Antropocene. Ovvero l’epoca dell’uomo, quella in cui l’impatto umano opera al pari degli altri fattori naturali – vento, aria, acqua – come un agente capace di modificare il pianeta. È la parola che Michele Andriani, presidente e amministratore delegato di Andriani Spa, azienda di Gravina in Puglia attiva nel settore food, sceglie tra le oltre 100 che compongono il Glossario della sostenibilità, edito da Gribaudo. Una scelta, la sua, motivata dal fatto che, sottolinea, “stiamo agendo come una forza della natura”, e che questo termine “ci restituisce una responsabilità che non può essere fraintesa: siamo responsabili delle nostre azioni e lo dobbiamo comprendere“.
Ma per capire occorre conoscere. Non è un caso infatti che il filo che lega la conversazione di Andriani con Adnkronos sul Glossario sia la consapevolezza. Una consapevolezza necessaria per tenere insieme due concetti come capitale naturale e capitale umano – biodiversità e multiculturalità -, trasformandoli in valore condiviso e bene comune. E per favorire il capitale relazionale: fiducia, collaborazione e condivisione delle conoscenze che favoriscono l’accesso e la comprensione delle informazioni.
Come farlo? Attraverso il linguaggio, appunto. “Per permettere alle persone di relazionarsi in maniera equa ed inclusiva abbiamo pensato di produrre questo lavoro che poi è diventato un glossario, quindi un insieme di parole spiegate in modo che, quando vengono utilizzate, lo si faccia in maniera consapevole”.
Lo accompagna la mappa della sostenibilità: una rappresentazione grafica dei termini del glossario ispirata alla cartina della metropolitana di Londra e realizzata in collaborazione con la scuola Holden. Le intersezioni tra le linee mostrano come i concetti si incontrano e diventano pensiero. Perché, spiega Andriani, le parole non sono isolate.
Perché un ‘Glossario della sostenibilità’
Il progetto, spiega Andriani, nasce nel 2022, un periodo segnato dalla fine della pandemia e dall’inizio del conflitto in Ucraina. Era una fase di grande incertezza, ricorda l’imprenditore, “in cui ci si interrogava ancora di più sul futuro”.
Da qui la scelta di costruire un glossario partendo dall’analisi del linguaggio utilizzato online nei contesti della sostenibilità. I criteri adottati sono stati principalmente due: la rilevanza dei termini e la loro frequenza d’uso. “Ci siamo accorti che spesso le parole avevano significati diversi a seconda di chi le utilizzava”, spiega Andriani. “C’era necessità di maggiore chiarezza”.
L’iniziativa, racconta, è stata sviluppata con il contributo di “colleghi interni, università e organizzazioni del settore”, arrivando alla selezione di oltre 100 termini chiave, cosa che lo rende “ancora oggi il lavoro più completo al mondo”. Ma il glossario è pensato come uno strumento dinamico. La seconda edizione, infatti, avrà ancora più voci e sarà costruita con un coinvolgimento più ampio del mondo universitario, attraverso ricercatori, workshop e incontri con gli studenti.
Ma cos’è la sostenibilità?
Questo ci porta dritti al termine ‘ombrello’ di tutto il Glossario: sostenibilità. Volendo fare chiarezza, di cosa parliamo esattamente? “La sostenibilità riguarda le persone (e dunque il capitale relazionale)”, afferma Andriani spiegando che essa “nasce con l’obiettivo di completare il pensiero dell’uomo, estraendolo dalla dimensione dell’oggi per portarlo ad una dimensione ben più ampia, sia in senso spaziale che temporale“.
In questa prospettiva l’uomo diventa un attore responsabile del mantenimento: qualcuno che riceve qualcosa dal passato e lo trasmette alle generazioni successive. Ecco dunque che il concetto di sostenibilità di declina in tre pilastri: Ambiente, Social e Governance (ESG). Non tutti, come vedremo, hanno ricevuto la stessa attenzione, anche se qualcosa sta cambiando.
Le parole più fraintese
Ma a proposito di chiarezza, quali sono le parole più fraintese? La prima citata da Andriani è neutralità carbonica: “Molti pensano che significhi non emettere CO₂: non inquino, sono carbon neutral. Ma non è così”.
La neutralità carbonica indica piuttosto “la somma zero tra le emissioni prodotte e la capacità di sequestrare o compensare la CO₂. Quindi non sono neutrale solo se vado a piedi”, evidenzia l’imprenditore: “Se percorro 100 chilometri in auto, posso compensare quelle emissioni piantando ad esempio un albero. La neutralità non significa assenza totale di emissioni”.
Altri esempi riguardano termini come compostabile e riciclabile, spesso utilizzati come sinonimi ma che indicano due cose diverse: “Un materiale compostabile può diventare compost, materia organica, mentre uno riciclabile può essere reinserito in un ciclo di vita” grazie a specifiche tecnologie.
