Stanchi, stressati e ansiosi. Gli stati d’animo ci dicono spesso molto più di quello che pensiamo e non sempre sono legati a piccoli periodi o momenti tristi. In alcuni casi, possono finire per diventare una costante del nostro vivere, rinchiudendoci in una gabbia mentale dalla quale è difficile uscire. Parliamo del fenomeno del burnout, il quale ha raggiunto livelli senza precedenti: secondo recenti studi, ben due terzi dei lavoratori lo indicano oggi come una sfida principale per la propria salute e carriera.
Non si tratta più solo di una sensazione di stanchezza, ma di una vera e propria crisi globale della salute mentale che richiede un approccio scientifico e profondo per essere superata. Come affrontarlo?
Cos’è davvero il burnout
Il termine “burnout”, coniato negli anni ’70 dallo psicologo Herbert Freudenberger, descrive uno stato di esaurimento fisico e mentale. Decenni dopo, l’Organizzazione mondiale della Sanità lo ha formalmente riconosciuto come un “fenomeno occupazionale” caratterizzato da tre dimensioni chiave: esaurimento, cinismo o distacco dal lavoro e ridotta efficacia professionale.
Le conseguenze sulla salute sono gravi e documentate. Il burnout cronico contribuisce a una vasta gamma di problemi fisici e psicologici, tra cui depressione, ansia, malattie cardiovascolari e persino un aumento del rischio di ictus.
Perché la “saggezza convenzionale” spesso fallisce
Molte persone che soffrono di burnout cercano di “risolverlo” affidandosi a consigli comuni come fare più esercizio fisico, dormire di più, meditare o concedersi una vacanza. Tuttavia, come spiega Shaina Siber, terapista e assistente sociale clinica, fondatrice di Affirm Mental Health e autrice del nuovo libro ‘Using Act and Cft for Burnout Recovery: The Beyond Burnout Blueprint’, queste soluzioni spesso non bastano.
“Non ci sono abbastanza tisane, lezioni di yoga o massaggi al mondo che possano sottomettere il burnout attraverso la sola cura di noi stessi”, ha spiegato Siber. Anche il beneficio di una vacanza rigenerante spesso svanisce prima ancora di aver finito di disfare le valigie, poiché queste strategie agiscono sui sintomi temporanei ma non affrontano le radici psicologiche e sistemiche del problema.
La prospettiva neurologica: un cervello “ricablato” dallo stress
La scienza dimostra che il burnout è più di una sensazione; è uno stato di stress cronico che ricabla letteralmente il cervello. Lo stress prolungato:
- Attiva l’amigdala, il centro della paura del cervello.
- Sopprime l’attività nella corteccia prefrontale, che governa il processo decisionale e la regolazione emotiva.
- Iperattiva la rete neurale di default” rendendo difficile staccare dai pensieri negativi.
Questo squilibrio lascia gli individui bloccati in una modalità di “sopravvivenza”, incapaci di accedere alla flessibilità psicologica necessaria per il recupero.
Il progetto di Shaina Siber
Per affrontare il burnout alla radice, Shaina Siber propone un quadro basato sull’integrazione di due terapie scientificamente validate: la Terapia di accettazione e impegno (Act)e la Terapia focalizzata sulla compassione (Cft).
- Act e l’accettazione radicale: L’Act promuove la “flessibilità psicologica”, ovvero la capacità di rimanere presenti e aprirsi alle esperienze difficili senza lasciarsi sopraffare. Questo approccio può alterare le risposte neurali del cervello, riducendo l’iperattività della rete neurale di default e migliorando le connessioni tra le aree del pensiero superiore e i centri di elaborazione emotiva.
- Cft e il potere della compassione: la Cft utilizza la compassione per ridurre il controllo del centro della paura del cervello e attivare percorsi che promuovono la sensazione di sicurezza e connessione. La self-compassion non è un lusso, ma uno strumento per regolare il sistema nervoso e rendere la flessibilità dell’Act sostenibile nel tempo.
I passi pratici per il recupero
Il metodo di Siber si articola in diverse fasi strategiche:
- Creare una visione: chiarire i propri valori profondi per fungere da guida, immaginando la vita che si vuole costruire e non solo le sfide da cui si vuole fuggire.
- Accogliere l’indesiderato: imparare a convivere con il disagio invece di sopprimerlo, favorendo la resilienza emotiva.
- Monitorare il linguaggio interno: sostituire la narrazione critica con un dialogo interiore più compassionevole e flessibile per regolare il sistema nervoso.
- Identificare i punti di forza: riscoprire ciò che energizza e realizza l’individuo nel quotidiano.
Il ruolo delle aziende e delle professioni ad alto rischio
Il burnout colpisce in modo sproporzionato settori ad alto rischio come sanità, istruzione, legge, finanza e tecnologia. Per questo, Siber sottolinea che non si possono ignorare le realtà sistemiche: carichi di lavoro impossibili, carenza di personale e discriminazione sul posto di lavoro. La vera prevenzione richiede un cambiamento sistemico guidato dai leader aziendali, attraverso la creazione di ambienti psicologicamente sicuri, carichi di lavoro equi e risorse accessibili per la salute mentale.
“La resilienza al burnout”, conclude Siber, “non riguarda il lavorare più duramente per aggiustare se stessi, ma imparare a muoversi attraverso il disagio senza perdere di vista ciò che conta di più”.