Foggia, convegno su disabilità inaccessibile: ascensori troppo stretti per le carrozzine

La denuncia è partita dall’associazione Solidea
9 Febbraio 2026
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Persona in carrozzina canva
Persona sulla sedia a rotelle, immagine d'archivio (Canva)

“La determinazione e il coraggio non dovrebbero mai essere messi alla prova da barriere architettoniche così elementari”. Con questa amara riflessione, l’associazione Solidea ha denunciato un paradosso avvenuto a Foggia venerdì 30 gennaio 2026: un convegno dedicato all’inclusione e alla disabilità è risultato inaccessibile a diverse persone in sedia a rotelle.

L’ascensore troppo stretto alla Sala Rosa

L’evento si è tenuto nella Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte in via Galliani, un edificio storico della città. Alcuni attivisti del gruppo Solidea, invitati a partecipare, sono rimasti bloccati davanti all’ascensore. La cabina, con dimensioni di 75 centimetri di larghezza per 100 di profondità, si è rivelata troppo angusta per ospitare la maggior parte delle carrozzine moderne, non rispettando gli standard minimi di accessibilità previsti per gli edifici pubblici (che richiedono almeno 80 centimetri di larghezza e 120 centimetri di profondità per gli adeguamenti).

La situazione ha sfiorato il grottesco quando uno dei partecipanti, storico attivista per i diritti civili, è riuscito ad accedere alla sala solo dopo aver smontato le pedane poggiapiedi della sua carrozzina. “Un espediente improvvisato e poco sicuro, inaccettabile in un edificio pubblico e durante un incontro dedicato all’inclusione”, hanno commentato i membri dell’associazione.

La replica del Comune: “A norma, ma vincolati dalla storia”

L’amministrazione comunale di Foggia ha risposto alle critiche sottolineando che l’accesso al Palazzetto dell’Arte è formalmente “a norma”: l’edificio è dotato di rampa d’ingresso, bagni per disabili a ogni piano e un ascensore che ha le “dimensioni massime installabili” compatibilmente con i vincoli storici della struttura.

Le normative, spiega il Comune, prevedono deroghe per gli edifici vincolati che non permettono interventi strutturali invasivi come l’allargamento del vano ascensore. Tuttavia, la stessa amministrazione ha ammesso che la Sala Rosa “non si configura come il luogo ideale per incontri con un’affluenza significativa di persone con disabilità motorie”, precisando che lo spazio era stato concesso su esplicita richiesta degli organizzatori.

Una giustificazione che non ha convinto Solidea: “Parlare di disabilità in un luogo non pienamente accessibile rischia di svuotare di significato l’iniziativa stessa, riproponendo quelle esclusioni che si vorrebbero superare”.

Un problema sistemico, non solo tecnico

L’episodio di Foggia riaccende i riflettori su un tema nazionale: l’accessibilità reale contro quella formale. In Italia, milioni di persone si scontrano quotidianamente con barriere che la legge sulla carta ha abolito dal 1989.

Finché gli spazi pubblici non saranno garantiti a tutti, “riteniamo opportuno evitare di utilizzarli per eventi sulla disabilità, per una questione di coerenza e responsabilità istituzionale”, ha chiosato l’associazione.

Quali sono gli standard di accessibilità per gli edifici pubblici in Italia?

La normativa italiana sull’accessibilità è codificata principalmente dalla legge 13/1989 (per l’edilizia residenziale) e dal Dpr 503/1996 (specifico per gli edifici pubblici). Il principio fondamentale è che qualsiasi spazio aperto al pubblico – scuole, teatri, ospedali, uffici comunali e così via – deve garantire a chiunque la possibilità di accedervi e muoversi in autonomia e sicurezza.

Nello specifico, per considerare un edificio pubblico “accessibile”, la legge impone requisiti minimi non derogabili, tra cui:

  • Porte e ingressi: devono avere una luce netta di almeno 80 centimetri per permettere il passaggio di una carrozzina standard;
  • Ascensori: negli edifici nuovi non residenziali, la cabina deve misurare almeno 110 centimetri di larghezza per 140 centimetri di profondità, con porte larghe 80 centimetri. Per gli adeguamenti di edifici esistenti (come nel caso di Foggia), le dimensioni minime tollerate scendono a 80×120 centimetri. Una cabina di 75×100 centimetri, come quella denunciata a Foggia, è tecnicamente fuori norma per l’accessibilità piena, anche se talvolta tollerata in vecchi stabili vincolati come “adattabilità” parziale;
  • Percorsi orizzontali: i corridoi e i passaggi devono essere liberi da ostacoli (come gradini isolati) e larghi a sufficienza per permettere l’inversione di marcia di una sedia a rotelle (spazio di manovra 150×150 centimetri in punti chiave).​

Inoltre, dal giugno 2025, l’Italia ha recepito pienamente l’European Accessibility Act, che estende l’obbligo di accessibilità anche ai servizi e prodotti digitali, rafforzando il principio che l’inclusione non riguarda solo lo spazio fisico ma l’intera esperienza di cittadinanza. Le deroghe per “vincoli storici” esistono, ma non possono diventare un alibi per l’immobilismo: la legge prevede soluzioni alternative (come servoscala, piattaforme elevatrici o ingressi secondari) proprio per garantire il diritto all’accesso anche nei palazzi antichi.

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