Nell’ultimo decennio, l’Unione europea ha assistito a una trasformazione silenziosa ma profonda del proprio tessuto occupazionale. Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’economia ambientale non è più una nicchia, ma un motore trainante che ha generato ben 2,2 milioni di nuovi posti di lavoro tra il 2014 e il 2023.
Questo settore, che comprende attività dedicate alla protezione della natura e alla gestione delle risorse, è passato da 3,6 milioni a 5,8 milioni di lavoratori a tempo pieno, registrando una crescita media annua del 5,5%. Si tratta di un ritmo significativamente più sostenuto rispetto a quello dell’economia nel suo complesso.
I settori trainanti: dall’edilizia alle energie rinnovabili
Analizzando i dati più nel dettaglio, emerge come la spinta maggiore provenga dal settore delle costruzioni, che ha visto un incremento record dell’occupazione del 124,2% dal 2014, diventando il principale contributore alla “green economy” europea.
Anche l’ambito dell’energia pulita ha mostrato una vitalità straordinaria: i posti di lavoro legati alla produzione di energia rinnovabile, alla fabbricazione di auto elettriche e alle installazioni per l’efficienza energetica sono balzati da 0,6 a 1 milione, segnando un +70% in dieci anni.
Questa accelerazione non è casuale. Gli esperti indicano come fattore determinante l’impennata dei prezzi di petrolio e gas naturale degli ultimi anni, che ha agito da catalizzatore spingendo imprese e cittadini a investire con più decisione in fonti rinnovabili e in soluzioni per il risparmio energetico. Parallelamente, settori consolidati come la gestione dei rifiuti e il recupero dei materiali hanno continuato a crescere, impiegando oggi 1,3 milioni di persone (+34% dal 2014).
Un valore economico quasi raddoppiato
Dal punto di vista finanziario, la crescita è altrettanto impressionante: la produzione dell’economia ambientale dell’Ue ha raggiunto i 1.327 miliardi di euro nel 2023, quasi il doppio rispetto ai 680 miliardi del 2014. Se si guarda alla crescita in termini reali (e cioè depurata dall’inflazione), l’aumento è stato del 38,2% nel decennio.
Tuttavia, il 2023 ha segnato un punto di flessione che invita alla cautela. Mentre il Pil complessivo dell’Ue è cresciuto dello 0,4%, il valore aggiunto lordo dell’economia ambientale ha registrato una lieve contrazione dello 0,2%. Inoltre, la produttività del lavoro nel settore ha iniziato a calare dopo il 2020. Il dato più critico riguarda il comparto della fornitura di energia elettrica e gas, dove la produttività è letteralmente crollata, passando da oltre 220.000 euro per lavoratore nel 2020 a meno di 90.000 euro nel 2023.
Oltre i numeri: una strategia per il futuro
L’economia ambientale si divide oggi in due grandi filoni: la protezione dell’ambiente, basata sulla prevenzione dell’inquinamento, e la gestione delle risorse, cioè la salvaguardia delle riserve naturali. Quella di acqua e rifiuti rappresenta, però, ancora il 25% del valore aggiunto totale, ma comparti come la manifattura e l’edilizia pesano ormai per il 20% ciascuno, dimostrando la trasversalità della transizione.
Questi dati, raccolti annualmente in linea con gli standard internazionali delle Nazioni Unite, non sono solo statistiche: rappresentano la bussola per misurare l’efficacia del Green Deal europeo, come spiega l’Eurostat. La sfida per i prossimi anni sarà capire come mantenere alto il ritmo delle assunzioni, garantendo al contempo che il settore torni a generare un valore aggiunto crescente, rendendo la transizione ecologica non solo necessaria per il pianeta, ma anche solida e produttiva per il mercato europeo.