“L’intelligenza artificiale è davvero intelligente solo quando migliora la vita di tutti”, così Layla Pavone, coordinatrice del Board per l’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale del Comune di Milano, ha chiuso il suo intervento all’AI Festival 2026.
Un principio che ribalta il dibattito sull’intelligenza artificiale dal piano dell’efficienza a quello dell’impatto sociale. Non solo parole: l’amministrazione meneghina ha dato concretezza a questo principio con il Manifesto per l’uso dell’intelligenza artificiale, il primo di questa tipologia in Italia.
Milano al centro del dibattito europeo sull’Ai
L’occasione è stata la terza edizione dell’AI Festival, l’evento dedicato all’intelligenza artificiale organizzato da Search On Media Group all’interno di WMF – We Make Future, che si è svolto il 21 e 22 gennaio 2026 presso l’Università Bocconi di Milano. Due giorni che hanno riunito Big Tech, istituzioni, investitori ed esperti per affrontare le implicazioni etiche, sociali e di business dell’Ai, con il patrocinio del Comune meneghino.
Pavone coordina da cinque anni un tavolo di confronto tra istituzioni, imprese, università, ricerca e società civile. “Un luogo dove l’innovazione non è mai fine a sé stessa, ma sempre orientata a una domanda centrale: a chi serve?”
Dall’algoritmo al bene comune
Il titolo dell’intervento – “Dall’algoritmo al bene comune” – sintetizza la visione dell’amministrazione milianese. “Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nella nostra quotidianità con una velocità senza precedenti: genera testi, immagini, decisioni, ottimizza i processi, orienta i consumi, influenza i comportamenti. Ma l’Ai non è neutra. Ogni algoritmo incorpora scelte su cosa ottimizzare, su quali dati usare, su quali obiettivi perseguire”.
Per questo, ha spiegato Pavone, “parlare di intelligenza artificiale oggi non è solo un tema tecnologico. È un tema anzitutto politico, culturale e sociale”. Le grandi città europee rappresentano il primo terreno in cui queste scelte si traducono in realtà concrete: nei servizi pubblici, nella mobilità, nella sanità, nell’istruzione, nella sicurezza.
L’approccio milanese parte da un presupposto chiaro. “Non ci interessa l’Ai come esercizio di stile o come promessa astratta. Ci interessa l’Ai quando riduce le disuguaglianze, rende i servizi più accessibili, aiuta l’amministrazione a essere più efficiente e trasparente, supporta decisioni migliori senza sostituire la responsabilità umana”.
Il Manifesto AI del Comune di Milano: primo caso in Italia
Questa visione ha portato nel 2024-2025 al lancio del Manifesto per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale del Comune di Milano, il primo documento di un ente pubblico locale a livello nazionale e internazionale. “È una dichiarazione di assunzione di responsabilità”, ha sottolineato Pavone.
Il Manifesto definisce sei principi chiave: centralità della persona, trasparenza, equità e non discriminazione, protezione dei dati e della privacy, responsabilità e governance.
“L’Ai deve supportare l’essere umano, non sostituirlo nelle decisioni critiche. I cittadini hanno diritto di sapere quando un algoritmo incide su una decisione che li riguarda”, spiega Pavone che aggiunge: “I sistemi di Ai non devono amplificare bias o disuguaglianze, ma l’ultima responsabilità resta sempre quella umana”.
Questi principi valgono per la Pubblica amministrazione, ma rappresentano anche “un invito all’ecosistema: alle aziende, alle startup, alle università, agli sviluppatori”. L’approccio si distanzia dalla logica puramente tecnologica. “Spesso quando parliamo di intelligenza artificiale ci chiediamo: funziona? È efficiente? È scalabile? A Milano abbiamo deciso di aggiungere un’altra domanda, forse più scomoda, ma necessaria: è giusta?”
Quarantaquattro progetti operativi
Il Comune di Milano e le sue aziende partecipate stanno gestendo 44 progetti che utilizzano l’Ai: 19 già operativi e 25 in fase sperimentale. Tutti resi pubblici e disponibili per la consultazione dei cittadini.
Si va dal censimento di 30mila alberi in 3D per monitorare in tempo reale lo stato di salute tramite algoritmi, ai filobus intelligenti lungo la linea 90/91 dotati di sensori che forniscono informazioni su passeggeri, ostacoli e traffico. A2a sta testando sistemi per individuare perdite sulla rete di teleriscaldamento, mentre Mm utilizza modelli predittivi per intercettare anomalie nella rete idrica. L’azienda dei trasporti milanese (Atm) sta infine sviluppando algoritmi per stimare il consumo energetico dei mezzi elettrici e ottimizzare i piani di ricarica.
Ai responsabile contro Ai dannosa
La coordinatrice del Board ha posto l’accento sulla distinzione tra efficacia tecnica e impatto sociale. “Un algoritmo può essere tecnicamente perfetto e socialmente dannoso, può ottimizzare i costi e allo stesso tempo escludere persone, può essere accurato nei numeri ma cieco nelle conseguenze. Per questo parliamo di Ai responsabile, ma anche di Ai civica: un’intelligenza artificiale che nasce pensando all’impatto che ha sulle comunità”.
Il ruolo delle istituzioni non è inseguire l’innovazione né rallentarla, ha chiarito Pavone. “Noi crediamo che il ruolo delle istituzioni sia un altro: orientare l’innovazione, creare regole del gioco chiare, abilitare sperimentazioni sicure e proteggere i cittadini senza soffocare il potenziale. Il Manifesto di Milano va in questa direzione. Non dice no all’intelligenza artificiale ma dice come e perché usarla”.
Il cuore della questione resta la dimensione umana della tecnologia. “Ricordarci che ogni riga di codice ha un impatto reale, che dietro ogni dato c’è una persona, che dietro ogni decisione automatizzata deve esserci una visione umana. Milano ha scelto di stare in questo spazio, tra innovazione e responsabilità, tra tecnologia e diritti, tra futuro e comunità”.