Mentre l’Europa cerca faticosamente di colmare il divario di genere nelle discipline tecniche, l’Italia emerge con dati sorprendenti, superando la media continentale per numero di donne inventrici: 14,7% contro il 13,8% dell’Ue. Questo dinamismo nazionale trova la sua massima espressione nella città di Milano, che si conferma il massimo cluster tecnologico italiano capace di competere con i grandi poli europei, posizionandosi al settimo posto assoluto nella classifica dei cluster per brevetti richiesti da donne.
Il primato di Milano e il ruolo delle università
Tra i laureati in discipline Stem in Italia, la quota femminile si attesta, nel 2023, al 39,3%, collocando il Paese al 13esimo posto nella classifica europea. Tra queste laureate, quelle che hanno ottenuto un dottorato in materie Stem che le ha poi portate a presentare domande di brevetto, però, resta limitata, attestandosi al 13,2% nel periodo 2011-2020 (era il 9,2% nel periodo 2000-2010).
Milano si conferma come un’eccezione con una quota di inventrici Stem pari al 19,1%. E tre atenei italiani figurano nella Top 20 europea per coinvolgimento femminile in attività brevettuali Stem: l’Università di Milano, il Politecnico di Milano (PoiliMi) e il Politecnico di Torino. Il PoliMi, in particolare, brilla nel settore dell’ingegneria, raggiungendo il sesto posto in Europa per brevetti depositati da donne nella fase post-dottorato.
Startup innovative e imprenditoria deep tech
L’Italia si distingue anche nel panorama del “deep tech”, posizionandosi al quarto posto in Europa per la percentuale di donne fondatrici di startup che depositano brevetti (12,5%), preceduta solo da Spagna, Portogallo e Irlanda. Complessivamente, il 17% delle startup innovative italiane vede almeno una donna nel team di fondatori. Tuttavia, lo studio dell’Ufficio europeo dei brevetti evidenzia che queste realtà incontrano maggiori difficoltà nella fase di espansione (scaling) rispetto alle imprese a guida maschile: da qui la necessità di migliorare l’accesso ai finanziamenti nelle fasi di crescita avanzate.
Le sfide settoriali e la svolta generazionale
Non in tutti gli ambiti tecnologici, però, si registrano tali livelli di successo. Le donne italiane sono protagoniste nelle “Life Sciences“, come il settore farmaceutico (34,9%) e le biotecnologie (34,2%), ma rimangono marginali nell’ingegneria meccanica, dove la partecipazione non raggiunge il 6%. Un segnale positivo arriva però dalle professioni legate alla giurisprudenza: le donne rappresentano ormai il 29,2% degli avvocati specializzati in brevetti europei, una quota in costante crescita che promette di cambiare il volto dell’intero ecosistema dell’innovazione nazionale.
Infine,un dato di particolare rilievo per comprendere l’evoluzione dell’ecosistema dell’innovazione riguarda la tendenza generazionale nelle startup europee. Lo studio rileva un netto cambio di passo tra le diverse coorti di imprese: nelle startup più giovani, fondate da meno di cinque anni, la quota di donne fondatrici raggiunge il 14%, una percentuale significativamente più alta rispetto al 5,9% registrato nelle aziende con oltre 20 anni di attività. Questa dinamica suggerisce che il panorama tecnologico si sta muovendo verso una maggiore diversificazione.