Kate Marvel, una delle più autorevoli climatologhe statunitensi, lascia la Nasa. “Così è impossibile continuare”, ha detto la scienziata americana contestando le politiche negazioniste dell’amministrazione Trump che mettono “la scienza sotto attacco”.
Il caso di Marvel, tra i principali referenti del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, non è isolato: come riportato da Science, da quando il tycoon è tornato alla Casa Bianca, oltre 10mila scienziati hanno perso o lasciato il loro lavoro. Un numero che rappresenta il 14% di tutti i Ph.D. impiegati in ambito Stem e nel campo della salute alla fine della presidenza Biden.
Il suo addio ha fatto molto rumore per come è arrivato (con una lettera dove critica aspramente le politiche climatiche dell’amministrazione Usa) e perché Kate Marvel non è “solo” una scienziata. Oltre ad essere una stimata climatologa, infatti, Marvel è anche un’autrice di rilievo; la casa editrice Bollati Boringhieri ha appena pubblicato in Italia il suo ultimo saggio “Nove emozioni. La natura umana di fronte al pianeta che cambia”, dove la scienziata spiega il ruolo delle emozioni umane nell’affrontare la difficile sfida della crisi climatica, di cui è una delle principali esperte.
La lettera di Kate Marvel
“Non mi sarei mai aspettata che la scienza stessa finisse sotto attacco semplicemente perché – come il giornalismo o la storia – è un modo per cercare la verità”, scrive la climatologa nella sua lettera di addio all’agenzia spaziale statunitense, indirizzata agli ormai ex colleghi Gavin Schmidt e Ron Miller.
“La decisione di andarmene non è stata facile. Pensavo di passare tutta la carriera qui”, aggiunge Marvel, che spiega: “Le mie proposte di ricerca, inclusi studi su come il cambiamento climatico influenzi l’offerta di energia solare, sono finite in un buco nero o respinte nonostante recensioni peer positive”.
La climatologa cita tagli ai fondi, chiusura di uffici, espulsione di scienziati da sedi fisiche e attacchi non solo al clima ma anche alla ricerca su vaccini e Parkinson. Poi conclude con una sferzata: “Me ne vado perché voglio dire la verità”.
Le chiusure “anticlimatiche” di Trump
Le dimissioni di Marvel arrivano in un momento molto delicato per la Nasa, che mentre lancia la storica missione Artemis II deve fare i conti con improvvise riallocazioni di budget. Il progetto della stazione lunare orbitante Gateway è stato sospeso in favore della costruzione di una base sul satellite, mentre si registrano nuovi tagli ai finanziamenti per intere branche di ricerca e altre dimissioni del personale (anche fuori dalla Nasa).
Il contesto è quello di uno smantellamento sistematico della ricerca climatica federale.
Ad aprile 2025, l’amministrazione repubblicana aveva già licenziato circa 400 scienziati impegnati nella stesura della sesta edizione del National Climate Assessment — il rapporto quinquennale, previsto per legge dal Congresso, che fotografa lo stato della crisi climatica negli Stati Uniti. La sesta edizione, attesa per il 2027, è di fatto saltata.
A maggio 2025, il budget presidenziale per l’anno fiscale 2026 ha proposto un taglio del 52% ai fondi Nasa per le scienze della Terra (da 2,4 miliardi a circa 1,2 miliardi di dollari) e una riduzione del 24% all’intero budget dell’agenzia.
Lo scorso dicembre, un ulteriore annuncio: la chiusura del National Center for Atmospheric Research di Boulder, Colorado — il più grande centro federale di ricerca climatica del Paese, accusato dalla Casa Bianca di infondere “allarmismo climatico”.
Il Congresso ha per ora frenato i tagli più drastici, approvando a gennaio 2026 una proposta bipartisan da 24,4 miliardi per la Nasa che respinge le riduzioni della Casa Bianca: ma le battaglie bilancio si ripetono ogni anno, e l’incertezza strutturale sta erodendo velocemente il tessuto della ricerca americana. Tanto che l’Ue cerca di attrarre i talenti americani che lasciano gli Usa.
Lo svuotamento del Goddard Institute for Space Studies della Nasa
A maggio 2025, la sede storica del Goddard Institute for Space Studies (Giss) della Nasa, dove prestava servizio Kate Marvel — sei piani di un palazzo nell’Upper West Side di Manhattan, sopra una caffetteria, dove dal 1966 si studia l’evoluzione del clima terrestre — è stata svuotata su ordine dell’amministrazione Trump.
La motivazione ufficiale è una revisione delle spese per gli affitti federali, condotta nell’ambito della scure del Doge; nella realtà, 130 ricercatori hanno dovuto portare via libri, smontare attrezzature e distogliere materiale storico — tra cui 400mila dollari di strumentazione tecnica — e traslocare in magazzini nel New Jersey o iniziare quello che uno dei senior scientist del Giss ha chiamato “couch-surfing istituzionale”: lavorare da remoto o da spazi di fortuna in attesa di una sistemazione che ancora non c’è. Il Giss non è stato formalmente sciolto, ma la sua sopravvivenza è appesa a un filo.
Le decisioni negazioniste dell’amministrazione Usa
Il clima era chiaro sin da subito. A poche ore dal suo ritorno alla Casa Bianca, il presidente Trump ha firmato il decreto che ritira gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi — per la seconda volta in un decennio — e ha dichiarato un’emergenza energetica nazionale (non corroborata da dati), aprendo le porte a nuove trivellazioni ed eliminando incentivi per le rinnovabili.
A febbraio 2026, è arrivata la decisione che ha scosso il mondo scientifico anche al oltre i confini americani: l’amministrazione repubblicana ha deciso di abrogare l’Endangerment Finding, la valutazione del 2009 con cui l’Epa di Obama aveva riconosciuto scientificamente i gas serra come una minaccia alla salute pubblica — la base giuridica su cui poggia tutta la politica climatica federale americana.
A novembre scorso, gli Stati Uniti non hanno partecipato alla Cop30 di Belém e hanno bloccato il voto dell’Organizzazione marittima internazionale sul piano di decarbonizzazione dei trasporti navali.
La pressione americana ha nel frattempo accelerato la retromarcia green dell’Ue, già richiesta a gran voce da diversi Paesi europei, Italia e Germania in primis, industriali e dai gruppi conservatori. Sulla sponda di Bruxelles, i dazi di Trump hanno fornito l’assist per chiedere la sospensione delle norme del Green Deal sull’automotive, mentre gli obiettivi climatici al 2040 sono stati abbassati sotto l’85% con meccanismi di compensazione che riducono l’impegno effettivo.
Alle decisioni si affiancano numerose dichiarazioni apertamente negazioniste, che risalgono già al primo mandato. Restando ai fatti più recenti, spiccano le parole della senatrice repubblicana Mary Miller, che sarebbero parse impossibili fino a qualche anno fa: ricalcando la teoria del presidente americano e capo del suo partito, Miller ha dichiarato che “Dio controlla il clima”, la Co2 è “una molecola miracolosa che fa crescere le piante” e il movimento ambientalista è di matrice “comunista”.
Un contesto politico istituzionale ritenuto insostenibile da Kate Marvel che ha lasciato la Nasa ma non la sua professione: “Voglio continuare a dire la verità”, ha chiosato la climatologa chiudendo la porta all’agenzia spaziale statunitense.