Riscaldamento domestico: la soluzione migliore sono i pannelli a infrarossi?

Sempre più diffusa, questa tecnologia permette di abbattere i costi e le emissioni
8 Gennaio 2026
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Riscaldamento casa canva
Riscaldamento in casa (Canva)

Dimenticate termosifoni, caldaie e tubi di gas. Il futuro del riscaldamento domestico potrebbe essere scritto su pannelli sottili appesi al muro o al soffitto, invisibili e silenziosi, che scaldano senza muovere un filo d’aria. Il riscaldamento a infrarossi, tecnologia già diffusa nell’industria e negli spazi commerciali, sta conquistando anche le case italiane ed europee, promettendo efficienza, comfort e zero manutenzione. Ma funziona davvero? E soprattutto, conviene?​

Come funziona: il principio del sole in salotto

Il riscaldamento a infrarossi ribalta completamente la logica dei sistemi tradizionali. Invece di scaldare l’aria che circola nell’ambiente (convezione), emette radiazioni infrarosse a onda lunga che riscaldano direttamente corpi, oggetti e superfici, esattamente come fa il sole quando scalda la pelle senza bisogno di aria calda intorno.​

I pannelli radianti convertono quasi tutta l’energia elettrica assorbita in calore irradiato, con un’efficienza vicina al 100% nel processo di conversione. Il calore penetra in profondità negli oggetti (pareti, mobili, pavimenti), che diventano a loro volta fonti secondarie di calore, creando una distribuzione termica uniforme e stabile nel tempo. Il risultato pratico è che si percepisce comfort termico anche con temperature dell’aria inferiori di 2-3 gradi rispetto ai sistemi convenzionali.

Il grande limite

Il grande limite di questo sistema è la scarsa inerzia termica: quando il pannello si spegne, il calore percepito scompare rapidamente perché l’edificio non accumula energia termica come avviene con i sistemi tradizionali (dove le masse murarie immagazzinano calore e lo rilasciano gradualmente). Unica eccezione sono i modelli con pannelli in pietra naturale o ceramica che accumulano il calore e continuano a rilasciarlo lentamente anche dopo lo spegnimento, creando una vera inerzia termica. Questi ultimi sono comunque più costosi e si riscaldano più lentamente rispetto a quelli standard.​

La diffusione di questi sistemi

Se fino a pochi anni fa erano relegati a capannoni industriali, magazzini e spazi pubblici, oggi i pannelli a infrarossi stanno entrando nelle case grazie alla combinazione di tre fattori: costi di installazione contenuti (nessuna necessità di opere murarie o impianti idraulici), zero manutenzione nel tempo e crescente sensibilità verso soluzioni elettriche in ottica di decarbonizzazione.​

In Italia, il settore sta beneficiando anche degli incentivi del Conto Termico 3.0, che supporta interventi di efficienza energetica e passaggio a fonti rinnovabili, rendendo più accessibile economicamente la transizione verso sistemi elettrici abbinati al fotovoltaico. La possibilità di installare i pannelli senza permessi edilizi e in poche ore li rende particolarmente attraenti per ristrutturazioni o abitazioni secondarie.​

Quanto si risparmia (o si spende) davvero

La domanda cruciale è quanto consumano i sistemi di riscaldamento a infrarossi? Un pannello da 600 watt acceso per 8 ore teoricamente consuma 4,8 kWh al giorno, ma qui entra in gioco la differenza rispetto ai metodi tradizionali: grazie ai termostati e alla capacità delle superfici riscaldate di mantenere il calore, il tempo di accensione effettivo si riduce del 25-50% a seconda dell’isolamento dell’edificio.

Le simulazioni hanno rivelato che in un appartamento ben isolato di 100 mq, il consumo giornaliero effettivo si attesta intorno ai 9 kWh (contro i 53 kWh di sistemi a fibra di carbonio meno efficienti), con un costo annuale stimato di circa 350 euro considerano il prezzo medio dell’energia elettrica. A confronto, un sistema tradizionale a gas in una casa della stessa metratura può costare tra 600 e 800 euro l’anno, ma il gap si riduce se l’elettricità proviene dalla rete e non da autoproduzione fotovoltaica.

Il vero risparmio, infatti, si ottiene quando i pannelli sono alimentati da energia autoprodotta (fotovoltaico con accumulo) o da contratti elettrici a tariffe agevolate: in questo scenario, il costo può scendere sotto i 200 euro annui.

L’impatto ambientale? Dipende dalla fonte

Sul fronte ambientale, il bilancio non è automaticamente positivo. I pannelli a infrarossi non emettono gas di combustione, fumi o polveri sottili in casa, migliorando la qualità dell’aria interna, ma se l’elettricità utilizzata proviene da centrali termoelettriche alimentate a gas o carbone, l’emissione di CO₂ è semplicemente spostata altrove, non eliminata.

Come per quella economica, anche la reale sostenibilità ambientale dipende dalla fonte dell’elettricità: se abbinati a impianti fotovoltaici o contratti 100% rinnovabili, i pannelli infrarossi diventano a emissioni zero. In caso contrario, restano legati al mix energetico nazionale, che in Italia include ancora una quota significativa di fossili.

Nessun dubbio, invece, sul risparmio di gestione: l’assenza totale di manutenzione per una vita utile stimata di cinquant’anni riduce drasticamente l’impatto ambientale legato a sostituzioni, assistenze tecniche e smaltimenti periodici tipici di caldaie e termosifoni.

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