Sulle strade italiane circola il parco auto più vecchio d’Europa, mentre la transizione elettrica resta confinata a una quota marginale. Nonostante l’accelerazione delle immatricolazioni registrata nel 2025, le vetture ricaricabili – elettriche pure e ibride plug-in – non arrivano al 4% del circolante. Un divario che pesa non solo sugli obiettivi climatici, ma anche sulla qualità dell’aria, sulla sicurezza stradale e sulla competitività industriale.
Il mercato rallenta, le immatricolazioni complessive arretrano, ma il numero di veicoli in circolazione continua a crescere. La flotta invecchia, si consolida e assorbe con lentezza le nuove tecnologie. I dati raccolti dall’Associazione europea dei costruttori di automobili (Acea) restituiscono una fotografia che mette in discussione l’efficacia delle politiche fin qui adottate e impone una riflessione strutturale sul ritmo del ricambio e sugli strumenti messi in campo.
Il peso di una flotta che invecchia e continua a crescere
Nel 2024 sulle strade europee circolavano quasi 256 milioni di autovetture, in aumento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. L’Italia mantiene il primato per numero di auto ogni mille abitanti, con una densità che supera quota 700, ben al di sopra della media continentale. Il dato riguarda anche furgoni, camion e autobus, con un parco complessivo che continua ad ampliarsi nonostante la frenata del mercato delle nuove immatricolazioni.
L’età media delle auto nell’Unione europea ha raggiunto i 12,7 anni, ma nel caso italiano il valore sale ulteriormente. Oltre 24 milioni di vetture hanno più di dieci anni, una soglia che coincide con standard emissivi superati e dotazioni di sicurezza ormai lontane dai livelli attuali. Il fenomeno non riguarda solo le auto private. I veicoli commerciali leggeri hanno un’età media europea di 12,9 anni; in Italia si arriva a 15. I camion, segmento cruciale per la logistica, restano i mezzi più anziani, con una media di 14 anni nell’Ue e punte superiori a 19 nel nostro Paese. Gli autobus seguono la stessa traiettoria, con un’età media italiana prossima ai 14 anni.
Questa dinamica ha un impatto diretto sulle emissioni. I veicoli più datati utilizzano motorizzazioni meno efficienti, con livelli di ossidi di azoto e particolato più elevati rispetto ai modelli di nuova generazione. Acea sottolinea che la sostituzione dei mezzi più vecchi può richiedere anni o decenni, se non accompagnata da misure capaci di incidere realmente sul tasso di rinnovo. La crescita numerica della flotta, unita all’invecchiamento progressivo, riduce l’effetto delle politiche basate esclusivamente sugli obiettivi di vendita dei modelli a basse emissioni.
Elettrificazione lenta
La distanza tra le immatricolazioni e la composizione reale del parco circolante è uno degli elementi più critici emersi dal report Acea. Le auto elettriche a batteria rappresentano ormai la terza scelta per i nuovi acquirenti nell’Unione europea, con una quota che nel 2025 ha sfiorato il 17% delle registrazioni. Tuttavia, sulle strade europee costituiscono appena il 2,3% delle vetture in circolazione. Se si aggiungono le ibride plug-in, la quota complessiva delle ricaricabili resta sotto il 4%.
Il quadro italiano è ancora più arretrato. Nonostante il balzo delle vendite nel 2025, il parco elettrico resta limitato a poco più di 365 mila unità, su oltre 41 milioni di auto. Il risultato è un ritardo strutturale rispetto ai principali mercati europei, dove la diffusione delle Bev nel circolante è più avanzata, soprattutto nei Paesi del Nord. In Danimarca la quota supera il 12%, mentre in Norvegia oltre un quarto delle auto è già elettrico.
Anche negli altri segmenti la transizione procede a velocità ridotta. I furgoni elettrici rappresentano circa l’1,9% del totale europeo, i camion appena lo 0,9%. Gli autobus mostrano un progresso più marcato, con una quota di mezzi ricaricabili del 3,5% e punte oltre il 10% in Paesi come Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia, grazie a politiche pubbliche mirate e programmi di rinnovo delle flotte urbane. Si tratta però di eccezioni, non di una tendenza consolidata su scala continentale.
Acea evidenzia come gli obiettivi legislativi, da soli, non siano sufficienti a innescare una trasformazione rapida. La diffusione delle tecnologie elettriche resta frenata da una combinazione di fattori: costo d’acquisto, infrastrutture di ricarica non omogenee, incertezza normativa e politiche di incentivo discontinue. Il risultato è un mercato che cresce a scatti, senza incidere in modo significativo sulla struttura complessiva del parco veicoli.
Il caso italiano
Nel 2025 il mercato italiano delle auto elettriche ha registrato una crescita del 46,1%, portando la quota di mercato delle Bev al 6,2%. Un progresso rilevante, soprattutto in un contesto di contrazione delle immatricolazioni complessive, scese del 2,1% rispetto all’anno precedente. L’aumento è stato trainato in larga parte dagli incentivi pubblici lanciati nell’ultima parte dell’anno, che hanno concentrato le consegne nel mese di dicembre, con un incremento delle registrazioni superiore al 100% su base annua.
L’effetto, tuttavia, resta circoscritto. La quota italiana rimane lontana dalla media europea, che nello stesso periodo ha raggiunto il 18,8%, e ancor più distante dai livelli di Francia, Germania e Regno Unito. Il divario non è solo quantitativo, ma strutturale. In Italia la domanda privata continua a mostrare resistenze, legate al prezzo, alla percezione dell’autonomia e alla capillarità delle infrastrutture. Le immatricolazioni elettriche crescono quando il sostegno pubblico è consistente, per poi rallentare bruscamente al venir meno degli incentivi.
Un segnale diverso arriva dal comparto dei veicoli commerciali leggeri. Nel 2025 le immatricolazioni di modelli elettrici sono aumentate del 118%, raggiungendo una quota di mercato del 4,6%, più che raddoppiata rispetto all’anno precedente, nonostante l’assenza di incentivi dedicati. Anche i veicoli pesanti elettrici hanno mostrato un passo avanti, con 594 unità immatricolate e una quota del 2,2%. Numeri ancora ridotti, ma indicativi di un interesse crescente in segmenti dove il costo totale di esercizio e le politiche urbane possono rendere l’elettrico competitivo.
In questo quadro si inserisce anche il lavoro in corso a livello europeo. La Commissione Ue ha avviato il confronto sull’Automotive Package, il pacchetto di misure pensato per accompagnare il settore nella transizione, intervenendo su competitività industriale, filiere, infrastrutture e domanda. Un’impostazione che punta a superare una lettura limitata agli obiettivi emissivi, per affrontare in modo più organico il tema del rinnovo del parco circolante, della sostenibilità economica della transizione e delle condizioni di mercato necessarie a renderla effettiva.