Il mondo è entrato in bancarotta idrica globale

Lo afferma un rapporto dell’Onu. Cosa significa e cosa si può ancora fare?
21 Gennaio 2026
2 minuti di lettura
Crisi idrica storyb

La questione della disponibilità idrica è uno dei principali problemi del nostro Pianeta e la crisi pare essere senza via d’uscita. Un bene la cui disponibilità sempre più scarsa costringe quasi 4 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale, a fare i conti con la sua carenza. Sfruttamento incondizionato, sprechi, inquinamento delle falde, cambiamenti climatici, sono tutti elementi che stanno contribuendo alla riduzione delle risorse idriche al punto che un recente rapporto dell’Onu indica che siamo entrati in una fase di bancarotta idrica globale. Cosa significa? Che ci troviamo in una situazione mai affrontata prima in cui l’uso e l’inquinamento hanno superato le possibilità di rinnovamento naturale della risorsa idrica.

“Diverse regioni del mondo stanno vivendo al di sopra delle loro possibilità idrologiche e molti sistemi idrici si trovano già in condizione di bancarotta”, afferma Kaveh Madani, a capo dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute delle Nazioni Unite (Uni-Inveh). La scelta del termine “bancarotta” di derivazione economica non è un caso: secondo gli scienziati dell’Onu, infatti, molte società hanno esaurito il loro “reddito” idrico annuale rinnovabile, ma hanno anche sperperato le “riserve” con una pessima gestione di falde, bacini, zone umide.

I numeri della bancarotta

Il rapporto delle Nazioni Unite sottolinea alcuni degli indicatori più allarmanti che sono alla base della bancarotta idrica globale, tra questi: il 70% delle falde acquifere, da cui dipende il 50% dell’acqua per uso domestico e il 40% dell’acqua per l’irrigazione, è in declino a lungo termine; il 50% dei grandi laghi del mondo ha perso considerevoli portate idriche da inizio degli anni Novanta; le zone umide del Pianeta si sono ridotte di oltre 410 milioni di ettari; oltre il 30% della massa dei ghiacciai si è ridotta.

Questi numeri sono la causa di conseguenze spesso devastanti per le popolazioni. Si pensi, ad esempio, che: il 75% delle persone vive in condizioni idriche definite insicure; 4 miliardi vivono in grave scarsità d’acqua per un periodo minimo di almeno un mese all’anno; 3 miliardi vivono in aree dove le riserve idriche sono in calo o sono instabili, in quelle stesse aree viene prodotto circa il 50% del cibo globale; 2,2 miliardi non hanno accesso all’acqua potabile; 1,8 miliardi hanno vissuto condizioni di siccità tra il 2022 e il 2023. Non meno importante l’impatto economico della crisi idrica mondiale. L’Onu stima in oltre 5 mila miliardi di dollari il costo annuale dei servizi ecosistemici delle zone umide andate perdute e in 307 miliardi di dollari l’impatto economico annuale dovuto alla siccità.

Necessario un cambio di rotta

“Il rapporto delle Nazioni Unite conferma quanto la comunità scientifica segnala da anni ovvero il fatto che l’umanità ha superato il limite di sicurezza nell’uso della risorsa acqua uno dei limiti del Pianeta legato all’uso dell’acqua dolce”, ha dichiarato Eva Alessi, Responsabile sostenibilità del Wwf Italia. La bancarotta idrica globale è, dunque, una questione centrale per la vita sulla Terra. La profonda crisi della disponibilità di acqua dolce, infatti, porta ad una crescente instabilità dei sistemi alimentari, disuguaglianze sociali, rischi per la salute. Per cercare di porre un freno a una crisi senza precedenti, appare necessario un cambio di strategia da parte di tutti, governi in primis, che devono stabilire reti di cooperazione multilaterali con diversi obiettivi concreti, tra i quali: riduzione dei consumi idrici complessivi, aumento dell’efficienza idrica in agricoltura, protezione e ripristino di fiumi, laghi e zone umide.

Green Economy | Altri articoli