In un’epoca in cui il termine “sostenibilità” rischia spesso di diventare un’etichetta vuota, la scienza e i dati iniziano a fare la differenza. Una recente ed estesa analisi condotta da Ollum (società di consulenza Esg parte del Gruppo TÜV Austria) ha scattato una fotografia nitida di come le aziende stiano misurando il proprio impatto sul pianeta.
Attraverso l’esame dei principali database globali e nazionali, la ricerca rivela un dato inequivocabile: il settore delle costruzioni è oggi il capofila indiscusso della trasparenza ambientale.
I numeri della ricerca
L’indagine, condotta da Ollum incrociando i dati di Epd International e Epd Italy (i due principali gestori di questi database), ha analizzato il tasso di Epd nei settori lavorativi. Con Epd, cioè Environmental Product Declaration, alias Dichiarazione Ambientale di Prodotto, parliamo di uno strumento in grado di indentificare quanto un prodotto pesi sull’ambiente in termini di emissioni di Co2, consumo di acqua o energia. Questo documento si basa su uno studio scientifico chiamato Lca (Life Cycle Assessment), che analizza l’intero “ciclo di vita” del prodotto: dall’estrazione delle materie prime fino al momento in cui l’oggetto viene smaltito o riciclato. Ciò che è emerso è che:
- A livello globale: i prodotti da costruzione contano ben 1180 Epd, distaccando nettamente settori come l’alimentare (food & beverages, 88 dichiarazioni) o i prodotti in carta e plastica (17).
- In Italia: il trend si conferma con forza. Al primo posto troviamo i calcestruzzi (134 Epd), seguiti da cavi e fili elettrici (58) e dai trasformatori (55).
Un dato sorprendente emerge però dal settore energetico: i moduli fotovoltaici hanno già raggiunto quota 50 dichiarazioni, segnalando che anche chi produce energia pulita sente la necessità di certificare con rigore scientifico la propria filiera.
Il peso delle regole e del mercato
La leadership dell’edilizia non è casuale, ma è figlia di una precisa evoluzione normativa. In Italia, ad esempio, esistono i Cam, cioè i criteri ambientali minimi, che impongono requisiti ecologici stringenti per i materiali usati negli appalti pubblici. A questo si aggiungono le direttive europee e le certificazioni internazionali degli edifici, che rendono l’Epd un requisito quasi obbligatorio per chi vuole restare competitivo.
Come spiega Saverio Lapini, Ceo di Ollum: “Le aziende stanno capendo che misurare e comunicare gli impatti ambientali non è più un’opzione, ma un vantaggio competitivo concreto”.
Come evitare il greenwashing?
Il sistema delle Epd è costruito per evitare il cosiddetto “greenwashing”, ovvero il fingersi ecologici senza basi reali. Le dichiarazioni sono pubblicate all’interno di sistemi gestiti da enti chiamati Program Operator. Questi soggetti hanno un ruolo cruciale:
- Definiscono le regole metodologiche (chiamate Pcr) affinché i calcoli siano uguali per tutti i produttori della stessa categoria.
- Garantiscono che i dati siano verificati da un ente terzo indipendente prima della pubblicazione.
La ricerca è stata curata da Ollum Srl, una realtà che si occupa di supportare le imprese nel trasformare i complessi dati tecnici e ambientali in strategie di mercato. Essendo parte del prestigioso Gruppo TÜV Austria, Ollum accompagna le aziende in tutto il percorso: dalla raccolta dei dati iniziali allo sviluppo dello studio Lca, fino alla registrazione ufficiale della Epd. L’analisi conclude che, seppur l’edilizia sia attualmente il motore principale, la strada è tracciata per tutti gli altri settori. Misurare l’impatto ambientale sta diventando lo standard di riferimento per ogni azienda che voglia operare in modo moderno, trasparente e competitivo nel mercato globale.