Una canzone muta è un ossimoro, ma per Paul McCartney anche una canzone scritta dall’Ai lo è. Per questo, la leggenda dei Beatles si è unito a oltre mille artisti britannici pubblicando una traccia quasi completamente silenziosa nell’album di protesta dal titolo evocativo “Is This What We Want?”, “è questo quello che vogliamo?”
Il progetto è nato per opporsi alle modifiche alla legge sul copyright che il governo laburista di Keir Starmer vuole introdurre nel Regno Unito. La “Bonus Track” di McCartney, che dura due minuti e quarantacinque secondi, cattura soltanto i rumori ambientali di uno studio di registrazione vuoto: il ronzio di una bobina magnetica, una porta che si apre, dei passi, i clic e gli echi di sottofondo.
Un silenzio che rappresenta il futuro temuto da molti artisti, dove l’espressione umana viene prima data in pasto alle macchine e poi sostituita da loro stesse.
La controversia sulla riforma del copyright britannico
Il cuore della protesta riguarda il Data (Use and Access) Act 2025, approvato dal Parlamento britannico l’11 giugno scorso. Il governo aveva proposto un’eccezione al diritto d’autore che avrebbe permesso alle aziende tecnologiche di utilizzare materiale protetto trovato in rete per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale, a meno che gli autori non optassero esplicitamente per il rifiuto. Un meccanismo di silenzio-assenso che minerebbe direttamente il loro lavoro, sottolineano gli artisti.
La proposta prevedeva l’espansione dell’eccezione esistente per il “text and data mining” anche agli usi commerciali, purché gli sviluppatori avessero accesso legittimo alle opere. Dopo dibattiti accesi e molteplici emendamenti presentati dalla Camera dei Lord, la legge si è limitata a imporre al governo la pubblicazione di un rapporto sull’uso di opere protette nello sviluppo dell’intelligenza artificiale entro nove mesi dall’entrata in vigore.
Gli artisti hanno respinto con forza il modello “opt-out” proposto inizialmente, definendolo quasi impossibile da applicare e gravoso soprattutto per i talenti emergenti. Una lettera firmata da oltre 400 musicisti, scrittori e artisti britannici, tra cui Dua Lipa, Elton John, Ian McKellen e Florence Welch, aveva chiesto al premier Starmer di aggiornare le leggi sul copyright, affermando che senza protezioni adeguate avrebbero “regalato” il proprio lavoro alle aziende tecnologiche. Il timore condiviso è che queste modifiche possano minare la posizione del Regno Unito come potenza creativa globale.
Solo dieci giorni fa, intanto, il tribunale di Monaco di Baviera ha condannato OpenAI per aver violato il copyright memorizzato e riprodotto nove canzoni protette da copyright. La sentenza è stata definita storica per la sua capacità di porre un limite che l’Ai non può superare in ambito artistico.
Per approfondire: OpenAi condannata per “furto” di musica: dalla Germania una sentenza storica su Ai e copyright
“Is This What We Want?”, l’album della protesta
“Is This What We Want?” è stato pubblicato originariamente in formato digitale lo scorso febbraio e l’8 dicembre uscirà rieditato in versione vinile con l’aggiunta della “Bonus Track” di McCartney.
L’album riunisce artisti di calibro internazionale come Kate Bush, Annie Lennox, Damon Albarn, Ed O’Brien dei Radiohead, i membri superstiti dei Clash, Jamiroquai, Imogen Heap, Cat Stevens, Tori Amos, Sam Fender, Hans Zimmer e i Pet Shop Boys. Ciascuna delle tracce digitali porta un titolo formato da una sola parola che, letto nell’ordine, compone la frase “Il governo britannico non deve legalizzare il furto di musica a beneficio delle aziende di intelligenza artificiale”. Un messaggio chiaro rafforzato dall’assenza di suono, dove ogni brano cattura l’atmosfera di uno svuotato della presenza umana, proprio come le canzoni generate dall’intelligenza artificiale.
Il progetto è stato ideato da Ed Newton-Rex, ex dirigente di Stability AI che ha lasciato il settore dell’intelligenza artificiale proprio per preoccupazioni etiche sull’utilizzo di materiale coperto da proprietà intellettuale. Nel 2024 Newton-Rex ha fondato Fairly Trained, un ente di certificazione no-profit che garantisce la corretta condotta delle aziende tecnologiche nella fase di training dei propri modelli, verificando che utilizzino solo dati licenziati. Ha anche promosso una lettera aperta contro l’addestramento senza licenza che ha raccolto oltre 50.000 firme.
Le preoccupazioni di McCartney e dell’industria musicale
McCartney, che nelle scorse settimane ha criticato gli organizzatori della Cop30 per il menù di carne, aveva già espresso perplessità sui rischi dell’intelligenza artificiale per i musicisti emergenti, dichiarando che “dobbiamo stare attenti” e che sarebbe “una cosa molto triste” se l’intelligenza artificiale rendesse più difficile per i giovani compositori costruirsi una carriera. La sua partecipazione all’album di protesta sottolinea la gravità che la questione ha assunto per gli artisti consolidati, preoccupati non solo per la propria produzione ma per l’intero ecosistema creativo.
L’industria musicale britannica ha fatto fronte comune su questo tema, con case discografiche come Universal Music Group che hanno sostenuto le iniziative di Fairly Trained. A febbraio, molti quotidiani britannici tra cui The Guardian e The Times hanno riportato in prima pagina lo slogan “MAKE IT FAIR”, un’iniziativa della Creative Rights in AI Coalition per sensibilizzare il governo sull’importanza di tutelare i diritti degli autori. La posizione degli artisti sostiene che le proposte governative, anziché proteggere i creativi, faciliterebbero lo sfruttamento dei contenuti prodotti nel Regno Unito senza riconoscere alcun compenso agli artisti.
Il contesto legale e le incertezze future
L’applicazione della legge britannica sul copyright all’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale rimane tuttora controversa. I titolari dei diritti trovano difficile controllare l’uso delle proprie opere, mentre il governo ha scelto un approccio cauto e graduale, giustificando questa posizione con la complessità della materia, specialmente riguardo all’applicazione delle norme contro attori stranieri. La causa Getty Images contro Stability AI, attualmente davanti all’Alta Corte britannica, potrebbe influenzare lo sviluppo futuro sia della legislazione che della giurisprudenza sulle pratiche di training dell’intelligenza artificiale.
Il modello proposto dal Regno Unito rimane vicino a quello dell’Unione Europea, che nel 2019 ha adottato un’eccezione per il data mining con la possibilità per i titolari dei diritti di riservare i propri diritti. Tuttavia, le tensioni tra sviluppo tecnologico e tutela della creatività restano irrisolte, con gli artisti che chiedono un sistema di “opt-in” trasparente anziché il meccanismo di esclusione proposto.
Intanto, la stessa Unione europea tira il freno sulla regolamentazione dell’Ai, rinviando di sedici mesi l’applicazione delle misure per i sistemi ad alto rischio.
Per approfondire: L’Ue rinvia al 2027 l’Ai Act per i sistemi ad alto rischio: l’effetto Trump si fa sentire