Un volo su due potrebbe smettere di pesare sul clima senza dover ridurre il numero di decolli né attendere miracolosi carburanti del futuro. A rilevarlo è una nuova ricerca dell’Università di Oxford, la quale ha individuato nell’efficienza operativa dei voli la chiave per abbattere le emissioni dell’aviazione globale dal 50% al 75%.
Analizzando 27 milioni di voli nel 2023, gli scienziati hanno tracciato una rotta fatta di aerei moderni, cabine all-economy e voli pieni. È una rivoluzione possibile con tecnologie già esistenti, capace di trasformare radicalmente l’impatto ambientale dei nostri spostamenti ad alta quota.
Meno emissioni dai voli: un primato italiano
Mentre il mondo attende che l’idrogeno o i carburanti sintetici (cosiddetti Saf) diventino realtà su larga scala, la soluzione per il clima potrebbe essere già parcheggiata sulle piste dei nostri aeroporti. Uno studio pubblicato su Nature Communications Earth e Environment dimostra che il settore del trasporto aereo può ridurre drasticamente la propria impronta di carbonio semplicemente ottimizzando ciò che già possiede.
I ricercatori hanno esaminato oltre 26.000 rotte globali, scoprendo una variabilità scioccante: alcune tratte producono circa 30 grammi di Co2 per chilometro a passeggero, mentre altre arrivano a sfiorare i 900 grammi, quasi 30 volte tanto. In questo scenario, l’Italia brilla per un primato inaspettato: la rotta Milano-Seoul (Incheon) è stata identificata come una delle più efficienti al mondo, con appena 31,6 grammi di Co2 per chilometro a passeggero. La più inquinante è stata quella che va da Kavieng a Tokua Lakunai, in Papua Nuova Guinea con 888,3 grammi di Co2.

I tre pilastri del cambiamento
Secondo la ricerca, per dimezzare le emissioni globali occorre agire su tre leve pratiche:
- Aerei di ultima generazione: sostituire la flotta attuale con i modelli più efficienti, come il Boeing 787-9 per i lunghi viaggi e l’Airbus A321neo per le medie distanze, porterebbe a un risparmio immediato di carburante tra il 25% e il 28%.
- Addio al lusso estremo: il comfort ha un prezzo ambientale altissimo. Un sedile in Business o First Class può inquinare fino a cinque volte in più rispetto a uno in classe economica a causa dello spazio occupato. Passare a configurazioni “all-economy” permetterebbe di trasportare più persone con lo stesso consumo di carburante.
- Voli a pieno carico: nel 2023, l’occupazione media dei voli è stata del 79%. Portare questo dato al 95% ridurrebbe le emissioni di un ulteriore 16%.
Una svolta immediata
La speranza che è emersa dallo studio è che non dobbiamo aspettare il 2050 per vedere i primi risultati. Gli scienziati stimano che le compagnie aeree potrebbero tagliare le emissioni dell’11% già da oggi, semplicemente schierando i loro aerei migliori sulle rotte che già servono, invece di lasciarli a terra o usarli in modo inefficiente.
Il professor Stefan Gossling, autore principale dello studio, ha avvertito, però, che la realtà attuale va spesso nella direzione opposta: “Le politiche basate sull’efficienza hanno un grande potenziale per ridurre le emissioni del settore aeronautico e possono essere nell’interesse economico delle compagnie aeree stesse. Ma la realtà è che molte compagnie aeree continuano a volare con aeromobili vecchi, con un basso tasso di occupazione dei passeggeri e con una quota crescente di posti a sedere in classe premium”.
Per invertire la rotta, la ricerca suggerisce di adottare politiche simili a quelle usate per gli elettrodomestici: etichette di efficienza energetica per i voli, tasse di atterraggio basate sulle prestazioni ambientali e tetti massimi alle emissioni per ogni chilometro percorso. Ridurre l’impatto dei voli senza tagliare le ali al desiderio di viaggiare, secondo i ricercatori di Oxford, è possibile.