“Sostenibilità è una parola sotto attacco“, ha detto il presidente di ASviS Enrico Giovannini, mentre il linguaggio della politica si sposta sempre più dal Green Deal alla transizione, ha sottolineato Patty Pavanelli (Movimento 5 Stelle). Consapevoli che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare“, ha ribadito Luca Squeri, deputato di Forza Italia. Al di là delle definizioni, il punto vero è proprio questo: passare dalle parole all’azione, trasformando gli obiettivi ambientali in politiche concrete, investimenti e opportunità per imprese e cittadini. Un tema complesso e attuale, di cui si è parlato oggi, 15 ottobre, nel corso dell’evento Adnkronos Q&A ‘Sostenibilità, le nuove parole chiave‘, che ha messo a confronto istituzioni, politica e mondo della ricerca al Palazzo dell’Informazione a Roma.
Dati preoccupanti, ma si può agire: i punti di ASviS
A richiamare l’attenzione sulle difficoltà del percorso è stato in primis Giovannini, che ha ricordato l’uscita degli Stati Uniti dall’Agenda 2030 e come invece l’Europa continui a perseguirne gli obiettivi. E a buona ragione: i dati sono “molto preoccupanti a livello globale, europeo e italiano”, ha spiegato con riferimento al prossimo rapporto annuale dell’ASviS, che verrà presentato il 28 ottobre alla Camera dei deputati. “Su povertà, disuguaglianze e qualità degli ecosistemi terrestri, governance l’Italia è in una situazione peggiore rispetto al 2010”, ha anticipato.
Cosa si può fare dunque? Giovannini ha indicato alcune priorità: la prima è finanziare nella legge di bilancio il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, sul quale “sostanzialmente non stiamo mettendo fondi”, e “creare un comitato interministeriale” ad hoc, in modo che governo, Regioni, Comuni possano mettere in campo le misure necessarie.
Occorre poi rivedere il Piano nazionale integrato energia e clima, puntando sull’efficienza energetica e non soltanto sulla transizione energetica; accelerare in modo importante sulle rinnovabili; “bilanciare la tutela del patrimonio culturale e la tutela della vita delle persone”; dare attuazione al Piano nazionale di ripristino della natura, una “grande opportunità per creare posti di lavoro, per mettere in sicurezza i nostri territori e per ricreare quella biodiversità che sta uccidendo le rese dei raccolti”.
Fondamentale anche utilizzare le risorse disponibili: secondo Giovannini, l’Italia ha destinato alla transizione soltanto il 9% dei proventi del sistema Ets destinati alla transizione ecologica: “Il resto ci abbiamo tagliato il deficit o scelto di fare altre cose, ad esempio la Flat tax”.
Agire prevenendo
Agire dunque, soprattutto ‘prima’. Per Alessandra Gallone, presidente dell’Ispra, il punto centrale della questione è infatti la prevenzione del rischio, semplicemente perché “prevenire i danni è generalmente molto meno costoso che doverli ripianare”. “Oggi abbiamo bisogno non soltanto di nuove parole ma soprattutto di una nuova capacità di trasformare in azioni responsabilità condivise e opportunità concrete per il nostro Paese”.
Per la manager i passi da fare sono due: il primo è “superare l’idea che esistano tante sostenibilità diverse”, creando “una visione complessiva nella quale ambiente, economia, società, energia siano connessi”: è quello che si chiama “ecologia integrale”. Il secondo è andare oltre “la contrapposizione, ormai anacronistica, tra ambiente e crescita economica”.
Come fare tutto ciò? Attraverso la conoscenza, ovvero “il possesso di dati strategici”, fondamentali per governare e per capire se le misure intraprese funzionano. Per questo, per Gallone la parola centrale è “alleanza” tra “il mondo della ricerca, dell’impresa, delle istituzioni”, in modo che lavorino per mantenere allo stesso tempo “il benessere delle persone e la tutela ambientale, attraverso anche le nuove tecnologie”.
“Green Deal nato in contesti molto diversi”
Sicuramente gli obiettivi ambientali si muovono oggi in uno scenario molto cambiato rispetto a solo pochi anni fa. “Uno scenario da incubo”, lo definisce Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, caratterizzato da guerre e crisi dei carburanti. Corazza ha sottolineato l’importanza di “tenere la barra dritta sulla sostenibilità”, consapevoli che “la sfida è mantenere gli obiettivi climatici conciliandoli con sicurezza energetica e competitività industriale”.
“Nessuno mette in discussione l’impianto e gli obiettivi del Green Deal”, ma oggi questo “deve confrontarsi con il costo dell’energia e la dipendenza dalle materie prime strategiche”, ha precisato. Occorre dunque correggere il tiro “di scelte fatte in contesti molto diversi”, ha spiegato ancora menzionando in particolare il meccanismo degli Ets, che attualmente “aumenta il costo dell’energia e penalizza la base manifatturiera europea”.
“Non a caso la presidente della Commissione nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione ha parlato di energia a presti accessibili e non solo di sicurezza dell’approvvigionamento”, ha ha aggiunto.
“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare”
Concorde sulla necessità di essere pragmatici e di adattare gli strumenti agli scenari economici Luca Squeri, deputato di Forza Italia. La decarbonizzazione resta un obiettivo condiviso da tutti, per motivi ambientali ma anche di indipendenza strategica, ha sottolineato. Il dibattito è sul modo di realizzarla.
Come “una barca a vela cambia rotta quando cambia il vento”, ha spiegato Squeri, “va bene tenere la barra dritta verso il Green Deal, ma dipende dai venti: magari la rotta va modificata”.
Anche il deputato ha criticato l’impatto del sistema Ets, nato “giustamente per disincentivare l’utilizzo del gas rispetto all’obiettivo di decarbonizzare” ma che oggi, con i prezzi “a circa 80 dollari a gallone”, si è trasformato in “un onere micidiale”. “E non è una cosa contro il Green Deal ma di competitività”, ha chiarito, soprattutto per l’Italia, che “è legata al gas molto più degli altri Paesi europei”.
Per Squeri occorre “andare verso strategie sostenibili non solo a parole, ma con i fatti e senza far prevalere gli slogan”. Soprattutto, consapevoli che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il fare”, ovvero la realtà delle cose.
La dimensione sociale della transizione
E l’azione è al centro anche dell’intervento di Patty Pavanelli, deputata del Movimento 5 Stelle, che ha riportato l’attenzione sulla dimensione sociale della transizione, “che sia energetica o digitale”. Conta ciò che si realizza per famiglie, lavoratori e imprese, ha affermato: “Sostenibilità delle imprese, delle politiche sociali e salari, disuguaglianze di genere. Questi sono i temi importanti”.
Pavanelli ha dunque criticato i tagli alle risorse per le comunità energetiche e i ritardi nelle politiche industriali, chiedendo maggiori investimenti nelle rinnovabili, nell’economia circolare – “in cui siamo all’avanguardia” – e nelle tecnologie italiane.
“Abbiamo aziende innovative che vanno incentivate e moltiplicate“, ha sottolineato, aggiungendo che la transizione è vantaggiosa per le imprese: “Pensiamo anche al bilancio di sostenibilità e alla possibilità di avere agevolazioni anche per i lavoratori” e dunque benefit e sostenibilità della vita quotidiana delle persone.
