Il 2025 non segna solo il decimo anniversario dell’Accordo di Parigi, ma rappresenta il culmine di un decennio di attivismo legale che guarda al clima e alla salute dei cittadini come a impegni la cui responsabilità ricade su enti, privati e istituzioni. Quella che era iniziata come una serie di isolate azioni legali è ora diventata, secondo quanto riportato dal The Guardian, una “nuova architettura legale” per la protezione del clima, capace di produrre cambiamenti tangibili e vincolanti.
Dalla responsabilità delle multinazionali ai diritti delle nuove generazioni, ecco i 13 casi che secondo il noto quotidiano inglese hanno segnato quest’anno.
- Stop ai fossili nel Regno Unito: i casi Jackdaw e Whitehaven
La giustizia scozzese ha dichiarato illegale lo sviluppo del giacimento di petrolio e gas Jackdaw nel Mare del Nord. La ragione è fondamentale: il progetto non teneva conto delle emissioni di gas serra derivanti dalla combustione finale dei combustibili estratti. Sulla base di questo precedente, l’Alta Corte ha annullato anche il permesso per la miniera di carbone di Whitehaven, portando la società a ritirare definitivamente il progetto.
- Brasile: naufraga la più grande centrale a carbone
Dopo anni di mobilitazione della società civile, la società Copelmi ha ritirato i piani per la centrale Nova Seival e la miniera di Guaíba nel Rio Grande do Sul. Le associazioni hanno dimostrato che il progetto violava gli obblighi climatici del Brasile, rendendo l’opera “irrealizzabile” sotto il profilo legale e ambientale.
- Germania: il precedente sulla responsabilità dei danni
Seppur un tribunale tedesco abbia respinto la richiesta di risarcimento del contadino peruviano Saúl Luciano Lliuya contro la compagnia energetica tedesca Rwe, il caso ha stabilito un principio cruciale: i grandi inquinatori possono essere ritenuti responsabili della loro quota proporzionale di emissioni globali. Questo ha spianato la strada a una nuova causa intentata quest’anno da agricoltori pakistani contro due delle aziende più inquinanti della Germania.
- Australia: EnergyAustralia e il bluff della “carbon neutrality”
L’azienda elettrica EnergyAustralia ha patteggiato in una causa intentata dal gruppo Parents for Climate. L’azienda ha ammesso che i crediti di carbonio utilizzati non compensavano realmente i danni ambientali e si è scusata ufficialmente con 400.000 clienti per aver promosso prodotti gas ed elettrici come “a impatto zero”.
- Il peso delle Corti Internazionali
A luglio, due pareri consultivi hanno cambiato le regole del gioco. La Corte Interamericana dei Diritti Umani ha sancito l’esistenza di un diritto umano a un clima sano, mentre la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che gli Stati devono prevenire danni al sistema climatico, pena l’obbligo di risarcimento e restituzione.
- Protezione della biodiversità
L’espansione della miniera di carbone Mount Pleasant in Australia è stata annullata perché la commissione di pianificazione non ha considerato le emissioni “Scope 3” (generate all’estero dopo l’esportazione) e la minaccia per una specie unica di lucertola senza zampe.
- Apple e il marketing “Carbon Neutral”
Un tribunale di Francoforte ha vietato ad Apple di definire l’Apple Watch “carbon neutral”. La pretesa si basava sul finanziamento di piantagioni di eucalipti in Paraguay con contratti a breve termine, ritenuti insufficienti a garantire una neutralità a lungo termine. Di conseguenza, Apple ha rimosso tali affermazioni dal marketing globale dei suoi nuovi modelli.
- La vittoria dei giovani alle Hawaii
In seguito a una causa intentata da 13 giovani, lo Stato delle Hawaii ha presentato a ottobre un piano operativo per azzerare le emissioni nei trasporti via terra, mare e aria entro il 2045. Il piano include nuovi caricatori per veicoli elettrici, investimenti nel trasporto pubblico e riforestazione nativa.
- Kenya: stop definitivo alla centrale di Lamu
Dopo dieci anni di battaglie legali, la giustizia keniota ha confermato la revoca della licenza per la centrale a carbone di Lamu a causa di gravi lacune nella valutazione dell’impatto ambientale.
- Francia: TotalEnergies sotto scacco per greenwashing
Un tribunale francese ha stabilito che la campagna di “reinvenzione” di TotalEnergies violava le leggi europee sulla tutela dei consumatori. Suggerire di poter raggiungere un impatto climatico pari zero continuando a produrre combustibili fossili è stato giudicato fuorviante per il pubblico.
- Il settore della carne: Jbs e Tyson Foods
Negli Stati Uniti, l’azienda brasiliana di carne Jbs ha accettato un patteggiamento da 1,1 milioni di dollari per aver ingannato i clienti sui suoi sforzi di riduzione delle emissioni; i fondi saranno usati per programmi di agricoltura sostenibile. Anche Tyson Foods ha accettato di smettere di commercializzare la carne bovina come “climate friendly”.
- Regno Unito: obbligo di piani climatici più severi
Dopo una causa vinta da Friends of the Earth e ClientEarth, il governo britannico è stato costretto a pubblicare un bilancio sul carbonio molto più rigoroso. Il nuovo piano impegna il Paese a decarbonizzare la rete elettrica entro il 2030 con misure specifiche per agricoltura, industria e trasporti.
- Norvegia: tre giacimenti petroliferi dichiarati illegali
La corte d’appello norvegese ha giudicato illegali i permessi per i campi petroliferi Breidablikk, Yggdrasil e Tyrving, poiché approvati senza considerare l’impatto climatico complessivo. Il governo ha ora sei mesi di tempo per regolarizzare le licenze, ma la decisione stabilisce uno standard rigoroso per le future trivellazioni.