5,7 milioni di poveri in Italia: i dati Oxfam e il dramma della stagnazione salariale

La metà più povera della popolazione detiene solo il 7,4% della ricchezza nazionale
20 Gennaio 2026
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Ricchi poveri oxfam canva

L’Italia del 2026 è un Paese dove il lavoro ha smesso di essere un ascensore sociale per trasformarsi, per troppi, in una trappola di precarietà e bassa sussistenza. Mentre la ricchezza si concentra nelle mani di pochi, con il 5% più ricco delle famiglie che detiene il 49,4% del patrimonio nazionale, oltre 5,7 milioni di persone versano in povertà assoluta, impossibilitate ad acquistare beni e servizi essenziali.

Il nuovo report Oxfam “Nel baratro della disuguaglianza” scatta un’istantanea impietosa: tra il 2007 e il 2023 i redditi reali delle famiglie sono crollati mediamente dell’8,7%, alimentando una crisi di dignità che colpisce soprattutto giovani, donne e lavoratori intrappolati in contratti atipici.

Il dramma del lavoro povero

La stagnazione economica italiana non è un concetto astratto, ma una realtà che erode il potere d’acquisto e la dignità dei lavoratori da quasi vent’anni. Chi vive di lavoro dipendente ha subito una contrazione del reddito reale dell’11,4% tra il 2007 e il 2023, mentre per i lavoratori autonomi il crollo è stato ancora più drastico, sfiorando il 24%. Il fenomeno del lavoro povero è ormai strutturale e non più emergenziale: oggi il 31,1% dei dipendenti privati percepisce una retribuzione annua lorda inferiore al 60% del valore mediano.

Ricevere bassi salari in Italia non è uno stato provvisorio: per il 42% di questi occupati, la condizione di bassa retribuzione persiste per almeno sette anni su dieci, smentendo l’idea che si tratti di una fase di transizione verso impieghi migliori. Questa dinamica è alimentata da una “giungla” di contratti a termine, part-time involontari e somministrazione che indeboliscono sistematicamente il potere contrattuale dei lavoratori.

Il 5% detiene metà del patrimonio nazionale

Mentre la base della piramide sociale fatica a far fronte alle spese quotidiane, la vetta continua ad accumulare fortune senza precedenti, confermando l’Italia come il “Paese delle fortune invertite”. A metà del 2025, il 10% più ricco delle famiglie controllava quasi i tre quinti della ricchezza nazionale (59,9%), lasciando alla metà più povera della popolazione appena il 7,4% del patrimonio complessivo. Entrando nel dettaglio dell’élite, il 5% più ricco è titolare del 49,4% della ricchezza nazionale, una quota superiore allo stock totale detenuto dal 90% degli altri cittadini messi insieme. La forbice continua ad allargarsi in modo sproporzionato: tra il 2024 e il 2025, quasi due terzi dell’incremento della ricchezza nazionale sono stati incamerati da questo ristretto 5%, mentre alla metà più povera dei nuclei familiari è andato appena il 4,6% della crescita.

Persino all’apice estremo, la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata di 54,6 miliardi di euro in un solo anno, crescendo al ritmo di 150 milioni di euro al giorno.

5,7 milioni di poveri: negati beni e servizi

Il volto più crudo della disuguaglianza italiana è rappresentato dai 5,7 milioni di individui in povertà assoluta, un dato che include oltre 2,2 milioni di famiglie che non dispongono di risorse sufficienti per uno standard di vita dignitoso. In dieci anni, il numero di persone in condizioni di indigenza è aumentato di 1,6 milioni. Particolarmente critica è la questione abitativa: quasi la metà delle famiglie in povertà assoluta vive in affitto, un costo che arriva a erodere fino a un terzo del reddito familiare.

Nel solo 2024, sono stati emessi oltre 40.000 provvedimenti di sfratto, l’80% dei quali per morosità incolpevole. Questo disagio economico si traduce direttamente in una rinuncia ai diritti fondamentali: circa una persona su dieci nel 2024 ha dovuto rinunciare a esami o visite specialistiche a causa delle lunghe liste d’attesa o dell’impossibilità di pagare le prestazioni. La povertà assoluta colpisce duramente anche i minori, con un’incidenza del 13,8%, compromettendo le prospettive di futuro delle nuove generazioni.

