Palermo volta pagina sulle carrozze trainate dai cavalli. Il Consiglio comunale del capoluogo siciliano ha approvato una delibera che avvia il superamento definitivo di questo mezzo di trasporto turistico, sostituendolo con veicoli elettrici.
Il provvedimento prevede una fase transitoria di un anno per gli attuali vetturini titolari di licenza, mentre l’amministrazione comunale dovrà presentare entro 3-6 mesi un piano dettagliato di riconversione del servizio.
Non si tratta di una misura estemporanea legata al caldo: nei mesi precedenti la città aveva già disposto sospensioni temporanee della pratica durante le ondate di calore estremo. La delibera del 25 luglio è, invece, l’inizio di una dismissione strutturale del servizio, motivata da ragioni di benessere animale, sicurezza e modernizzazione dell’offerta turistica cittadina. Il provvedimento segna un salto da misura emergenziale a decisione strutturale e punta a superare in modo permanente l’utilizzo dei cavalli per il trasporto turistico in città.
Quando entra in vigore il provvedimento di Palermo
La delibera prevede una fase transitoria di un anno durante la quale gli attuali titolari di licenza potranno continuare a operare, in attesa che l’amministrazione definisca le modalità concrete della riconversione verso mezzi elettrici. Entro i prossimi sei mesi, il Comune dovrà presentare un piano dettagliato che stabilisca tempi, criteri e strumenti per accompagnare i licenziatari nel passaggio dai cavalli ai veicoli a motore elettrico.
Questa dilazione temporale serve a evitare una improvvisa perdita di lavoro per i cocchieri abilitati.
Esempi analoghi nel resto del mondo
La scelta di Palermo si inserisce in una tendenza più ampia, alimentata da una crescente sensibilità verso il benessere animale soprattutto nei contesti urbani e turistici. Sempre più amministrazioni, in Italia e all’estero, stanno rivedendo l’uso dei cavalli per il traffico cittadino, spinte dalle preoccupazioni per lo stress termico, ai rischi di incidenti nel traffico e l’immagine complessiva della città offerta ai visitatori.
Alcune città hanno scelto un divieto totale, altre hanno spostato il servizio in parchi e aree verdi, altre ancora hanno introdotto limiti climatici o di fasce orarie senza arrivare a un bando integrale.
Esempi in Italia
Il caso italiano più rilevante prima di Palermo è quello di Roma.
Già a dicembre 2020, il Campidoglio ha deciso di vietare le carrozze trainate dai cavalli sulle strade cittadine, limitandone l’uso ai parchi storici della capitale. In precedenza, Roma aveva permesso le tradizionali “botticelle” solo nei parchi e introducendo limiti di orario e di temperatura, incluso il divieto di circolazione sopra i 30 gradi.
I vetturini fecero ricorso, ma il Tar del Lazio lo accolse solo in parte: secondo il tribunale, il comune non aveva adottato soluzioni idonee per permettere ai lavoratori del settore di adeguarsi a queste restrizioni, per esempio costruendo aree di ristoro per i cavalli e depositi per le carrozze dentro o vicino ai parchi. I vetturini impugnarono la decisione davanti al Consiglio di Stato, che diede ragione alla categoria e bloccò l’intero regolamento.
Un altro esempio è il Palazzo Reale di Caserta, che nel 2020 ha vietato le carrozze dopo la morte di un cavallo impiegato nel servizio turistico. Dopo il pensionamento dell’ultimo vettorino, Verona ha abolito le carrozze turistiche nell’ambito del proprio regolamento sul benessere animale.
Oltre a questi casi esistono in Italia iniziative locali, ordinanze o regolamenti che non si sono tradotti in un divieto stabile e definitivo: Verona e Palermo emergono però come gli esempi più solidi di superamento strutturale del servizio, mentre altrove il dibattito resta aperto. Ad ogni modo, le carrozze trainate dai cavalli sono sempre meno perché i vetturini vanno in pensione e solo raramente vengono rimpiazzati da nuove leve.
Esempi in Europa
Fuori dai confini italiani, diverse città europee hanno già scelto di eliminare o limitare drasticamente le carrozze turistiche trainate da cavalli.
In Europa, l’esempio più chiaro arriva da Bruxelles, dove le carrozze trainate da cavalli sono state sostituite da veicoli elettrici. La città viene indicata come un punto di riferimento nel passaggio da trazione animale a servizio turistico alternativo. Barcellona ha smesso di rinnovare l’ultima concessione per le carrozze turistiche già nel 2018, quindi il servizio lucrativo nel centro storico è di fatto finito da allora, anche se la misura non va letta come un bando generalizzato di ogni uso dei cavalli in città.
Málaga, invece, ha abolito il servizio turistico nel 2025, con revoca delle ultime licenze e compensazioni ai titolari. La misura, tuttavia, va letta come una decisione comunale specifica sulle carrozze turistiche, non come un divieto assoluto di ogni forma di uso dei cavalli.
Praga non ha messo del tutto al bando l’attività, ma ha previsto dei punti di sosta e delle autorizzazioni nel centro storico. Il Comune ha terminato il contratto con il gruppo dei fiaccherai e ha tolto le carrozze da Piazza della Città Vecchia per tutelare sia il benessere animale che le condizioni di lavoro delle persone.
A Oxford e Parigi il servizio non è stato vietato in assoluto, ma è stato fortemente limitato.
Esempi nel resto del mondo
A livello globale, Montréal è uno dei casi meglio documentati: il Comune ha approvato nel 2018 un divieto che è entrato in vigore dal 1° gennaio 2020, chiudendo di fatto il servizio delle calèches nel centro urbano. La città canadese ha adottato la misura dopo anni di polemiche sul benessere dei cavalli e sull’esposizione al traffico. Sempre in Canada, Toronto ha introdotto il divieto delle carrozze trainate dai cavalli nel centro urbano già nel 1998 in seguito alle pressioni degli attivisti per i diritti degli animali.
Negli Stati Uniti, San Antonio è una delle città che hanno deciso di eliminare progressivamente le carrozze trainate da cavalli, con una transizione avviata nel 2025.
Nuova Delhi ha vietato le ‘tonghe’, i carretti a cavallo usati per trasportare persone e merci, nel centro storico già dal 2010. In questo caso, però, la motivazione principale non è stata il benessere animale ma il traffico e l’igiene della città.
