi scientifici e nel mercato del lavoro tecnologico resta marginale. Un divario che affonda le radici negli stereotipi sociali e che oggi rappresenta una sfida cruciale per la sostenibilità sociale e la crescita dell’Italia.

In occasione della Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza che ricorre oggi 11 febbraio, l’Italia celebra la III Settimana nazionale delle discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), mai dati evidenziano un paradosso che interroga il nostro modello di sviluppo.

Il talento sprecato: ragazze più brave, ma meno presenti

Il dato che emerge dalle analisi europee elaborate da Openpolis è sorprendente: nella fascia d’età 16-24 anni, la dinamica di genere si inverte rispetto alla popolazione adulta. In Europa, il 72,16% delle ragazze possiede competenze informatiche almeno di base, contro il 67,93% dei ragazzi. Anche in Italia questa tendenza è confermata: tra i giovanissimi, la forbice vede le ragazze in vantaggio di circa 3,5 punti percentuali (60,9% contro 57,36%).

Questo potenziale non si traduce in carriere professionali. Nel settore dell’Ict (Information and Communication Technology) in Italia, ben 8 lavoratori su 10 sono uomini (82,9%). Le donne rappresentano solo il 17,1% degli occupati in questo ambito, segnando uno dei divari più profondi nel mercato del lavoro contemporaneo.

Le radici del divario: tra banchi di scuola e aspettative familiari

Ma perché le ragazze, pur avendo le basi tecniche, non scelgono le Stem? La risposta risiede in gran parte nei condizionamenti sociali e familiari. Secondo i dati Ocse-Pisa, i genitori sono molto più propensi a immaginare un futuro scientifico per i figli maschi rispetto alle femmine, anche a parità di risultati scolastici.

Questo clima culturale genera una minore fiducia delle studentesse nelle proprie capacità matematiche, un fattore che incide direttamente sul rendimento. Così, anche se a livello nazionale le ragazze registrano più insufficienze in matematica rispetto ai ragazzi (47% contro 41,2% in terza media), il divario scompare totalmente quando si confrontano studenti con lo stesso livello di autostima.

È interessante notare come esistano delle eccezioni territoriali: in province come Nuoro, Piacenza, Sondrio ed Enna, le ragazze mostrano meno difficoltà dei ragazzi nelle competenze numeriche.

Perché è una questione di sostenibilità sociale

Promuovere le discipline Stem non è solo una necessità economica, ma un pilastro della sostenibilità sociale. Le competenze digitali legate all’intelligenza artificiale, ai big data e alla cybersecurity sono quelle che cresceranno di più nei prossimi cinque anni secondo il World Economic Forum. Escludere le donne da questi percorsi significa alimentare le disuguaglianze:

Economiche: i settori Stem garantiscono spesso maggiore stabilità e salari più elevati.

Di capitale umano: l’Italia soffre già di una bassa quota di laureati Stem rispetto alla media europea (solo il 21% dei laureati triennali, dato inferiore alla media Ocse).

Di inclusione: senza una alfabetizzazione di massa, i processi di digitalizzazione rischiano di lasciare indietro ampie fette di popolazione, specialmente chi vive in condizioni di vulnerabilità economica.

La sfida del Pnrr e della scuola

Per abbattere queste barriere, l’approccio didattico deve cambiare. Non si tratta solo di nozioni, ma di promuovere il pensiero logico e la risoluzione di problemi complessi attraverso metodi laboratoriali e cooperativi. In questo senso, si parla sempre più di Steam, includendo la “a” di arte per integrare creatività e rigore scientifico, superando la storica separazione tra cultura umanistica e scientifica.

Il Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha messo in campo investimenti significativi, come il piano “Scuola 4.0”, che prevede la trasformazione di 100.000 classi in ambienti di apprendimento connessi e la creazione di laboratori per le professioni digitali.

La sfida, però, resta culturale. Solo scardinando l’idea che le materie scientifiche siano un “mondo per soli uomini” potremo garantire alle nuove generazioni gli strumenti per abitare il futuro con consapevolezza e parità di diritti.

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