Taglio da 240 milioni al fondo anti-smog: la Pianura padana respira veleni, il governo taglia fondi
La Manovra 2026 riduce del 75% le risorse destinate a migliorare l’aria nell’area più inquinata d’Europa secondo l’Agenzia europea dell’ambiente. Nel 2027 il taglio arriva all’81%. A rischio la salute di 25 milioni di cittadini e i primi segnali di miglioramento ottenuti dalle regioni.
Anno nuovo, tagli nuovi, ma questa volta è un po’ diversa dalle altre. La Legge di bilancio 2026 ha tagliato del 75% il fondo per migliorare la qualità dell’aria in Pianura padana, la zona più inquinata d’Europa secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea). Le risorse del Fondo per il finanziamento di specifiche strategie di intervento volte al miglioramento della qualità dell’aria passeranno da 320 milioni di euro a soli 80 milioni nel triennio 2026-2028. Un colpo che rischia di bloccare i piani regionali proprio quando stavano dando i primi frutti.
I numeri dei tagli dal 2026 al 2028
Il capitolo 8404 del bilancio del Ministero dell’ambiente racconta la storia di un abbandono programmato. Prima della Manovra, per il triennio 2026-2028 erano previsti 105 milioni di euro per il 2026, 105 milioni per il 2027 e 110 milioni per il 2028, per un totale di 320 milioni.
Con l’applicazione della nuova legge di bilancio, le cifre crollano:
– 2026: da 105 a 35 milioni (-70 milioni, pari a -67%);
– 2027: da 105 a 20 milioni (-85 milioni, pari a -81%);
– 2028: da 110 a 25 milioni (-85 milioni, pari a -77%).
Il taglio complessivo è di 240 milioni di euro, pari al 75% del totale previsto. L’anno peggiore sarà il 2027, quando otto euro su dieci verranno distratti da questo obiettivo. Sulla carta, ad ora, le risorse tagliate verrebbero spostate al triennio successivo (2029-2031), ma di fatto vengono bloccati gli interventi nei prossimi tre anni, mentre Bruxelles stringe i vincoli sulle emissioni, nonostante il rallentamento delle politiche green.
Pianura padana: maglia nera d’Europa
I dati ufficiali dell’Eea certificano che la Pianura padana è l’area più inquinata dell’Europa occidentale per concentrazione di Pm10 e Pm2.5, il particolato finissimo che penetra nei polmoni e nel sangue. Secondo i dati certificati da Arpa Lombardia per il 2024, le concentrazioni medie annuali di Pm2.5 nelle stazioni peggiori dei capoluoghi lombardi hanno raggiunto valori allarmanti: Monza 24 µg/m³, Cremona 23 µg/m³, Brescia e Lodi 22 µg/m³, Milano 21 µg/m³, tutti ben oltre i 5 µg/m³ raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Le rilevazioni satellitari del novembre 2025 hanno registrato picchi di Pm2.5 fino a 75 µg/m³, pari a cinque volte il limite giornaliero raccomandato dall’Oms. Secondo il report Eea sui dati del 2023, l’inquinamento atmosferico ha causato in Italia 43.083 morti premature, di cui la maggior parte concentrate proprio nell’area padana.
Le cause sono strutturali: conformazione geografica chiusa che intrappola gli inquinanti, alta densità di popolazione e attività industriali, agricoltura intensiva e traffico veicolare elevato. Il monitoraggio satellitare Copernicus mostra che la Valle del Po supera costantemente i limiti europei di qualità dell’aria durante tutto l’anno.
Cosa c’era in ballo: i piani regionali a rischio
Il fondo tagliato finanziava interventi concreti per ridurre le emissioni: rinnovo del parco auto pubblico (mentre il car sharing abbandona progressivamente l’Italia), incentivi per caldaie a basse emissioni, mobilità sostenibile, riconversione degli allevamenti intensivi e miglioramento della qualità degli impianti industriali. Senza queste risorse, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Piemonte rischiano di non rispettare i valori limite previsti dalle norme europee, esponendo l’Italia a nuove procedure di infrazione e sanzioni economiche e, soprattutto, esponendo milioni di cittadini a gravi rischi di salute, come denunciato da Legambiente e dall’Isde, l’Associazione medici per l’ambiente.
L’allarme di Legambiente e medici
Legambiente nazionale e i comitati regionali del Nord Italia hanno denunciato con forza il taglio previsto dalla Manovra. “La decisione del governo di ridurre drasticamente le risorse è grave e incomprensibile, soprattutto perché arriva nel momento in cui i territori più esposti all’inquinamento atmosferico stanno mostrando i primi segnali concreti di miglioramento grazie agli sforzi degli ultimi anni”, si legge nella nota dell’associazione ambientalista.
Anche l’Isde (Associazione medici per l’ambiente) ha espresso forte preoccupazione: tagliare i fondi per la qualità dell’aria significa mettere a rischio la salute di 25 milioni di cittadini che vivono nel bacino padano. L’inquinamento atmosferico provoca ogni anno decine di migliaia di morti premature in Italia, con patologie cardiovascolari, respiratorie e tumori direttamente collegati all’esposizione prolungata al particolato.