Le proposte di Oxfam

Non bisogna commettere l’errore di considerare le persistenti disparità come un fenomeno casuale e ineluttabile – avvisa l’Oxfam -. Le disuguaglianze sono piuttosto il risultato di precise scelte che la politica ha compiuto negli ultimi decenni. Scelte che, in ambito economico, hanno permesso un’accresciuta concentrazione di potere (e annesse rendite di posizione) nelle mani di pochi, sospinta dal rilassamento delle politiche di tutela della concorrenza e “agevolata” dalla finanziarizzazione dell’economia e dalla sempre più marcata presenza del settore privato nella sfera pubblica. Scelte che hanno indebolito il potere contrattuale dei lavoratori, soprattutto quelli meno qualificati, e prodotto forti sperequazioni nei premi distribuiti dai mercati”. È per questi motivi che Oxfam propone alcune misure per migliorare la condizione sociale dei lavoratori.

Misure di contrasto alla povertà

  1. Riabbracciare un approccio universalistico che garantisca a chiunque si trovi in difficoltà la possibilità di accedere a uno schema di reddito minimo fruibile fino a quando la condizione persiste;
  2. Revocare le modifiche apportate all’Isee nelle ultime leggi di bilancio;
  3. Definire politiche organiche a sostegno del diritto all’abitare e stanziare investimenti pluriennali per ampliare l’offerta.

Misure per contrastare lavoro povero

  1. Promuovere un’azione decisa contro il lavoro nero e il lavoro grigio, incentivando i lavoratori che si ribellano e denunciano;
  2. Prevedere forti vincoli all’esternalizzazione del lavoro e reintrodurre limitazioni all’utilizzo dei contratti a tempo determinato, ricorrendo a poche, specifiche e stringenti causali;
  3. Stimolare accordi tra le parti sociali definendo i contratti collettivi principali;
  4. Introdurre un salario minimo legale;
  5. Promuovere incentivi occupazionali di qualità e sostenibili;
  6. Introdurre condizionalità alle imprese per l’accesso agli incentivi pubblici.

Misure in materia fiscale

  1. Riconsiderare il potenziamento della funzione redistributiva della leva fiscale, perseguire una generale ricomposizione del prelievo (con spostamento della tassazione dal lavoro a profitti, interessi, rendite finanziarie) e rafforzare l’equità del sistema impositivo, abbandonando il ricorso a esenzioni scriteriate o a regimi cedolari preferenziali;
  2. Introdurre un’imposta sui grandi patrimoni a carico dello 0,1% più ricco dei cittadini che si applicherebbe alla ricchezza personale netta in eccesso di 5,4 milioni di euro.
  3. Aumentare il prelievo sulle grandi successioni e donazioni per ridurre il regime di sostanziale favore sulle risorse ereditate o ricevute in dono che hanno scarse giustificazioni di merito;
  4. Non perseguire interventi condonistici che sviliscano la fedeltà fiscale, esasperino comportamenti opportunistici e accentuino iniquità orizzontali e verticali del sistema;
  5. Dare impulso a una serrata lotta all’evasone fiscale

In ambito internazionale

  1. Supportare la creazione di un organismo internazionale indipendente con mandato di vagliare i necessari interventi di riduzione/ristrutturazione e cancellazione del debito dei Paesi a basso e medio reddito;
  2. Riportare la cooperazione allo sviluppo al centro della politica estera italiana;
  3. Sostenere l’emissione regolare di Diritti Speciali di Prelievo e favorirne una maggiore allocazione a beneficio dei Paesi del Sud del mondo.
  4. Supportare l’istituzione di un Panel Internazionale sulle Disuguaglianze, come richiesto dalla taskforce speciale del G20.

Lo scopo è evitare che la situazione peggiori, perché, secondo Oxfam, “opporsi a tale deriva è oggi più che mai un imperativo categorico che richiede lo sviluppo di un’offerta politica, incardinata su istanze condivise di uguaglianza sostanziale e sulla promozione della dignità umana”.

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