Politiche vincenti per il clima? Ecco cosa dice la scienza

Come tassazione del carbonio e rinnovabili possono salvare il clima: lo studio su Climate Policy
3 Febbraio 2026
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Impatto Ambientale Co2 Canva

Il mondo non è mai stato così attivo nel produrre leggi per l’ambiente, eppure le emissioni di Co2 faticano a diminuire. Negli ultimi vent’anni, le politiche climatiche sono quadruplicate, e in certi casi sono cresciute di quindici volte, creando una vera e propria “giungla” di norme. In questo groviglio, è diventato difficilissimo capire quale singola legge stia effettivamente aiutando il pianeta e quale sia solo burocrazia. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Climate Policy si è posto l’obiettivo di fare ordine, analizzando 40 Paesi per oltre tre decenni (1990-2022) per identificare le strategie vincenti. Ecco cos’è emerso.

Cercasi “fuoriclasse” per il clima

Per spiegare la loro scoperta, i ricercatori hanno usato un paragone molto intuitivo: lo sport. Invece di cercare la “squadra” perfetta (ovvero il mix ideale di leggi che un governo approva), si sono messi a caccia dei “migliori giocatori”. Questi sono i singoli strumenti politici capaci di migliorare le prestazioni di qualsiasi nazione li adotti, indipendentemente dal resto delle regole già in vigore.

Lo studio ha identificato così 28 politiche “per tutte le stagioni”, ovvero misure che si sono dimostrate costantemente efficaci nel ridurre la Co2 in contesti molto diversi tra loro. Al primo posto troviamo la tassazione del carbonio (il cosiddetto carbon pricing) che dà un prezzo all’inquinamento e gli investimenti massicci in ricerca e sviluppo per le energie rinnovabili.

La metodologia

Per scovare la combinazione di politiche vincenti, i ricercatori hanno creato un toolkit metodologico, una sorta di cassetta degli attrezzi scientifica che usa filtri statistici avanzati chiamati “priors” bayesiani. Questi filtri permettono di scartare il “rumore” di fondo (quei dati che sembrano indicare un successo ma sono solo coincidenze) e di tenere solo le politiche che mostrano prove schiaccianti di efficacia.

Un altro strumento chiave è l’analisi del punteggio di propensione (propensity score), che serve a correggere un errore comune: il fatto che i governi tendano a scegliere solo le leggi che sanno già funzioneranno bene nel loro Paese. Questo metodo assicura che i risultati siano oggettivi e validi per tutti.

Cosa dovrebbero fare i governi oggi?

Lo studio non è solo teoria, ma offre consigli pratici e “pagelle” per i singoli Stati. Ecco alcuni punti chiave emersi:

Australia, Canada e Giappone: potrebbero tagliare drasticamente le emissioni semplicemente aumentando le tasse sui combustibili fossili.

Germania: nonostante sia molto ambiziosa, ha un “punto cieco”: potrebbe migliorare molto introducendo limiti di velocità più severi sulle autostrade.

Portogallo: è citato come esempio virtuoso; avendo adottato con decisione tasse sul carbonio nel settore energetico, è riuscito a far crollare le proprie emissioni reali fino a farle coincidere con i modelli di massima efficienza.

Inoltre, un concetto fondamentale ribadito dalla ricerca è la stringenza. Non basta approvare una legge, bisogna che sia “severa”: un limite di emissioni troppo permissivo o una tassa troppo bassa non sposteranno mai l’ago della bilancia. In conclusione, lo studio guidato dal dottor Yves Steinebach ci dice che non esiste una “pallottola d’argento” magica, ma una combinazione di tasse intelligenti, standard di efficienza (come le classi energetiche degli edifici) e tanta innovazione tecnologica. Svezia e Norvegia dimostrano che è possibile applicare tutte queste misure contemporaneamente: “è una sfida politica complessa, ma assolutamente fattibile e necessaria”, concludono i ricercatori.

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