‘Pescando’ nella dimensione sociale, Andriani cita poi l’attivismo, “molto utilizzato e a volte anche associato purtroppo alla cronaca nera”, mentre si dovrebbe “raccontare meglio che cosa significa attivismo sostenibile, che è stare insieme, condividere, non dimenticare nessuno”. Perché siamo tutti collegati: “La zero emission in Italia non è niente se non otteniamo una zero emission in India, ad esempio. Per questo servono le azioni comuni”. Basti pensare a chi sta già subendo in maniera forte gli eventi estremi dati dal cambiamento climatico, come l’Africa: “Sicuramente è un disastro che è arrivato a loro, ma che è stato generato da un’altra parte”, nota l’imprenditore.
Le parole dimenticate
Quali sono invece le parole un po’ dimenticate nel dibattito pubblico? Tra queste Andriani cita ‘diritti umani‘, capitale naturale e capitale umano. Concetti che invece aiutano a “comprendere meglio il rapporto tra uomo e natura”, spiega, “perché tutto gira attorno alle risorse, e una risorsa diventa capitale quando viene conservata”.
Tra le parole poco presenti anche sharing, eppure il coworking, il bike sharing o il car sharing sono esempi di come la collaborazione possa ridurre l’impatto delle attività economiche, osserva Andriani. Secondo cui se ne dovrebbe parlare di più, per far sì che non ci si limiti a piccole iniziative ma le si utilizzi “per produrre un’economia di comunità locale più efficace”.
Economia circolare, invece, “sta diventando un’ottima buona parola, anche perché l’Italia è prima in Europa nella pratica della circolarità economica”, sottolinea l’imprenditore.
Le sfide del futuro (prossimo): Governance e Social
Le parole rivelano anche le prossime criticità. Per anni il dibattito sulla sostenibilità si è concentrato soprattutto sulla dimensione ambientale, investendola di una missione enorme: “Risolvere tutte le sfide globali”, afferma Andriani. Nel frattempo le dimensione sociale e di governance “si sono un po’ rallentate“. Oggi però il contesto sta cambiando, con “l’abbandono di accordi internazionali, il rinvio continuo di obiettivi e normative, con COP che non vogliono affrontare alcune tematiche che invece non possono essere rimandate”, osserva.
Per Andriani, sarà proprio la governance il tema centrale dei prossimi anni, “perché vanno riscritte le regole che non hanno funzionato“. È inutile continuare a far riferimento a un impianto normativo che non viene condiviso, in primis dagli Stati Uniti ma anche da “attori importanti come l’India e la Cina”, che vanno ascoltati. “Quindi la governance va riscritta assolutamente”.
E per gli imprenditori? È possibile oggi fare impresa in modo sostenibile? Per Andriani sì, anzi non c’è un altro modo. Tenendo presente che un’attività economica nasce sì “per creare ricchezza, ma non al costo degli altri. Il benessere mio non può essere il malessere tuo”, nemmeno del competitor. “Ogni giorno cerchiamo di capire quale sia l’equilibrio tra profitto e prosperità” e come regolamentare di conseguenza, continua. Ciò “significa, ritornando alla governance, mettere nel proprio statuto che devo essere capace di generare profitto senza sfruttare gli altri”. Significa allo stesso tempo ingaggiare le migliori menti e competenze, e valutare attentamente i rischi.
Anche la dimensione Sociale, per l’imprenditore, ha iniziato a ricevere maggiore attenzione. Con temi come parità di genere, diversity, lavoro dignitoso e, “molto rilevante in Italia”, la sicurezza sul lavoro che sono entrati con forza nel dibattito pubblico.
Cosa possiamo fare tutti
C’è qualcosa che possiamo fare tutti? Andriani suggerisce: “Innanzitutto ridurre gli sprechi, i consumi, i rifiuti. Poi “informarsi di più” e con maggiore qualità, ed “evitare di puntare il dito contro“, iniziando piuttosto “ad avere rispetto dell’altro“, cosa che “aiuta ad avere rispetto di tutto”, compreso l’ambiente.
Occorre poi evitare di portare queste tematiche al livello dello scontro, perché su di esse, continua, “non ci può essere una divisione, uno a favore e uno no, un colore politico: è una questione talmente importante che deve diventare sì politica ma con un’unica missione, quella di mettere d’accordo tutti”.
Futuristi positivi
È anche importante, prosegue Andriani, evitare di essere catastrofici. “Dobbiamo abbassare il tono della voce e comunicare in modo positivo”. Se non c’è una soluzione non è detto che ci sia un disastro. Dobbiamo essere possibilisti”. Anche perché “se abbiamo costruito le città su un costone senza fondamenta o senza seguire le norme edilizie perché doveva costare di meno e il palazzo crolla; se non puliamo i tombini o se gli acquedotti sono un colabrodo e c’è un’alluvione, qui non c’entra il cambiamento climatico”.
Andriani propone piuttosto una prospettiva diversa: diventare ‘futuristi positivi’. Persone capaci di guardare al futuro con fiducia ma anche con responsabilità. “Dobbiamo essere positivi ma allo stesso tempo fare i compiti a casa”, conclude. Il Glossario è un modo per iniziare: mettere ordine nelle parole significa iniziare a costruire il pensiero.