Riciclo, energia ago della bilancia: nel 2025 l’Italia tra i Paesi più cari d’Europa

I prezzi dell’energia si sono raffreddati ma restano più alti rispetto a prima dell'invasione russa dell'Ucraina. In un settore energivoro come quello del riciclo, il vantaggio competitivo si assottiglia
20 Febbraio 2026
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Riciclare conviene. Dal punto di vista energetico, economico e ambientale. Ma in Europa, e particolare in Italia, il vantaggio rischia di ridursi sotto il peso delle bollette industriali. Perché consumare meno energia rispetto al vergine non significa automaticamente “costo basso”, tanto è vero che l’impennata dei prezzi dell’elettricità degli ultimi anni sta complicando le cose. Soprattutto in Italia.

Nei mercati energetici europei c’è un prima e un dopo il 24 febbraio 2022: l’invasione russa dell’Ucraina ha segnato uno spartiacque, con un picco nei prezzi che dopo una fase di graduale raffreddamento nel 2023-2024, solo nel 2025 ha registrato una certa stabilizzazione. Ma è una calma apparente: i prezzi restano strutturalmente più alti rispetto al periodo pre-crisi, secondo alcune stime dell’80%, con grosse differenze tra Stati membri.

Il divario elettrico in Europa

Quello dei prezzi dell’energia è un problema che impatta fortemente sui costi di produzione dei materiali riciclati, e riguarda tutta Europa, Italia in testa. Nel primo semestre 2025, secondo i dati di Eurostat i consumatori non domestici (imprese) hanno pagato l’elettricità 0,1902 €/kWh in media (Iva esclusa), con una certa variabilità tra chi paga di meno e chi paga di più a causa di fattori come il diverso mix energetico (nucleare in Francia, rinnovabili nei Paesi nordici, gas in Italia), il livello di interconnessione delle reti, la fiscalità e i sostegni pubblici.

L’Italia si colloca ampiamente sopra la media con 0,2336 €/kWh, in compagnia dell’Irlanda (0,2726). All’estremo opposto, i prezzi non-household più bassi sono invece in Finlandia e Svezia rispettivamente 0,0804 €/kWh e 0,0964 €/kWh. Tradotto, a parità di consumo energetico per riciclo, un impianto in Finlandia può sostenere quasi un terzo del costo energetico rispetto al medesimo impianto in Irlanda o Italia.

Il prezzo del gas in Europa

Quanto al gas, fondamentale per molti processi industriali, il prezzo medio in Ue per il primo semestre 2025 (non-household) è di 0,0661 €/kWh, con Svezia, Finlandia e Paesi Bassi che pagano di più (rispettivamente 0,1054 €/kWh, 0,0973 €/kWh e 0,0839 €/kWh) e Bulgaria – 0,0466 €/kWh – e Grecia – 0,0501 €/kWh che pagano di meno.

Anche sul fronte del gas naturale, le quotazioni europee, con riferimento al mercato TTF, si sono ridimensionate rispetto ai picchi del 2022 ma restano superiori alla media storica pre-crisi, con grosse differenze anche con i principali competitor extra-Ue, in primis gli Stati Uniti.

Per un settore energivoro come quello del trattamento rifiuti, si tratta di differenze che pesano direttamente sui margini.

Quanto energia consuma il riciclo

E c’è un altro aspetto da considerare: il punto non è solo “quanto costa l’energia”, ma anche quanta energia serve per trasformare una tonnellata di materiale riciclato in materia prima secondaria utilizzabile. Il dato varia notevolmente a seconda del materiale. Secondo l’International Energy Agency e l’European Environment Agency:

  • alluminio: richiede fino al 95% in meno di energia rispetto alla produzione da bauxite;
  • acciaio (forno elettrico ad arco con rottame): risparmio energetico tra il 60% e il 75% rispetto al ciclo integrale;
  • carta: può ridurre i consumi energetici del 40-70%;
  • plastica: il risparmio arriva al 76%, a seconda del polimero e della filiera;
  • vetro: il beneficio è più contenuto, ma l’aumento del contenuto di rottame abbassa significativamente l’energia di fusione.

Questi differenziali si traducono in un vantaggio in termini di CO₂ evitata e minor consumo di risorse, ma se ogni kWh costa tanto, tale vantaggio si assottiglia fino a mettere a rischio la competitività del processo.

Dato che l’energia può rappresentare il 15-20% delle spese di gestione degli impianti per il riciclo, la spesa energetica è infatti una componente critica. Per fare un esempio in moneta, nel 2025 l’alto costo dell’energia ha reso il PET riciclato, con un prezzo di 1.400-1.500 €/t, meno economico di quello vergine, spesso sotto i 900 €/t.

Quando il kWh cambia la competitività

La Commissione europea, nei documenti legati al Net-Zero Industry Act e al mercato interno dell’energia, ribadisce che i costi energetici sono un fattore chiave di competitività per le industrie energy-intensive, incluse quelle del riciclo.

Per avere un’idea, se un impianto paga 0,08 €/kWh il costo energetico per tonnellata è gestibile. Se paga 0,23-0,27 €/kWh, la stessa linea può diventare borderline sul margine operativo, soprattutto nei comparti dove il materiale riciclato compete con materia prima vergine soggetta a cicli di prezzo internazionali, come plastiche e metalli.

In altre parole: l’energia è sia leva di sostenibilità (perché il riciclo taglia consumi e CO₂ rispetto al primario) sia vincolo industriale (perché prezzi alti e volatili possono ridurre capacità, investimenti e competitività intra-Ue).

Se i prezzi restano alti e volatili, l’efficienza tecnica dunque non basta. Servono stabilità dei prezzi, contratti di lungo termine (PPA), una maggiore integrazione delle rinnovabili per proteggere le filiere strategiche e una strategia energetica coerente con gli obiettivi di economia circolare.

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