Pensando ai robot umanoidi viene in mente una massa di metallo intelligente ma priva di muscoli. Almeno finora. Il Politecnico di Bari e il Mit sono riusciti a riprodurre un muscolo artificiale in fibra da 2 millimetri che ha la stessa densità di potenza di un muscolo umano.
Lo studio, pubblicato su Science Robotics, la rivista di riferimento mondiale per la robotica, è firmato dal professor Vito Cacucciolo, del RoboPhysics Laboratory del Politecnico di Bari, e da Ozgun Kilic Afsar insieme al gruppo Tangible Media del Mit Media Lab.
Come funzionano i nuovi muscoli artificiali
Il problema non era costruire muscoli artificiali (che esistono da decenni), ma alimentarli: i sistemi fluidici richiedevano pompe esterne, voluminose, rumorose, difficili da miniaturizzare. Il dispositivo del Poliba e del Mit risolve questo nodo alla radice utilizzando un fluido all’interno della fibra.
Quando viene applicato un campo elettrico, pompe elettro-idrodinamiche integrate direttamente nella fibra mettono il fluido in pressione, senza bisogno di alcun componente esterno. Questo passaggio, che avviene all’interno di un circuito chiuso, fa azionare il muscolo in 0,3 secondi con una forza di 50 watt per chilogrammo, la stessa densità di potenza di un muscolo scheletrico umano.
“Per la prima volta, abbiamo dei muscoli artificiali con tutte le caratteristiche ottimali di forza, contrazione e velocità, azionabili elettricamente in modo autonomo e in circuito chiuso”, ha dichiarato Cacucciolo al Poliba Chronicle.
Un singolo muscolo elettrofluidico è una fibra da 2 mm, che genera poca potenza. Il punto è che questi muscoli artificiali possono essere scalati (e quindi resi più potenti) come quelli biologici, ovvero raggruppando più fibre in fasci senza riprogettare nulla, senza aggiungere pompe esterne, senza cambiare l’architettura del sistema. Un fascio ha già sollevato 4 chilogrammi (duecento volte il proprio peso), mentre un altro ha piegato un braccio robotico di 40 gradi restando abbastanza morbido da sostenere una stretta di mano.
Le caratteristiche del muscolo elettrofluidico
La fluidità, la potenza e la silenziosità di questi nuovi muscoli rappresenta un balzo in avanti per il settore della robotica, da sempre considerata la branca più operativa e inquietante dell’intelligenza artificiale.
Da un punto di vista industriale, i nuovi muscoli artificiali arriva esattamente nel momento in cui la corsa globale ai robot umanoidi ha smesso di essere una promessa per diventare una battaglia cruciale della guerra commerciale tra Usa e Cina. Se qualche mese fa Pechino ha impressionato con Moya, il primo robot che sembra vivo grazie alla sua pelle calda e allo sguardo “umano”, i muscoli elaborati sull’asse Bari-Massachusetts aggiungono un tassello fondamentale al puzzle risolvendo uno dei problemi tecnici più complicati della soft robotics.
L’impatto sulla robotica
Un robot con questi muscoli può muovere le dita, camminare su superfici irregolari, fungere da esoscheletro riabilitativo, ma anche assistere un anziano non autosufficiente. Il prof. Cacucciolo cita proprio la medicina riabilitativa come applicazione prioritaria dei nuovi muscoli artificiali, che rendono più efficaci le protesi intelligenti e il supporto motorio per pazienti con danni neurologici.
I muscoli artificiali, tuttavia, non sono destinati solo alla clinica. Sono il componente che mancava per rendere i robot umanoidi davvero agili. E i robot umanoidi, con una rapidità che sorprende gli stessi analisti, stanno diventando un settore industriale di massa.
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La corsa Usa-Cina sui robot umanoidi
I muscoli elettrofluidici sono l’ultima frontieradi un mercato già in rapida ascesa. Pechino ha designato il 2026 come “Anno zero” della robotica umanoide di massa e la cinese Unitree punta a spedire 20.000 robot G1 entro fine anno, a 13.500 dollari l’uno. Il governo di Xi Jinping ha allocato oltre 20 miliardi di dollari in sussidi al settore tra fine 2024 e inizio 2025.
Già l’anno scorso il mercato degli umanoidi valeva 1,83 miliardi di dollari e secondo stime probabilmente conservative il valore salirà a 6,72 di dollari nel 2034, con un tasso di crescita annuale del 15%. Nel 2025, a livello globale, sono stati spediti circa 13.000 robot umanoidi; il 90% era cinese.
Negli Usa, Tesla ha annunciato un investimento da 20 miliardi di dollari per Optimus, ma i tempi commerciali continuano ad allungarsi e anche Boston Dynamics resta lontana dalla produzione di massa.
Il divario non è incolmabile, ma ogni trimestre i risultati portano il Dragone più avanti rispetto agli States. Come ha scritto TechCrunch in un’analisi di febbraio 2026, le aziende cinesi comprimono il ciclo — ricerca, filiera, manifattura, deployment — in un loop strettissimo. “Passano dal prototipo al pavimento di fabbrica più velocemente di quanto molte startup americane chiudano un seed round”, ha sintetizzato Yuli Zhao, chief strategy officer di Galbot.
Ora bisognerà capire chi sarà più veloce a implementare i nuovi muscoli artificiali, l’anello (non più) mancante per dei robot davvero umanoidi.